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Porto d’armi: che succede se si smarrisce il fucile?

30 Maggio 2022 | Autore:
Porto d’armi: che succede se si smarrisce il fucile?

Perdere l’arma con cui si va a caccia giustifica la revoca della licenza da parte dell’autorità pubblica?

La legge italiana è severissima riguardo alla detenzione e al trasporto di armi: basti solo pensare che è vietato uscire di casa con qualsiasi oggetto che possa esser utilizzato per l’offesa della persona, a meno che non se ne dimostri la necessità. Ad esempio, l’uomo che va a tagliare la legna può portare l’ascia in auto, ma non può farlo se sta andando al bar. Anche chi ha la licenza, poi, non può permettersi di andarsene in giro liberamente con un’arma. Ad esempio, il cacciatore in possesso del porto può trasportare l’arma regolarmente denunciata solo nel tragitto da casa al luogo di caccia. Con questo articolo ci occuperemo di una questione particolare: cosa succede al porto d’armi se si smarrisce il fucile?

A questa domanda ha fornito risposta una recente sentenza del Tar Cagliari [1], chiamata a valutare il caso dell’uomo che non riusciva più a ritrovare il suo fucile dopo una battuta di caccia. Il giudice ha dunque dovuto valutare se la disattenzione del cacciatore fosse stata così grave da giustificare la revoca del porto d’armi disposta dal questore. A quale soluzione è giunto? Se ti interessa scoprirlo, prosegui nella lettura: vedremo insieme che succede al porto d’armi se si smarrisce il fucile.

Porto d’armi: cos’è e come funziona?

La licenza di porto d’armi viene rilasciata dalla questura su richiesta di colui che intende comprare un’arma per farne un uso determinato. La particolarità del porto d’armi è che esso consente non soltanto l’acquisto e la detenzione dell’arma (come fa il nulla osta), ma anche il suo trasporto e, in alcuni casi, addirittura il porto.

Qual è la differenza tra trasporto e porto? Mentre il trasporto consente di spostare un’arma da un luogo ad un altro, senza possibilità che in questo tragitto lo strumento possa essere utilizzato, il porto permette di avere la pronta disponibilità di utilizzo dell’arma stessa.

Fabrizio ha un porto d’armi per uso venatorio. Quando si reca a caccia, mette il fucile in un’apposita custodia, ponendo il tutto nel portabagagli dell’auto.

Paolo, gioielliere, ha chiesto e ottenuto un porto d’armi per la difesa personale. Quando si reca a fare spese d’oro, porta con sé la pistola e la tiene carica nella fondina.

Questi due esempi fanno ben comprendere qual è la differenza tra il trasporto di un’arma e il suo porto:

  • nel primo caso, il cacciatore è legittimato a trasportare il fucile dal proprio domicilio al luogo di caccia, ma lungo il tragitto gli è assolutamente inibito l’utilizzo dell’arma;
  • nella seconda ipotesi, invece, il porto d’armi conferisce anche la facoltà di avere l’immediata disponibilità dell’arma, al fine di utilizzarla.

Porto d’armi: come si ottiene?

Per ottenere il porto d’armi per uso venatorio bisogna innanzitutto superare un esame di abilitazione alla caccia, dal quale sono esonerati coloro che hanno svolto il servizio militare. L’esame va sostenuto presso la provincia di appartenenza.

Dopo aver ottenuto la licenza di caccia, ulteriore requisito per ottenere il porto è il certificato di idoneità psico-fisica rilasciato dall’azienda sanitaria di residenza dopo aver sottoposto l’interessato a un’apposita visita medica.

Una volta che si è in possesso dell’abilitazione all’esercizio venatorio e del certificato di idoneità psico-fisica, è possibile chiedere e ottenere il porto d’armi per uso caccia.

La domanda va presentata alla questura, che è l’ufficio competente a rilasciare la licenza. Il rilascio avviene entro novanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza.

Il porto d’armi venatorio ha validità quinquennale. Scaduti i cinque anni, può essere rinnovato. Tuttavia, per il primo anno, l’attività venatoria può essere svolta solo con la presenza di un cacciatore in possesso di licenza da almeno tre anni.

Smarrimento arma: si può revocare il porto?

Secondo la legge [2], il prefetto può disporre il divieto di detenzione armi, munizioni e materie esplodenti se vede che la persona si dimostra inaffidabile.

Per esempio, un provvedimento del genere potrebbe essere emesso nel caso in cui una persona, munita di regolare porto d’armi, smarrisca il proprio fucile da caccia facendolo cadere dal portellone posteriore della propria autovettura.

Un caso simile è stato affrontato recentemente dalla giurisprudenza. Vediamo allora cosa succede al porto d’armi se si smarrisce il fucile.

Fucile perso: quando c’è la revoca del porto d’armi?

Secondo la sentenza sopra citata del Tar Cagliari, è legittima la revoca del porto d’armi all’uomo che, durante una battuta di caccia, smarrisce il fucile che in precedenza aveva riposto all’interno dell’abitacolo del suo veicolo. La condotta dimostra infatti una disattenzione e una negligenza che sono incompatibili con il dovere di custodia della propria arma.

Denunciato dai carabinieri per omessa custodia, il questore procedeva alla revoca della licenza di porto per uso venatorio.

Il Tar Cagliari, chiamato a giudicare sul ricorso, ritiene legittima la revoca del porto d’armi: «È dunque certo», scrivono i giudici, «che l’omessa diligente custodia del fucile si sia tradotta nel suo smarrimento e, dunque, nella sua definitiva sottrazione al controllo del titolare, rendendo così l’arma, almeno astrattamente, rinvenibile ad opera di terzi ed utilizzabile per la commissione di reati, con conseguenti gravi riflessi per la sicurezza e l’ordine pubblico».

E ancora: «ai fini del divieto di detenzione delle armi non occorre un oggettivo ed accertato abuso delle stesse, essendo sufficiente che il soggetto abbia dato prova di non essere del tutto affidabile quanto al loro uso, anche per non aver posto in essere le necessarie cautele per la loro custodia; in tal caso il provvedimento inibitorio non richiede una particolare motivazione, in relazione alle funzioni discrezionali ammesse dalla legge alla pa, se non negli ovvi limiti della sussistenza dei presupposti idonei a far ritenere che le valutazioni effettuate non siano irrazionali o arbitrarie».

Insomma: se si perde l’arma, la revoca del porto è legittima, se lo smarrimento dimostra l’inaffidabilità del titolare della licenza.


note

[1] Tar Cagliari, sentenza n. 342/2022.

[2] Art. 39 T.u.l.p.s.

Autore immagine: depositphotos.com


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