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Addio al posto fisso: ecco perché

30 Maggio 2022
Addio al posto fisso: ecco perché

Da un lato stipendi bassi, lavori poco allettanti e lontani da casa, dall’altro mancate competenze: ecco perché la Pubblica Amministrazione non attrae più.

I dati parlano chiaro: la Pubblica Amministrazione non fa più gola (quasi) a nessuno. Se fino a pochi anni fa, come Checco Zalone insegna, c’era una vera e propria corsa al posto fisso pubblico, che vedeva migliaia di persone partecipare a concorsi per una manciata di assunzioni, ora c’è una netta inversione di rotta. Un cambiamento che si era verificato al Nord già anni fa – come dimostra la voluminosa assunzione di italiani di origine meridionale negli uffici pubblici del settentrione – e che ora interessa anche le regioni più calde della nostra penisola. È così: i giovani non sono più allettati da un posto fisso nel settore pubblico, spesso lontano da casa e mal pagato.  E se un tempo a sopperire alle mancanze del Nord ci pensava il Sud, ora la situazione è ben diversa.

A mettere in luce la problematica è stato Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture, che in audizione alla Commissioni Trasporti della Camera ha evidenziato come recenti assunzioni per motorizzazioni e provveditorati siano andate in parte deserte, in particolare al Nord Italia. Secondo i dati indicati dal Ministro, molti dei 320 funzionari di amministrazione selezionati, dopo aver passato il concorso hanno rinunciato a prendere servizio a meno che non fosse indicata una sede al Sud. Una situazione che si teme possa ripetersi anche al primo concorso rivolto agli ingegneri e nel prossimo futuro per altri concorsi ancora.

Andando ad indagare le cause di tale fenomeno, uno dei problemi che si riscontra è il fatto che in molti non abbiano più intenzione di trasferirsi dall’altra parte d’Italia per riuscire a lavorare, magari come semplici impiegati, magari dopo aver studiato e faticato per anni e magari dovendo così accantonare il sogno di costruirsi una vita e una famiglia lì dove sono nati.

Il secondo problema è invece quello degli stipendi: in molti casi, le retribuzioni non sono ritenute allettanti dai candidati, in particolar modo se si considera il costo della vita al Nord, in alcune città quasi folle (basti pensare a Milano, dove una stanza in condivisione costa anche 600/700 euro al mese). Gli stipendi pubblici, infatti, non sono tarati sul costo delle città in cui si lavora. E se la maggior parte dello stipendio viene speso per vitto e alloggio, che senso ha lasciare tutto e migrare al Nord?

Ma il flop dei concorsi pubblici, in realtà, non riguarda solo quelli del nord Italia. Si pensi, infatti, al Concorso per il Sud Italia, istituito per assegnare 2.800 posti nella Pubblica Amministrazione del Mezzogiorno, che ha visto un – 65% di affluenza di partecipanti a livello nazionale, addirittura inferiore al 50% per alcune regioni. Un disinteresse disastroso e senza precedenti, tanto che la Pubblica Amministrazione ha dovuto modificare i termini del bando ed eliminare il limite anagrafico fissato per l’ammissione alla prova scritta, così da ampliare il bacino di potenziali candidati.

Infine, non certo per importanza, parte della mancata affluenza di partecipanti ai bandi è dettata anche da una preoccupante mancanza di competenza (o sedicente tale). Il concorso per insegnanti i cui scritti sono stati svolti qualche settimana fa, dopo anni d’attesa, ha portato a una bocciatura di quasi il 90% dei candidati in alcuni casi.

Altro esempio lampante e spaventoso è quello del «terribile» concorso di magistratura (che, va detto, può essere tentato solo tre volte, motivo che spinge molti insicuri a non consegnare per non essere bocciati): lo scorso dicembre dei 5.827 candidati solo 3.797 hanno consegnato la busta con la prova e solo 220 sono stati ammessi all’orale.

Siamo di fronte a una situazione che, secondo quanto detto da Giovannini, nei prossimi anni prenderà forme preoccupanti se non si verifica un repentino cambio di rotta.



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