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In bici con il cane al guinzaglio: è legale?

5 Giugno 2022
In bici con il cane al guinzaglio: è legale?

Dog-trainer: non piace al cane ed è pericoloso. Ma cosa dice la legge per chi fa correre il cane mentre pedala in bicicletta?

Andare in bici con il cane al guinzaglio è un’abitudine di molti ma una vera e propria tortura per l’animale. Chi crede che, così facendo, consente al proprio cane di fare movimento e di sfogare l’energia compressa da una vita in appartamento si sbaglia di grosso. L’animale percepisce infatti il rischio che corre se si ferma; sicché va al passo del padrone non già per esigenza di muoversi o per divertimento, ma per timore di farsi male. Oltre a ciò, c’è anche il rischio che il conducente possa perdere il controllo del veicolo e provochi un incidente. Ed è soprattutto per quest’ultima esigenza che il codice della strada contiene una specifica norma che disciplina questo comportamento: andare in bici con il cane al guinzaglio è legale? Per avere la risposta basta leggere con attenzione il Codice della strada.

In bici col cane al guinzaglio: cosa dice la legge?

L’articolo 182 del Codice della strada, al secondo comma, stabilisce che è possibile reggere il manubrio della bici con una sola mano, ma poi specifica che entrambe le mani e le braccia devono essere “libere”: libere chiaramente da oggetti che possano impedire di manovrare il veicolo con prudenza. E ciò già basterebbe per includere il guinzaglio tra gli “oggetti pericolosi”. In più, il ciclista deve porsi nella condizione di «compiere, con la massima libertà, prontezza e facilità, le manovre necessarie», cosa impossibile con un cane accanto che potrebbe spingerlo o comunque deviarne la traiettoria.

Ma se tutto ciò non dovesse bastare, il terzo comma dell’articolo 182 taglia definitivamente la testa al toro stabilendo esplicitamente il divieto per i ciclisti di «condurre animali». Il che significa chiaramente: niente cani al guinzaglio.

Come portare il cane quando si va in bici?

Una soluzione ci sarebbe per andare in bici con il proprio cane ed è quella di montare un side-car appositamente omologato per biciclette, il quale tuttavia ha l’indubbio svantaggio di rendere più pesante e difficoltosa la pedalata. Il che va proprio nella direzione opposta allo spirito della bici, quello cioè di una mobilità agevole, pratica, non faticosa e agile. Senza contare che, dovendo stare il cane racchiuso in un abitacolo molto stretto, potrebbe tentare di uscire fuori, rendendo ancora più pericolosa la situazione sia per lui che per il padrone. 

Cosa rischia chi porta il cane in bicicletta?

Chi viene scoperto da un poliziotto mentre, in bici, porta il cane al guinzaglio rischia una multa stradale che va da 25 a 100 euro. È possibile fare ricorso al giudice di pace entro 30 giorni o al Prefetto entro 60, ma con quale motivazione? Il semplice fatto di essere fermi quando si è avvicinato il vigile non è sufficiente se il ciclista è stato trovato sul sellino. Del resto, la parola del pubblico ufficiale vale di più di quella del cittadino e potrebbe essere contestata solo con una “querela di falso”, ossia un complicato procedimento volto a dimostrare la falsità delle dichiarazioni del poliziotto. Impresa ardua e soprattutto troppo costosa per una multa che, se pagata entro i primi cinque giorni, viene scontata del 30% arrivando quindi a circa 16 euro.

Altri comportamenti vietati in bici

L’articolo 182 del Codice della strada sopra menzionato indica una serie di ulteriori comportamenti vietati a chi circola in bicicletta. A questi si sono aggiunte le indicazioni della giurisprudenza. Ecco le regole comportamentali più interessanti: 

  • i ciclisti non possono trainare veicoli, né possono farsi trainare da essi;
  • in bicicletta non si può mai andare in due, salvo che il veicolo sia stato appositamente costruito e attrezzato per trasportare altre persone (come spesso succede per il seggiolino dei bambini). Un maggiorenne però può portare un minorenne di non più di otto anni assicurato con le apposite attrezzature;
  • i ciclisti possono circolare affiancati in numero non superiore a due per volta. Tuttavia, devono procedere su un’unica fila se le condizioni del traffico lo richiedono. Fuori dai centri urbani invece è sempre obbligatoria la fila indiana;
  • i ciclisti sono equiparati ai conducenti di veicoli a motore e quindi sono tenuti al rispetto di tutte quelle regole cautelari previste dal Codice della strada nei confronti dei conducenti dei veicoli a motore, tra i quali pregnante rilievo assume l’obbligo di dare precedenza;
  • il conducente di una bici che impegna un’isola pedonale qualora intercetti un pedone deve interrompere la marcia al fine di consentire il suo attraversamento, non essendo sufficiente ad escludere la sua responsabilità in caso di impatto con lo stesso il fatto di aver ripetutamente azionato la segnalazione acustica.


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