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Risarcimento del danno per un reato

5 Giugno 2022
Risarcimento del danno per un reato

Tutte le conseguenze civili del reato: il risarcimento alla vittima, il rimborso delle spese per il carcere, le multe e le ammende. 

Tutte le volte in cui alla commissione di un reato corrisponde una vittima, il reo è tenuto a risarcire a quest’ultima tutti i danni che abbia sofferto a seguito della condotta illecita. Quindi, oltre alla condanna penale, l’imputato subisce anche una condanna di natura civile. Si tratta di due condanne diverse e autonome: la prima è infatti nei confronti dello Stato mentre la seconda nei confronti della parte offesa dal reato. 

Di solito, il risarcimento del danno per un reato viene, in prima battuta, quantificato dal giudice penale all’esito del processo, in via “provvisionale” (una sorta di forfait provvisorio). Spetta poi alla vittima, se interessata, avviare un secondo giudizio, questa volta di natura civile, per l’esatta quantificazione della somma a cui questa ha diritto.

Le regole sul risarcimento del danno dopo un reato meritano un approfondimento perché spesso vengono confuse con altre obbligazioni pecuniarie che ricadono sul condannato. Da esse infatti vanno distinte le ipotesi relative al rimborso delle spese per il mantenimento del condannato, quelle per le multe e le ammende e, infine, la cosiddetta rifusione per le spese legali del giudizio. Ma procediamo con ordine.

Il risarcimento del danno alla vittima del reato

La condanna penale implica anche una condanna al risarcimento del danno nei confronti della vittima del reato. Ciò comporta che, dal reato, conseguono ulteriori conseguenze rispetto a quelle penale. 

In particolare, il reo può essere condannato a:

  • la restituzione;
  • il risarcimento del danno;
  • il rimborso delle spese per il mantenimento del condannato;
  • le multe e le ammende;
  • il rimborso delle spese legali per il giudizio

Cosa sono le restituzioni?

Il reo è obbligato a restituire la cosa sottratta alla vittima e al ripristino della situazione preesistente al reato. Ovviamente, l’obbligazione della restituzione è possibile solo ove essa sia possibile dal punto di vista materiale e giuridico.  

Se la restituzione non è possibile o è troppo onerosa per il debitore, questo, ove possibile, possa essere condannato al risarcimento del danno per equivalente: egli dovrà cioè pagare alla vittima una somma di denaro commisurata al danno economico a questa prodotto.

Il risarcimento del danno a seguito del reato

Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che devono rispondere per il fatto di lui.

Il risarcimento consiste nel pagamento di una somma di denaro equivalente al pregiudizio arrecato con il reato. Esso di solito scatta quando:

  • la restituzione non è possibile;
  • la restituzione non è sufficiente a riparare il danno cagionato.

Impossibile stabilire a priori a quanto ammonta il danno da risarcire. Tutto dipende chiaramente dalla condotta posta in essere e dal diritto leso. Possiamo però distinguere due tipi di danno.

Innanzitutto, c’è il risarcimento del danno patrimoniale consistente nella diminuzione al patrimonio della vittima. Esso si distingue in due diverse tipologie:

  • danno emergente, conseguente alle spese sostenute dalla vittima per via del comportamento illecito (si pensi a spese di riparazione dell’oggetto rotto o alla sua sostituzione, spese mediche, ecc.);
  • lucro cessante, conseguente ai guadagni persi dalla vittima a seguito del reato (si pensi al reddito dal lavoro perso per via della convalescenza dalle lesioni patite).

In secondo luogo, c’è il danno non patrimoniale ossia quello che non coinvolge il portafogli della vittima ma la sua sfera fisica, emotiva e sociale. Esso si distingue in:

  • danno biologico: consiste nella perdita di funzionalità del corpo che può essere totale (una persona che rimane in stato vegetativo) o parziale (una persona che non riesca più ad articolare un braccio in modo pieno), temporanea (un arto ingessato per un mese) o definitiva (l’amputazione di un dito);
  • danno morale: consiste nella sofferenza fisica e psichica patita in conseguenza del reato, ossia il dolore interiore a seguito del reato;
  • danno esistenziale: consiste nelle conseguenze sulla vita di relazione della vittima (si pensi a una persona rimasta sfregiata a vita o che, a seguito di una patologia invalidante, non possa più svolgere una vita normale). 

Tenuto a risarcire il danno alla vittima è il colpevole e, in caso di concorso di persone nel reato, tutti i condannati per uno stesso fatto in solido tra loro.

A chiedere il risarcimento del danno è solo la vittima (o, in caso di minore, i suoi genitori) ossia colui che abbia riportato un danno conseguente all’azione o all’omissione del soggetto attivo del reato.

L’estinzione del reato o della pena non comporta l’estinzione del risarcimento del danno. Questo perché l’estinzione del reato o della pena fa venir meno l’illiceità penale del fatto, ma non può far venir meno quei caratteri di illiceità diversa da quella penale e le conseguenze legate a tale diversa illiceità.  

La pubblicazione della sentenza di condanna

Il colpevole è, inoltre, tenuto alla pubblicazione della sentenza di condanna, qualora ciò costituisca un mezzo per riparare il danno non patrimoniale cagionato dal reato. 

Il rimborso delle spese legali alla parte civile

Il processo penale si caratterizza per il fatto che l’imputato ha, come controparte, lo Stato. Tuttavia, a volte, si può costituire anche la vittima per chiedere il risarcimento del danno. È ciò che si chiama costituzione di parte civile. Ebbene, se l’imputato viene condannato, il giudice lo obbliga anche a rimborsare le spese legali alla parte civile costituitasi nel processo penale. 

Rimborso delle spese per il mantenimento del condannato 

Il condannato è obbligato a rimborsare all’Erario dello Stato le spese per il suo mantenimento in carcere. Di tale obbligazione risponde con tutti i suoi beni mobili e immobili, presenti e futuri, a norma delle leggi civili.

Tale obbligazione non si estende al responsabile civile e non si trasmette agli eredi del condannato.

Condanna nei confronti di società

Gli enti forniti di personalità giuridica, con esclusione dello Stato, le regioni, le province e i Comuni, qualora sia pronunciata condanna per reato contro chi ne abbia la rappresentanza, o l’amministrazione, o sia con essi in rapporto di dipendenza, e si tratti di reato che costituisca violazione degli obblighi inerenti alla qualità rivestita dal colpevole, ovvero sia commesso nell’interesse della persona giuridica, sono obbligati al pagamento, in caso di insolvibilità del condannato, di una somma pari all’ammontare della multa o dell’ammenda inflitta.

Anche tale obbligazione ha carattere sussidiario, in quanto sorge solo in caso di insolvibilità del condannato.

Che succede se non si paga?

Il mancato pagamento del risarcimento del danno e di tutte le altre obbligazioni civili non implica alcuna ulteriore conseguenza penale. Il reo quindi può subire il sequestro conservativo dei propri beni e il relativo pignoramento.

Il sequestro conservativo è disposto dal giudice, su richiesta del pubblico ministero o della parte civile, se vi è fondata ragione di temere che manchino o si disperdano le garanzie delle obbligazioni civili derivanti da reato e può riguardare tanto i beni mobili che quelli immobili dell’imputato o anche del responsabile civile. Gli effetti di tale sequestro cessano con la sentenza irrevocabile di proscioglimento. Con il prezzo dei mobili sequestrati e le somme versate a titolo di cauzione e non devolute alla Cassa delle ammende, sono pagate nell’ordine seguente:

  • le spese sostenute da un pubblico istituto sanitario, a titolo di cura e di alimenti per la persona offesa, durante l’infermità;
  • le somme dovute a titolo di risarcimento di danni e di spese processuali al danneggiato, purché il pagamento ne sia richiesto entro un anno dal giorno in cui la sentenza penale di condanna sia divenuta irrevocabile;
  • le spese anticipate dal difensore del condannato e la somma a lui dovuta a titolo di onorario;
  • le spese del procedimento;
  • le spese per il mantenimento del condannato negli stabilimenti di pena. Se l’esecuzione della pena non ha ancora avuto luogo, in tutto o in parte, è depositata nella Cassa delle ammende una somma presumibilmente adeguata alle spese predette;
  • le pene pecuniarie e ogni altra somma dovuta all’Erario dello Stato.

Il sequestro conservativo può essere evitato, ove l’imputato o il responsabile civile prestino idonea garanzia per le obbligazioni civili nascenti da reato: si tratta della cosiddetta cauzione.

Remunerazione al condannato per il lavoro prestato

Il lavoro prestato dal detenuto deve essere remunerato. Da tale remunerazione devono, però, essere sottratte nel seguente ordine:

  • le somme dovute a titolo di risarcimento del danno;
  • le spese che lo Stato sostiene per il mantenimento del condannato;
  • le somme dovute a titolo di rimborso delle spese del procedimento.

Cosa succede se il condannato vende o intesta i suoi beni ad altra persona

Potrebbe succedere che, a seguito della condanna penale, il reo doni i suoi beni ad altri per non farseli pignorare. Ebbene, questi atti non hanno alcun effetto nei confronti dei creditori di cui abbiamo parlato sopra. Se la donazione è anteriore al reato, anch’essa può essere revocata se si dimostra che è stata fatta in frode ai creditori.

Se invece il condannato compie una vendita dopo il reato, l’atto si considera in frode ai creditori solo ove sia eccedente la semplice amministrazione o la gestione dell’ordinario commercio.



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