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Addio colloquio di lavoro, oggi c’è l’assessment

30 Maggio 2022
Addio colloquio di lavoro, oggi c’è l’assessment

Cambia il metodo di selezione dei candidati: si punta a valutare in maniera più oggettiva e completa, senza soffermarsi solo sui titoli conseguiti. 

Dimentichiamoci dei curriculum in carta stampata portati a mano nelle aziende, dei posti di lavoro accessibili solo con una laurea da 110, lode e pure bacio accademico. Diciamo pure addio al colloquio vecchio stampo in cui a parlare erano solo riconoscimenti ed attestati. Oggi, nell’era del digitale, dove sempre più spesso la prima impressione si crea direttamente dietro allo schermo di un pc durante una call conoscitiva, arriva l’assessment. Si tratta di una metodologia oggettiva di valutazione dei candidati che si prefigge lo scopo di andare oltre la valutazione delle loro competenze tecniche – le famose «hard skills» di cui tanto si è sentito parlare negli ultimi anni – per concentrarsi sulle loro capacità, attitudini e competenze individuali. Tramite l’assessment, dunque, un datore di lavoro riuscirà a decifrare il candidato e scoprire se le sue attitudini siano o meno allineate con le esigenze dell’azienda e viceversa.

Con l’assessment si valuta la persona utilizzando strumenti di valutazione oggettivi: ad esempio, ad un colloquio potrebbe essere chiesta al candidato una prova pratica, di creare una planification, un business game, si parlerà di team work.

Tramite l’assessment, dunque, non viene più solo preso in considerazione quanto scritto sul curriculum vitae di ciascun candidato ma si indaga, senza condizionamenti, sulle sue reali capacità e attitudini.

In definitiva, l’assessment  garantisce maggiore oggettività e completezza al processo di selezione e, di conseguenza, produttività nelle performance dell’azienda. Cosa che, in fin dei conti, è ciò che interessa maggiormente al datore di lavoro.

Mentre si affronta un assessment una delle cose più importanti è capire quale motivazione sta guidando il candidato verso il ruolo proposto: la retribuzione? La mansione? La capacità di crescita? In base alla reale motivazione dell’aspirante si può decifrare anche la sua competenza.

L’obiettivo di questo processo di selezione è dunque quello di far immedesimare il candidato nel ruolo, in modo da capire se le sue competenze si integrano con quello che l’azienda ricerca.

A differenza di come spesso accade in un tradizionale colloquio, con l’assessment si parla di «un momento di scambio bidirezionale». Tramite questo strumento, infatti, da un lato l’azienda ha modo di valutare il candidato per quello che è e, al contempo, quest’ultimo può realmente comprendere cosa comporterebbe ricoprire il ruolo per cui si candida.

È sì un metodo per valutare i candidati, ma è anche utile all’azienda per trasmettere i valori in cui crede e fornire un’immagine migliore di sé (ad esempio, nel caso in cui l’aspirante sia corteggiato da più società). Questa «doppia selezione», tramite la quale dopo essersi conosciuti in maniera «diversa» il datore di lavoro sceglie il candidato e il candidato sceglie l’azienda, può così essere vincente e portare a risultati maggiormente duraturi nel tempo.

Solitamente, l’assessment si configura nella sottoposizione di stimoli e imprevisti che possono accompagnare il ruolo della posizione aperta e che il candidato deve dimostrare di saper gestire. Se una soluzione, come spesso accade, non c’è, l’aspirante dovrà mostrare come, sfruttando le proprie attitudini e competenze, gestirebbe la situazione.

Ecco le quattro regole fondamentali da rispettare per svolgere un assessment perfetto:

  1. leggere attentamente la job description, ossia la descrizione che viene fornita dall’azienda al momento dell’apertura alle candidature e che indica tutti i requisiti e le qualifiche reputate necessarie, o comunque particolarmente apprezzate, per ricoprire una specifica posizione;
  2. conoscere le proprie motivazioni, capacità e atteggiamenti così da sapere come sfruttarli per affrontare eventuali imprevisti o situazioni anomale che potrebbero insorgere durante lo svolgimento delle mansioni della figura che ci si offre di ricoprire;
  3. cercare di focalizzarsi su cinque competenze base significative e trasversali, che si sono fatte proprie negli anni, utili nell’ambiente lavorativo (ma non solo). Per farlo è possibile provare a ricordare un evento della vita privata in cui, a fronte di un problema, si è riusciti a trovare una soluzione grazie alle proprie capacità;
  4. ricordare che non si è da soli: è importante cercare la cooperatività nel team in cui si potrebbe essere inseriti per raggiungere gli obiettivi che l’azienda chiede al candidato di raggiungere.


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