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Che succede se chi ha fatto ricorso contro una multa muore?

30 Maggio 2022 | Autore:
Che succede se chi ha fatto ricorso contro una multa muore?

Il decesso del trasgressore estingue la sanzione amministrativa e, secondo la giurisprudenza, anche le spese di giudizio: perciò gli eredi non devono pagare.

Quando tuo padre era in vita aveva ricevuto diversi verbali per violazioni al Codice della strada: divieti di sosta, eccessi di velocità e altre infrazioni. Le aveva impugnate tutte, con esiti alterni: qualche volta ha ottenuto l’annullamento, altre volte no. Non si arrendeva facilmente, e anche quando il giudice di pace gli dava torto proseguiva la causa nei gradi successivi, fino in Cassazione.

Al momento della sua morte, però, alcune cause erano ancora pendenti e non erano arrivate a una decisione definitiva. Così ora tu, tua madre e i tuoi fratelli, in qualità di eredi, vi domandate: che succede se chi ha fatto ricorso contro una multa muore? Il problema riguarda due aspetti: quello della possibilità o meno di trasmettere agli eredi le sanzioni amministrative irrogate ad una persona deceduta, e quello del pagamento delle spese di giudizio pendente, che in qualche maniera devono essere regolate, con una statuizione giudiziaria emessa dopo la morte di chi aveva impugnato la multa e instaurato la causa.

Multa a persona deceduta: va pagata?

La legge [1] stabilisce che le sanzioni amministrative pecuniarie – un’ampia categoria, che comprende anche le multe stradali – sono strettamente personali e non si trasmettono agli eredi della persona alla quale è stata contestata la violazione. Questa norma è un’eccezione alla regola generale secondo la quale gli eredi rispondono con il loro patrimonio degli eventuali debiti lasciati dal defunto.

L‘art. 210 del Codice della strada stabilisce, inoltre, che con la morte del trasgressore si estinguono anche le sanzioni amministrative accessorie, come il sequestro del veicolo e il ritiro della carta di circolazione.

Multe del defunto: cosa fare?

Abbiamo appena visto che per legge la morte cancella le multe stradali, ma la loro eliminazione non è automatica. Pertanto, se gli eredi ricevono la notifica di un verbale di infrazione al Codice della strada commessa dal defunto mentre era in vita, non devono pagare l’importo della multa, ma per far constatare il decesso all’Amministrazione devono chiedere all’Ufficio che ha emesso il verbale (Polizia locale, Prefettura, ed anche l’Agenzia Entrate Riscossione se si tratta di cartella esattoriale per multe pregresse non pagate) l’annullamento in autotutela (o lo sgravio della cartella) per decesso della persona che ha commesso l’infrazione, allegando il suo certificato di morte.

Multa impugnata da persona deceduta: come finisce il processo?

Se il soggetto contravvenzionato che aveva fatto ricorso in opposizione contro la multa muore prima che arrivi la decisione giudiziaria, la causa pendente, in qualsiasi grado del giudizio – dal giudice di pace sino alla Corte di Cassazione – deve estinguersi per «cessazione della materia del contendere».

Questa formula è prevista dal Codice di procedura civile solo per il caso di rinuncia agli atti del giudizio, ma l’elaborazione giurisprudenziale l’ha estesa per “chiudere” i processi in tutti i casi in cui manca una parte interessata alla prosecuzione della causa o quando non è più possibile proseguire l’iter giudiziario.

Spese di giudizio delle multe impugnate: chi paga?

Nei casi di cessazione della materia del contendere, per la liquidazione delle spese di giudizio i giudici applicano il criterio della “soccombenza virtuale”, addossandole a chi, verosimilmente, avrebbe perso la causa se essa fosse giunta a conclusione. Nel caso delle multe stradali e delle sanzioni amministrative in genere, tuttavia, sarebbe ingiusto far pagare le spese di lite agli eredi del trasgressore, perché, come abbiamo visto, esse sarebbero state cancellate comunque, a causa della sua morte.

In proposito, una recentissima ordinanza della Corte di Cassazione [2] ha affermato che l’intrasmissibilità delle sanzioni amministrative agli eredi estende i suoi effetti sulle spese del giudizio di opposizione pendente a seguito di ricorso proposto dal trasgressore poi deceduto, perché con l’estinzione dell’illecito non può ravvisarsi una soccombenza, neppure virtuale, degli eredi. La giustificazione “tecnica” di questo principio sta nel fatto che, con l‘estinzione della sanzione per morte dell’opponente, l’erede, pur essendo «parte processuale» della controversia ancora in corso, e dunque destinatario della sentenza, non è considerato quale successore «nel lato passivo del rapporto giuridico sanzionatorio».

A questo punto, non essendo applicabili le norme sulla soccombenza, il carico delle spese processuali è regolato da una norma di legge contenuta nel Testo unico delle spese di giustizia [3] in base alla quale: «Ciascuna parte provvede alle spese degli atti processuali che compie e di quelli che chiede e le anticipa per gli atti necessari al processo quando l’anticipazione è posta a suo carico dalla legge o dal magistrato». Di conseguenza, l’eventuale onorario dell’avvocato che ha assistito il trasgressore defunto dovrà essere saldato dagli eredi.

Approfondimenti


note

[1] Art. 7 L. n. 689/1981 per le sanzioni amministrative in generale e art. 8 D.Lgs. n. 472/1997 per le sanzioni tributarie.

[2] Cass. ord. n. 16747 del 24.05.2022.

[3] Art. 8, co.1. D.P.R. n. 115/2002.


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