Cronaca | News

Revenge porn: social bloccati dal Garante privacy

30 Maggio 2022
Revenge porn: social bloccati dal Garante privacy

L’Autorità ha intimato a Google, Facebook e Instagram un blocco immediato di contenuti sessualmente espliciti diffusi senza il consenso dei protagonisti. 

Il Garante della privacy è ormai arrivato al limite della pazienza: troppe le segnalazioni di revenge porn, troppi abusi subiti dai protagonisti di contenuti espliciti diffusi sul web contro la loro volontà, troppo il dolore causato cliccando semplicemente «invia», «condividi»  o «pubblica». Questa volta ha detto basta e il suo intervento è stato necessario. Così, dopo le ultime numerose segnalazioni da parte di persone terrorizzate che in rete potessero finirci i propri contenuti privati, l’Autorità garante della privacy ha ingiunto in via d’urgenza a Google, Facebook e Instagram di adottare subito tutte le misure necessarie ad impedirne la diffusione.

Purtroppo parliamo di un problema che è sempre più diffuso e che spesso dalle persone interessate non viene affrontato con la serietà di cui necessita: è fondamentale essere a conoscenza dei rischi che si corrono nella condivisione di determinati contenuti e anche dei danni che queste azioni possono provocare. Il revenge porn, infatti, è una pratica fin troppo comune che spesso porta con sé effetti drammatici a livello psicologico, sociale e anche materiale sulla vita delle vittime.

Ma quando è possibile fare una segnalazione di revenge porn? Partiamo col chiarire che per revenge porn (e più in generale per il fenomeno della pornografia non consensuale) si intende una fattispecie di reato relativamente nuova, introdotta solo nel 2019 nel nostro ordinamento, che va a punire la «Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti» a scopo vendicativo. L’obiettivo di questa previsione normativa è quello di proteggere la libertà morale della vittima.

Con il diffondersi e lo svilupparsi della nuova tecnologia capita, infatti, sempre più spesso che ex fidanzati, conoscenti rifiutati, rivali gelosi, o semplici malintenzionati, mettano in rete contenuti sessualmente espliciti di una persona al solo scopo di ferirla e causarle un danno, con conseguenze catastrofiche. Chiunque sia oggetto di revenge porn o corra il rischio di esserlo, può, oltre a sporgere formale denuncia alle autorità competenti, fare una segnalazione al Garante della privacy.

Ad oggi, in base all’art. 144-bis del d.l. n.196/ 2003, «Chiunque, compresi i minori ultraquattordicenni, abbia fondato motivo di ritenere che registrazioni audio, immagini o video o altri documenti informatici a contenuto sessualmente esplicito che lo riguardano, destinati a rimanere privati, possano essere oggetto di invio, consegna, cessione, pubblicazione o diffusione attraverso piattaforme digitali senza il suo consenso, ha facoltà di segnalare il pericolo al Garante».

Può succedere che questi contenuti siano divulgati sui social, diffusi sulle chat, e persino usati come moneta di scambio nel dark web, dove perversioni e illegalità fanno da padroni.

Una volta ricevuta la segnalazione, il Garante ha 48 ore di tempo per predisporre il provvedimento volto ad impedire l’eventuale diffusione del materiale oggetto di segnalazione, come successo in questi giorni nei confronti di Facebook, Instagram e Google. Questi ultimi sono stati intimati ad agire nell’immediato al fine di prevenire la pubblicazioni di questo materiale e, d’altra parte, bloccarne la diffusione se la divulgazione è già avvenuta.

Nel caso in cui le registrazioni audio, le immagini o i video o gli altri documenti informatici riguardino minori, la segnalazione al Garante può essere effettuata anche dai genitori o da chi esercita la responsabilità genitoriale o tutela su di loro.



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