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Crisi alimentare: gli Usa minacciano l’intervento militare

27 Maggio 2022 | Autore:
Crisi alimentare: gli Usa minacciano l’intervento militare

Il futuro comandante americano della Nato in Europa: il blocco dell’export rischia di favorire i gruppi terroristici. Ma il Pentagono ci va cauto.

O con le buone o con le meno buone. Gli Stati Uniti sembrano orientati ad usare la forza militare per sbloccare le esportazioni di grano ucraino e, se sarà necessario, metteranno in atto un intervento con l’esercito.

L’avvertimento, che suona tanto a minaccia, arriva dal generale americano Christopher Cavoli che, parlando alla Commissione Servizi armati del Senato a stelle e strisce, ha lanciato questo allarme: «Il blocco da parte della Russia delle esportazioni di grano ucraino potrebbe favorire reti terroristiche in altre parti del mondo e potrebbe richiedere l’intervento militare Usa per evitare la destabilizzazione dei mercati».

Christopher Cavoli non è un generale qualunque: si tratta del comandante delle forze statunitensi in Europa e Africa e prossimo comandante delle forze Nato in Europa. Teme che gruppi come l’Is, al-Shabaab e Boko Haram possano trarre in qualche modo vantaggio dalla situazione. Gruppi che, ha detto, si alimentano di «governance debole e insicurezza alimentare, corruzione e povertà».

Il generale ha lasciato intendere che, a un certo punto, i militari americani potrebbero essere coinvolti per garantire la ripresa delle esportazioni dall’Ucraina, ma non ha voluto dire se raccomanderebbe una simile strategia. Insomma, mangia la minestra come ti pare ma ti ricordo che hai un cucchiaio a portata di mano. Il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha escluso «piani per impiegare i militari Usa, o fonti o asset militari, per contribuire al movimento di grano fuori dall’Ucraina» e ha confermato colloqui tra l’amministrazione Biden e i «partner internazionali e gli alleati su come affrontare al meglio la questione».

Per ora, ha affermato Cavoli, «si tratterà di una combinazione di modalità di trasporto che dovremo usare» per aggirare gli sforzi russi volti a impedire l’uscita del grano dall’Ucraina. La Romania ha messo a disposizione il porto di Constanza per l’export di grano, ma Cavoli ha rimarcato come si tratti di solo 90.000 tonnellate al giorno. Circa 22 milioni, ha sottolineato, restano in Ucraina. Anche la tedesca Deutsche Bahn ha già avviato un’operazione che Cavoli ha chiamato «Berlin train lift», che farebbe passare le forniture di grano dell’Ucraina attraverso la Polonia e poi verso i porti tedeschi.

Secondo Christopher Cavoli, «c’è ancora molto da fare». Anche per quanto riguarda le armi. Cavoli ha riconosciuto che l’afflusso di armi occidentali in Ucraina comporta un rischio di contrabbando di armi da parte o a favore di gruppi che potrebbero a loro volta usarle ovunque contro gli interessi americani. Ed è, ha sottolineato, un «compito cruciale per noi stabilire dove va a finire tutto questo equipaggiamento», anche se – ha ammesso – «è complesso farlo ora dal momento che gli Usa non hanno una presenza militare in Ucraina».



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