Sanatoria per i grossi evasori fiscali

11 Ottobre 2014 | Autore:
Sanatoria per i grossi evasori fiscali

Perdono sia per chi ha portato i capitali all’estero che per chi ha nascosto il nero in Italia.

Una vecchia canzone napoletana del dopoguerra faceva pressappoco così:

Basta ca ce sta ‘o sole,

ca c’è rimasto ‘o mare,

na nénna a core a core,

na canzone pe’ cantá.

Simme ‘e Napule, paisà”, che nel 44 cantava Peppino Fiorelli, era un inno alla speranza, che voleva riconciliare una città sommersa dalle macerie, occupata da inglesi, americani, partigiani e nostalgici. Insomma: una polveriera su cui dominava l’incubo della fame e delle malattie aveva bisogno che ci si perdonasse un po’ tutti, a vicenda.

Chi però aveva combattuto il regime fascista accusò il testo di essere un qualunquistico invito all’oblio.

La crisi economica, la disoccupazione, la discesa delle classi medie e la fuga invece dei grossi capitalisti fa assomigliare – almeno sotto il profilo economico – l’Italia di oggi a quella di 70 anni. Così il Governo, non riuscendo a risolvere i problemi, ha deciso di cantare anche lui, come Peppino Fiorelli, la sua bella sanatoria. Come dire: “Buoni e cattivi, perdoniamoci tutti, l’importate è che ci sia rimasto il mare, il sole…”.

Ma chi c’è da perdonare?

Certamente i grossi evasori, quelli che hanno portato i capitali all’estero senza pagare le tasse, e lì li hanno lasciati per timore del prelievo fiscale. Sono capitali costruiti con il lavoro degli italiani, ma che escono dal nostro circolo produttivo e dalla nostra economia reale. Insomma: come dire che le patate duramente coltivate dal contadino vengono poi mangiate sul tavolo di un’altra famiglia che non ha problemi di fame.

Proprio per la complessità dell’operazione – la fuoriuscita dei capitali all’estero – si parla quindi di grosse somme per le quali, ovviamente, conviene costruirsi la via di fuga verso i paradisi fiscali, verso qualche banca lodinese o attraverso un trust.

La nuova sanatoria, quindi, tenta, come prima carta la cosiddetta disclosure ossia il rientro dei capitali portati all’estero.

Non solo: la sanatoria riguarderà anche i redditi nascosti in Italia, il cosiddetto “nero”. I destinatari saranno tutti quei pesci “grossi” che il nostro Fisco – evidentemente dotato di lenze adatte solo a pesci di taglia medio-bassa – non è mai riuscito a pescare, e che, pertanto, si cerca di acciuffare con questa sorta di autodenuncia.

Il testo della sanatoria ha debuttato ieri alla Camera e per massimo mercoledì prossimo è previsto il voto finale; ma già sembra esservi un consenso esteso sia da parte degli onorevoli che della compagine governativa.

In cosa consiste la sanatoria?

La collaborazione volontaria riguarderà tanto le evasioni fiscali che non hanno comportato il trasferimento di somme all’estero, tanto quelle per chi ha detenuto il proprio denaro oltre frontiera (ma, in questo caso, dovrà sanare anche eventuali violazioni fiscali commesse in Italia).

In questo modo saranno perdonati, non solo gli aspetti tributari del mancato pagamento delle tasse, ma anche reati particolarmente gravi. Resta comunque esclusa la punibilità per i reati di dichiarazione fraudolenta ma non per l’emissione di false fatture.

Si tratta, dunque, di una sanatoria generalizzata di tutti gli imponibili non dichiarati, e non solo di quelli detenuti oltrefrontiera.

La procedura può essere effettuata fino al 30 settembre 2015 e riguarda le violazioni agli obblighi di dichiarazione commesse fino al 30 settembre 2014.

Quali benefici?

Nei confronti di chi aderirà alla collaborazione volontaria, sarà esclusa la punibilità per i seguenti delitti tributari [1]: dichiarazione fraudolenta mediane utilizzazione di false fatture o mediante altri artifizi; dichiarazione infedele; omessa presentazione; omesso versamento delle ritenute; omesso versamento Iva.

La non punibilità vale sia per coloro che si avvalgono della procedura per avere disponibilità estere, sia per i contribuenti che intendono sanare evasioni fiscali senza avere trasferito denaro all’estero.

Oltre ai benefici penali c’è una riduzione delle sanzioni tributarie anche se l’imposta principale andrà comunque versata. Per le violazioni in materia di imposte sui redditi addizionali, Irap e Iva e ritenute si applica il minimo edittale, ridotto di un quarto. A questa riduzione occorre poi aggiungere l’abbattimento previsto dall’adesione all’invito al contraddittorio (1/6 del minimo) o all’accertamento (1/3 del minimo).

La domanda

La procedura è, di fatto, un’autodenuncia che il contribuente presenta all’agenzia delle Entrate. Occorre indicare tutti gli investimenti e le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti in Italia o all’estero, anche indirettamente o per interposta persona.

Chi ha commesso violazioni agli obblighi di dichiarazione fiscali fino al 30 settembre 2014 – anche se queste non hanno comportato il trasferimento di somme all’estero – può presentare richiesta all’agenzia delle Entrate entro il 30 settembre 2015, per la definizione delle sanzioni e per la definizione dell’accertamento mediante adesione ai contenuti dell’invito al contraddittorio.

 

Nella richiesta all’amministrazione finanziaria occorre indicare spontaneamente tutti gli investimenti e tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero, anche indirettamente o per interposta persona, fornendo i relativi documenti e le informazioni per la determinazione dei redditi che servirono per costituirli o acquistarli, nonché dei redditi che derivano dalla loro dismissione o utilizzazione a qualunque titolo.

Le violazioni

Sia coloro che si avvalgono della procedura per aver disponibilità all’estero sia chiunque altro interessato a sanare evasioni fiscali cui non sono seguiti trasferimenti oltrefrontiera deve fornire documenti e informazioni per la determinazione degli eventuali maggiori imponibili agli effetti delle imposte sui redditi, addizionali, Irap, contributi previdenziali, Iva e ritenute, non connessi con le attività estere, relativamente a tutti periodi d’imposta per i quali non sono scaduti i termini per l’accertamento.

 

Quanto pagare per essere perdonati

Il contribuente deve eseguire un versamento, in unica soluzione, delle somme dovute in base all’invito dell’amministrazione, entro il 15esimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione ovvero le somme dovute in base all’accertamento con adesione entro 20 giorni dalla redazione dell’atto, oltre alle somme dovute in base all’atto di contestazione o al provvedimento di irrogazione delle sanzioni per la violazione degli obblighi di dichiarazione (quadro RW).

La non punibilità

Entro 30 giorni dalla data di esecuzione dei versamenti da parte del contribuente che vuole sanare la propria situazione, l’agenzia delle Entrate comunica all’autorità giudiziaria competente la conclusione della procedura di collaborazione volontaria. In questo modo l’autorità giudiziaria può utilizzare l’informazione ai fini della non punibilità in relazione ai reati tributari e di riciclaggio che è stata prevista dal disegno di legge approvato dalla commissione Finanze della Camera.


note

[1] Previsti dal decreto legislativo 74/2000.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. ma davvero se non li hanno pescati si aspettano che vadano all’amo per abboccare?! bah……….

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