Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Quando verranno aboliti i contanti?

9 Ottobre 2022 | Autore:
Quando verranno aboliti i contanti?

I pagamenti cash scompariranno nel prossimo futuro? Che intenzioni ha il Governo? Come stanno cambiando le abitudini degli italiani riguardo al denaro.

Che mondo sarebbe senza contanti? Fino a poco tempo fa, una domanda del genere non avrebbe avuto senso; oggi, invece, è diventata terribilmente attuale. Da qualche anno, il Governo ha intrapreso una guerra contro l’uso dei contanti, usando un po’ il bastone e un po’ la carota: da un lato, è stato progressivamente abbassato il tetto massimo per i pagamenti cash e sono arrivate le multe per gli esercenti che non si dotano del Pos o non accettano le carte; dall’altro lato, sono stati introdotti svariati incentivi per chi usa i sistemi di pagamento elettronici, come il cashback nel 2021. Così molti si domandano non se, ma quando verranno aboliti i contanti.

È solo una questione di tempo e si tratta di un cambiamento epocale, che farà scomparire definitivamente le monete sonanti e le banconote fruscianti, o ci sono altri fattori in gioco? Tecnicamente, è possibile eliminare per legge i contanti dal sistema economico o è solo un’utopia? In effetti, la questione è molto complessa perché non basta cambiare le leggi. Il denaro è uno strumento sociale, che impatta sull’economia e sull’intera collettività composta da attori essenziali e insostituibili, come i produttori di merci, i lavoratori e i consumatori di beni e servizi.

Gli svantaggi degli strumenti alternativi al contante

Non è indifferente pagare in contanti oppure farlo con metodi tracciabili e cashless, come le carte di credito, i bancomat, i bonifici o gli assegni bancari. In tutti questi casi, entra in gioco un soggetto esterno, che è “terzo” rispetto alla transazione operata tra le parti, e, ovviamente, guadagna su di essa, perché mette a disposizione i suoi servizi di intermediazione. Lo sanno bene i commercianti che si vedono addebitare le commissioni per l’uso del Pos, ma anche i consumatori che, quando controllano l’estratto conto, trovano addebiti per qualunque operazione compiuta.

La carta di credito ed anche il bancomat hanno un canone annuo per l’utilizzo, a prescindere dalle operazioni compiute, sulle quali talvolta si paga una piccola commissione. E ogni bonifico, anche se fatto con l’home banking, ha il suo costo, che aumenta specialmente se si supera il limite di operazioni previste. Si tratta di piccole cifre – solitamente da 50 centesimi a 2 o 3 euro ad operazione, più i canoni fissi – ma a lungo andare incidono in negativo sul bilancio familiare, e in positivo su quello degli istituti di credito e dei circuiti ad essi collegati.

Sistemi di pagamento: come si muovono i grandi operatori?

L’affare cashless e contactless (che elimina le carte fisiche, sostituendole con dispositivi virtuali) è ghiotto per gli operatori e infatti non è un caso che le maggiori innovazioni tecnologiche recenti abbiano riguardato proprio i sistemi di pagamento: i circuiti digitali nati negli anni ‘60 con le carte di credito si sono potenziati, trasformati ed evoluti fino ad arrivare a Paypal, ai wallet, o portafogli, digitali come Google Pay o Apple Pay. Senza dimenticare le criptovalute, che però vengono accettate di rado per i normali pagamenti e rimangono, piuttosto, uno strumento di investimento e di speculazione.

Così proliferano gli e-commerce e i market digitali, con store dislocati su siti Internet che (quasi) chiunque, volendo, può aprire; ma bisogna fare i conti con la concorrenza dei big del settore. Oltre ai giganti mondiali Amazon e AliExpress, anche le principali piattaforme social, a partire da Facebook, si sono attrezzate in tal senso, realizzando dei veri e propri marketplace che rendono facili (o, con terminologia inglese, easy) gli acquisti. E in questo mondo virtuale esiste solo la moneta digitale, in formato elettronico: i contanti sono banditi, e qualsiasi metodo di pagamento diverso da quello consentito dalla piattaforma è vietato.

Gli svantaggi del denaro contante

Per diffondere questi metodi di acquisto in valuta digitale, l’obiettivo è quello di renderne facile l’utilizzo: la gente apprezza le piccole comodità, ed è disposta a pagare anche parecchio per usufruirne. Amazon ha battuto la concorrenza dei negozi tradizionali proprio con il metodo degli acquisti con un clic, superando il tradizionale ordine nel carrello. Del resto, il denaro contante non brilla per praticità: chi lo usa è quotidianamente esposto al rischio di furti e scippi e al pericolo di ricevere banconote false; inoltre, il piccolo Paperone moderno ha il problema di dove conservare e come impiegare il proprio “tesoretto” in soldi liquidi, anche perché l’inflazione col tempo se lo mangia a poco a poco e, fra qualche anno, la stessa cifra varrà sicuramente meno di oggi. D’altronde, le banche non pagano più ai correntisti gli elevati interessi riconosciuti in passato, fino 20 o 30 anni fa, e i tassi attivi riconosciuti a chi deposita denaro sono irrisori.

Inoltre, il denaro è “sporco” anche da un punto di vista igienico: si sa che monete e banconote contengono grosse quantità di microbi. Così durante la pandemia di Covid-19 molti sono passati ai pagamenti con carte per il timore di contagiarsi. Durante il lockdown e le chiusure forzate di molti esercizi commerciali, sono aumentati gli acquisti online e i pagamenti digitali, ma non nella proporzione che ci si aspettava: il contante non è stato sconfitto. Secondo alcuni studi, il denaro contante circolante in Europa ammonta a poco più di mille miliardi di euro, che diviso per il numero della popolazione fa circa 3.200 euro a testa. La divisione, però, non è equa: il 90% della somma è concentrato nelle mani dei più ricchi e il quantitativo di moneta effettivamente in circolazione è appena il 15% del totale delle banconote esistenti. Il resto viene tenuto immobilizzato in casseforti e cassette di sicurezza o si trova nei meandri dell’economia sommersa, che sfugge ai controlli. Un po’ come l’oro: quello che circola in modo visibile è solo la punta dell’iceberg, la maggior parte sta nei forzieri.

Chi senza i contanti è tagliato fuori

Nonostante gli inconvenienti, molti italiani non si rassegnano a dire addio ai contanti, ed anzi ci sono alcune categorie che non possono farne a meno, come i bambini e gli anziani. Immaginiamo un pensionato che non ha un conto corrente e ritira ancora la pensione in contanti all’ufficio postale (sotto i 1.000 euro è possibile farlo): le persone come lui sono tagliate fuori dal mondo degli acquisti online e hanno anche difficoltà ad effettuare operazioni di pagamento delle utenze o nei confronti della Pubblica Amministrazione (che si è adeguata al trend e ha reso le cose facili per chi usa il sistema PagoPa per versare tributi, multe e altri oneri).

Pensiamo invece a un ragazzino che riceve la paghetta dai genitori e ha riempito il salvadanaio: oggi, i minorenni possono avere un conto corrente, anche se non autonomo, o una speciale carta messa a disposizione dalla banca, come la PostePay Junior ricaricabile dai genitori, e in questo modo possono usare il loro portafoglio di moneta digitale (entro i limiti consentiti e predefiniti da mamma e papà). Così le nuove generazioni sono le più predisposte ad accettare il sistema di pagamenti elettronici e subiranno meno traumi degli adulti e degli anziani in caso di abolizione dei contanti. Ma si arriverà davvero a questa eventualità?

I limiti all’uso dei contanti

Trent’anni fa, nel 1991, il Governo guidato da Giulio Andreotti introdusse il primo limite all’uso dei contanti. Era di 20 milioni di lire. Non funzionò: non esistevano ancora i sistemi di pagamento alternativi e le carte di credito erano ancora poco diffuse. A poco a poco, il tetto all’uso del contante si è abbassato: dal 2020 è sceso a 2.000 euro (negli anni precedenti era di 3.000) e, salvo sorprese, dal 2023 arriverà a soli 1.000 euro.

Lo stesso sistema è stato adottato in molti Paesi europei: ad esempio, in Francia la soglia massima consentita è di soli 1.000 euro. Alcuni Stati, come la Germania, non applicano alcun limite. Il denaro contante è ancora lo strumento di pagamento prevalente nelle economie evolute: analizzando i dati forniti dalla Banca d’Italia e dagli intermediari, si scopre che più di due terzi del valore delle transazioni monetarie nell’Eurozona avviene ancora in contanti, e se consideriamo il numero di operazioni la percentuale supera i tre quarti. Insomma, ancora oggi solo un’operazione su tre viene compiuta in modalità cashless. L’obiettivo di «un Paese senza contanti» è ancora lontano da raggiungere, e probabilmente non sarà mai centrato.

Gli incentivi ad abbandonare il contante

Così, per scoraggiare l’impiego dei contanti e incentivare i metodi elettronici, lo Stato ha deciso ulteriori interventi oltre all’imposizione di un tetto limite di utilizzo. Dal 2018, tutti i pagamenti degli stipendi (tranne quelli per i lavoratori domestici) devono avvenire con bonifici, accrediti in conto corrente o su carte o, eccezionalmente, con assegni. Questo ha comportato la necessità per milioni di italiani di dover andare a prelevare, allo sportello o ad un Atm, di volta in volta, la liquidità necessaria: la provvista di contanti non è più automatica come avveniva un tempo, quando la busta paga era piena di bigliettoni.

Per i commercianti e i professionisti sono arrivate di recente le sanzioni per la mancata accettazione di pagamenti con Pos: 30 euro di multa più il 4% della transazione rifiutata. Se ne parlava da anni, e si era sempre procrastinato; stavolta, invece, si è deciso di anticipare a luglio 2022 ciò che era in calendario a partire dal 2023.

Ci sono, infine, vari incentivi all’uso delle carte, come il cashback che rimborsa una percentuale della somma spesa e la lotteria degli scontrini (che però piace poco e ha dato risultati molto al di sotto delle aspettative: per questo si pensa di potenziarla e renderla più premiante). Altri strumenti servono a sfavorire la detenzione di denaro fisico, come l’eliminazione delle banconote di grosso taglio (che avverrà gradualmente: prima quelle da 500 euro, che non vengono più stampate dal 2019, e poi quelle da 200 euro), allo scopo di rendere più difficile il trasporto fisico di grandi quantità di contante, che è diventato più voluminoso rispetto al passato (leggi quanti soldi entrano in una valigetta 24 ore).

Come cambiano le abitudini degli italiani sui contanti?

Il Telepass sulle autostrade ha eliminato da anni le code al casello per milioni di italiani. I biglietti di treni, aerei e dei mezzi di trasporto pubblico, anche locale, si acquistano più facilmente online che nelle biglietterie. Chi paga la spesa al supermercato con la propria card o tessera non deve tirare fuori il borsellino (ammesso che il collegamento alla rete funzioni: in caso di crash sono guai).

Le grosse catene si stanno attrezzando per potenziare ancora di più i pagamenti virtuali in modalità elettronica e digitale: è in fase di avanzata sperimentazione il carrello della spesaintelligente”, che sarà in grado di riconoscere la merce, in modo da evitare la fila alle casse. Così si potrà ancora fare lo shopping fisico – che per alcuni prodotti, come quelli alimentari, rimane il più delle volte necessario – ma l’addebito avverrà in automatico, sul conto corrente dell’acquirente, grazie a un collegamento automatico tra il carrello ed il suo smartphone. Chi va nel negozio non dovrà fare nulla se non scegliere e prelevare i prodotti che vuole acquistare (e poi controllare l’estratto conto con il totale della spesa addebitata).

Presto dovremo abituarci ai supermercati senza casse (e molti dipendenti dovranno trovare un altro lavoro) così come sui mezzi pubblici da decenni non c’è più il bigliettaio e ai varchi autostradali i casellanti umani sono diventati rarissimi. Va da sé che la spesa “intelligente” premierà in termini di tempo gli acquirenti, ma offrirà un enorme vantaggio alle case produttrici e alle catene di distribuzione, che potranno profilare in modo dettagliato i propri clienti per preferenze, gusti e tendenze, facendogli pervenire offerte personalizzate. Sarà un altro duro colpo per la privacy dei cittadini.

I contanti potranno sparire all’improvviso?

Molti sono allarmati di fronte a tutto questo e si chiedono: ma se il contante dovesse scomparire, qualche hacker ben attrezzato, o addirittura lo Stato, con una semplice operazione tecnica e l’eventuale complicità delle banche e degli altri intermediari finanziari, potrebbe azzerare i depositi e i conti correnti degli italiani, facendo “sparire” all’improvviso quelle somme di denaro che, ormai, sono diventate virtuali e non più fisiche? In effetti, il prelievo arbitrario è un’eventualità non rara, se pensiamo alle frequentissime truffe online che avvengono ogni giorno, e anche lo Stato potrebbe applicarlo, come è avvenuto nel 1992 con il Governo Amato, che nottetempo introdusse una tassa forzosa dello 0,6% sull’ammontare delle somme depositate alla data del 8 giugno.

Ma colpire in modo sistematico una collettività intera eliminando improvvisamente i contanti sarebbe un suicidio per il sistema economico. Infatti le istituzioni e gli operatori puntano al massimo livello di sicurezza, ben sapendo che se la fiducia viene compromessa il meccanismo si interrompe e nessuno guadagna più. Non è un caso che neppure il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, prevede misure drastiche per arrivare all’abolizione del contante, ma soltanto interventi soft, per indurre i consumatori a preferire la moneta elettronica e le modalità di pagamenti digitali. Il denaro è l’olio dell’economia, che vive di scambi continui di prodotti e servizi, e senza questo lubrificante il motore del circuito economico non può funzionare in nessun modo, se non tornando al baratto primitivo. Non necessariamente il denaro deve essere contante, ma bisognerà sempre tener conto delle esigenze legittime di chi non sa, non può o non vuole maneggiare la moneta elettronica e continua a preferire quella fisica.

Perché non è così facile eliminare i contanti?

Ci sono due fenomeni che ostacolano fortemente l’eliminazione dei contanti in tutti i Paesi economicamente evoluti: l’evasione fiscale e la criminalità.

L’evasione fiscale è un fenomeno generalizzato, endemico, diffuso a tutti i livelli: il “nero” non riguarda solo le imprese, le grandi aziende, ma anche i lavoratori, gli artigiani e i commercianti. Secondo le migliori stime, l’evasione fiscale in Italia vale più di 100 miliardi di euro e assorbe ogni anno una quota tra il 10% e il 20% del Pil, il prodotto interno lordo che misura la ricchezza della Nazione. È chiaro che il Governo vuole contrastarla e così fa in modo di ricondurre tutte le operazioni di pagamento a metodi tracciabili e conoscibili anche a posteriori dal Fisco: basti pensare alla fattura elettronica e al monitoraggio dei conti correnti bancari.

La criminalità, invece, è un fenomeno esclusivo, potremmo dire di élite: tolti i piccoli furti e le rapine occasionali, la criminalità economica “che conta” riguarda pochi soggetti ben organizzati, che posseggono molto denaro e riescono a movimentarlo ed occultarlo con facilità, anche su scala internazionale. Chi paga una grossa partita di droga non lo fa certo con un bonifico o una carta di credito, ma usa sistemi ben più sofisticati, che però oggi non passano più necessariamente per i contanti, difficilmente occultabili e spendibili e dunque poco pratici per operazioni illecite.

Intestazioni fittizie, prestanome, riciclaggio anche in modalità “digital washing”: questi sono i metodi ben conosciuti a chi vuole nascondere proventi illeciti, ripulirli e impiegarli nel ciclo produttivo acquistando beni e servizi, alterando in modo inammissibile la concorrenza con gli operatori onesti. Così la lotta alla criminalità economica si combatte in massima parte sul terreno tecnologico ed informatico; sono lontani i tempi degli “spalloni” che trasportavano valigie di denaro oltrefrontiera per metterli al sicuro in Svizzera o in qualche paradiso fiscale.

Intanto, però, rimane un dato di fatto: chi paga in contanti non lascia tracce, e il suo anonimato resta intatto; chi paga con strumenti tracciabili, invece, viene inevitabilmente registrato, e la sua privacy è a rischio. Soprattutto il Fisco può ficcare il naso nei movimenti dei conti correnti ed esaminare le spese fatte per riscontrare se sono proporzionali ai redditi dichiarati o se invece risultano eccessive. Questo, evidentemente, rappresenta un danno per gli evasori e i criminali ma costituisce un vantaggio per la collettività, che a lungo termine dovrebbe trarre benefici da una progressiva riduzione dell’impiego dei contanti, almeno per le operazioni economiche di maggior valore.

Il contante sparirà davvero?

Tenendo conto di tutto ciò, il denaro contante probabilmente non sparirà mai del tutto; piuttosto scompariranno prima molti strumenti di pagamenti elettronici apparentemente evoluti ma in realtà obsoleti, come le carte di credito o di debito che presto verranno smaterializzate e rese disponibili sugli smartphone (questo sta già avvenendo in alcuni istituti bancari); così il portafogli pieno di tessere diventerà solo un ricordo, mentre il borsellino con monete e banconote ci sarà ancora per parecchi decenni e forse per i secoli a venire.

Una cosa però è certa: i pagamenti di maggior importo verranno fatti sempre più in modalità elettronica anziché in contanti. Già oggi chi compie acquisti impegnativi e per importi elevati non può più pagare in contanti per vari motivi: i limiti massimi di utilizzo, la normativa antiriciclaggio, la necessità di tracciare le operazioni, gli adempimenti fiscali, la sicurezza delle transazioni. È molto probabile, come abbiamo visto, che nei prossimi anni i pagamenti elettronici si estenderanno anche alle operazioni più comuni, come la spesa nei negozi fisici e al supermercato. Un vantaggio non trascurabile è che tutte le spese potranno essere monitorate e analizzate, anche in ambito familiare, con grande facilità (questo può costituire uno svantaggio, invece, per chi vorrebbe tenere nascoste alcune operazioni, come un coniuge che fa regali all’amante).

Quando potrebbero scomparire i contanti? Cosa succederà?

Ma il contante non scomparirà, e rimarrà a lungo lo strumento più pratico e comodo, soprattutto per le piccole operazioni, quelle che renderebbero scomodo o inutile il ricorso ai metodi digitali; almeno fino a quando non si potrà (o dovrà) pagare anche il caffè al bar appoggiando lo smartphone o un microchip di identificazione personale alla tazzina. Alcuni prevedono che tutto questo avverrà attorno al 2050, segnando in tale epoca il tramonto definitivo dei contanti. Ma è difficilissimo fare previsioni così a lungo termine: basti pensare che trent’anni fa non esisteva Internet, i cellulari erano roba da ricchi, gli smartphone erano impensabili e neppure i social network nella versione attuale erano nati.

Negli anni ’70, si pronosticava che entro il 2010 avremmo avuto le macchine volanti, quando invece nel 2022 si discute, piuttosto, se abolire i motori diesel entro il 2035. Quindi, il futuro potrebbe essere molto diverso da come oggi ce lo immaginiamo, e magari per i nostri posteri ci sarà ancora molto spazio per banconote e monetine. Del resto, anch’esse sono un’invenzione piuttosto recente, e solo nell’epoca della storia moderna hanno sostituito l’oro come merce di scambio; ma il metallo giallo sopravvive ancora ed ha sempre un ruolo essenziale nelle economie mondiali. Chi vivrà vedrà.



Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube