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Quali stipendi si possono pagare in contanti?

5 Giugno 2022
Quali stipendi si possono pagare in contanti?

Come avviene il pagamento della busta paga del lavoratore dipendente: quando è necessario il bonifico e quando invece è possibile ricorrere ai contanti. 

In passato, è accaduto spesso che i datori di lavoro abbiano fatto firmare ai dipendenti una busta paga con un importo diverso da quello effettivamente consegnato a mano. Per contrastare questo fenomeno, in linea peraltro con i recenti e più stringenti limiti al pagamento in contanti, oggi la legge prescrive che lo stipendio sia versato tramite modalità tracciabili come, ad esempio, il bonifico bancario. Solo alcune categorie di lavoratori sfuggono a tale obbligo. Di qui la domanda: quali stipendi si possono pagare in contanti? Vediamo prima cosa prevede la normativa in materia di pagamento della busta paga per poi passare alle eccezioni.

Come deve avvenire il pagamento dello stipendio?

Oggi, per gran parte dei lavoratori dipendenti, lo stipendio deve essere versato attraverso una banca o un ufficio postale con:

  • bonifico sul conto corrente identificato dal codice Iban indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro ha aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • assegno o vaglia postale consegnato direttamente al lavoratore. In caso di suo comprovato impedimento, tali titoli possono essere consegnati anche a un suo delegato (come, ad esempio, il coniuge, il convivente o familiare, in linea retta o collaterale, purché di età non inferiore a 16 anni).

Si può pagare lo stipendio in contanti?

Salvo le eccezioni che vedremo a breve, valide solo per determinate categorie di lavoratori, la retribuzione non può più essere corrisposta in denaro contante direttamente al dipendente, neanche se dovesse essere di importo inferiore ai limiti imposti dalla legge sulla tracciabilità di pagamento (dal 1° gennaio 2023, mille euro).

Quindi, anche uno stipendio di poche centinaia di euro andrà versato tramite bonifico.

Quali sanzioni per chi versa lo stipendio in contanti? 

Il datore di lavoro che viola le regole appena esposte rischia una sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro. 

Stessa sanzione scatta quando, nonostante l’iniziale utilizzo dei sistemi di pagamento tracciabili che abbiamo appena indicato, il versamento delle somme dovute non sia effettuato, ad esempio quando il bonifico a favore del lavoratore venga successivamente revocato.

Se poi il pagamento in contanti avviene per nascondere un rapporto di lavoro in nero, oltre alla sanzione appena indicata scattano anche le sanzioni per il lavoro irregolare. 

Quali stipendi si possono pagare in contanti?

Come dicevamo in apertura, ancora oggi, è possibile versare alcuni stipendi in contanti (non è un obbligo, ma una facoltà a cui chiaramente il datore può esimersi preferendo il bonifico). Ciò avviene per le seguenti categorie:

  • rapporti di lavoro domestico e quelli comunque rientranti nell’ambito di applicazione dei CCNL per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale: si tratta, ad esempio di colf e badanti;
  • borse di studio; 
  • tirocini; 
  • rapporti autonomi di natura occasionale.

Si possono poi pagare in contanti le somme diverse dalla retribuzione, quali ad esempio i rimborsi spese (si pensi a spese di viaggio, vitto, alloggio).

L’indennità di trasferta va invece versata con strumenti tracciabili. 

Che valore ha la firma apposta dal dipendente sulla busta paga?

L’eventuale firma del dipendente sulla busta paga non vale più come prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione: non è cioè una quietanza, neanche se ciò viene espressamente scritto sul cedolino. Difatti, l’unica dimostrazione che può fornire il datore di lavoro dell’assolvimento del proprio obbligo è appunto quella documentale costituita dalla tracciabilità del pagamento. 

Spetta al datore di lavoro, in caso di contestazione da parte del dipendente che assume di non aver ricevuto lo stipendio, dimostrare invece di aver provveduto all’effettivo pagamento. 

Se, tuttavia, i prospetti contenenti gli elementi della retribuzione presentino una sottoscrizione autografa non solo per ricevuta, ma anche per quietanza del lavoratore, l’onere della prova della non corrispondenza tra le annotazioni della busta paga e la retribuzione effettivamente erogata grava sul dipendente e non sul datore di lavoro [1].

Come chiarito dall’Inail, in mancanza di una prova del pagamento della retribuzione con mezzi tracciabili, non rileva la dichiarazione del lavoratore che conferma di non essere stato pagato in contanti.

Si può ricevere lo stipendio su una carta prepagata senza Iban?

Si ritiene possibile versare lo stipendio anche su una carta prepagata senza Iban intestata al lavoratore. Si tratta infatti pur sempre di uno strumento elettronico di pagamento che garantisce la tracciabilità del passaggio di denaro. In tal caso, però, il datore di lavoro deve conservare le ricevute di versamento anche ai fini della loro esibizione agli organi di vigilanza.

Come avviene il pagamento dello stipendio per i lavoratori delle cooperative?

Per i soci lavoratori di cooperative che siano anche prestatori di lavoro, il pagamento della retribuzione può avvenire attraverso versamenti sul “libretto del prestito” aperto presso la medesima cooperativa, a condizione che:

  • tale modalità sia richiesta per iscritto dal socio lavoratore prestatore;
  • il versamento sia documentato nella “lista pagamenti sul libretto”.


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