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Costeranno di meno le sigarette in Italia: l’accisa è illegittima per l’U.E.

9 Ottobre 2014
Costeranno di meno le sigarette in Italia: l’accisa è illegittima per l’U.E.

Incompatibili con le norme della Comunità Europea le accise italiane più alte sulle sigarette meno care: falsano la concorrenza.

 

Crea effetti distorsivi nel mercato il prelievo imposto nel 2012 dai Monopoli, pari al 115 per cento del tributo sulle marche più vendute: la direttiva impone un minimo identico per tutti i prodotti.

Addio alle accise italiane più alte sulle sigarette meno care: il maxi-prelievo, introdotto nel 2012 dai Monopoli, è illegittimo perché contrario alle norme della Comunità Europea sulla libera concorrenza. Lo ha stabilito qualche ora fa la Corte di giustizia europea [1].

Vittoria dei consumatori. Costeranno di meno, da domani – e se così non fosse si potrebbero aprire ulteriori ricorsi – le sigarette a prezzi inferiori a quelli dei prodotti più richiesti. Dal 2012 l’amministrazione dei monopoli di Stato ha imposto su tali prodotti (sigarette a buon mercato) un’accisa superiore, pari al 115% del prelievo dei pacchetti più venduti. Ora, però, la Corte di Giustizia Ue ha definitivamente condannato l’Italia per questo comportamento anticoncorrenziale, chiarendo che la nostra disciplina sul punto è contraria alle regole europee e lesiva della concorrenza.

Detto in soldoni, le sigarette della classe di prezzo più richiesta in Italia hanno un prezzo di vendita al pubblico di 210 euro al migliaio, con un’accisa globale di 122,85 euro. Alle sigarette di classe inferiore, invece, con prezzo inferiore a 210 euro, risulta applicata un’accisa minima di 141,28 euro al migliaio. Insomma: la normativa italiana attua un sistema in cui l’importo prelevato sulle sigarette della classe di prezzo più richiesta, in applicazione dell’accisa globale, si rivela inferiore all’importo prelevato a titolo dell’accisa minima sulle sigarette meno costose. E ciò è contrario alla direttiva europea che assoggetta tutte le sigarette a un’accisa globale composta di due elementi: uno “ad valorem”, calcolato sul prezzo massimo di vendita al pubblico, e uno “specifico”, calcolato per unità di prodotto. L’aliquota della prima e l’importo della seconda devono essere uguali per tutte le sigarette. Gli Stati membri possono applicare un’accisa minima sui pacchetti, che rappresenta una soglia sotto la quale non è possibile nessuna riduzione proporzionale dell’imposta dovuta. Ma l’accisa minima deve essere uguale su tutte le sigarette.


note

[1] C. Giust. UE causa n. C-428/13.


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