Cronaca | News

Ucraina: è escalation militare

28 Maggio 2022
Ucraina: è escalation militare

Lavrov ammette: con questa super arma inviata dagli Usa, l’Occidente ci ha dichiarato guerra. E guerra sarà, lunga e sanguinosa…

Tanto tuonò che venne a piovere. La continua richiesta di armi da parte di Zelensky alla Nato e agli Usa ha prodotto i suoi risultati. Il presidente Ucraino, negli scorsi giorni, era arrivato a criticare apertamente l’Alleanza Atlantica per non essere corsa in suo soccorso (!). Ed ora gli Usa annunciano l’invio di una maxi arma. È l’escalation militare che tutti temevano. Cosa comporterà? Per il momento, l’ira di Putin che ha apertamente dichiarato: è un attacco armato contro la nostra nazione. Anche il ministro della difesa russa ha sempre detto che l’invio di armi all’Ucraina è come una dichiarazione di guerra al Cremlino. Ma questa dichiarazione di guerra è rimasta in sordina sino ad oggi. Cosa è cambiato? Al 94esimo giorno di guerra, arriva dalla Cnn la notizia che gli Stati Uniti hanno deciso di armare l’Ucraina come vuole l’Ucraina. Come? 

La super arma degli Usa
Gli alleati si sono divisi in due fronti: da un lato (Usa e Uk) vorrebbero la sconfitta totale della Russia (con Johnson che auspica di far entrare l’Ucraina in un nuovo Commonwealth). Dall’altro l’Unione Europea, con Macron e Draghi che vorrebbero una pace che non metta nell’angolo nessuno.

Gli angloamericani però perseguono la propria linea. Così si spiega l’escalation proprio dopo la settimana più nera per gli occupati. Mosca ha raggiunto, seppur lentamente, diversi obiettivi. Nell’Est del Paese, al momento, la resistenza ucraina è in grande difficoltà proprio perché i russi, pur avanzando con grande lentezza, sono liberi di colpire. I russi impediscono l’utilizzo dei porti, con conseguente crisi alimentare in tutto il mondo.
Ecco perché il maggiore – e necessario, secondo la dottrina Biden – impegno militare statunitense. L’escalation militare, dicevamo, è costituita da una super arma. Si chiama Mlrs, che sta per Multiple Launch Rocket System ed è un micidiale sistema lanciarazzi a lungo raggio, capace di sparare a raffica missili fino a 300 chilometri di distanza e di spostarsi rapidamente su veicoli blindati. «È quello che ci serve per respingere i russi», dice da giorni il ministro degli Esteri di Kiev Kuleba.
Gli ucraini avranno bisogno di un paio di settimane per imparare come funziona. Glielo spiegheranno istruttori europei e forse anche americani già in loco.

Perché la super arma non è arrivata prima?

Per due motivi, spiega Francesco Battistini sulle pagine del Corriere della Sera: «1) Si tratta di sistemi molto sofisticati che al Pentagono custodiscono gelosi, perché ce n’è pochi, e i generali temono di sguarnire le scorte necessarie alla difesa nazionale; 2) C’è il rischio concreto che Kiev li utilizzi per colpire sul territorio russo, come già ha fatto, ampliando così il conflitto». Zelensky avrebbe però dato rassicurazioni agli Usa su un uso «difensivo».

Le mosse americane

Gli americani seguono lo stesso schema da tre mesi: aspettano di vedere quanto resistono gli ucraini e poi alzano il livello di assistenza. Così sono passati dall’offerta di fuga a Zelensky al rifornimento di missili anticarro e antiaereo portatili (Javelin e Stinger), fino ai droni-kamikaze Switchblade. Ora i Mlrs. Ma gli ucraini già chiedono qualcosa di più, gli Himars (High Mobility Artillery Rocket System), sistemi lanciarazzi ancora più agili e leggeri.

È un’escalation?

Letteralmente, sì. Era evitabile? Letteralmente, no: senza queste armi oggi l’Ucraina sarebbe il campo da tennis di Putin.

L’ira di Putin

Il presidente russo, pochi giorni fa, in occasione della visita di Biden a Tokyo, aveva condotto con la Cina delle incursioni con dei bombardieri nucleari sul Mar del Giappone. Come a dire: siamo pronti a qualsiasi cosa. E ora, chiaramente, Putin non ha preso affatto bene la risposta americana parlando di «un’aggressione di fatto da parte di alcuni Paesi ostili». E il ministro degli Esteri Lavrov è andato oltre: «L’Occidente ha dichiarato guerra a noi, a tutto il mondo russo. Sarà una lunga guerra…»



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