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Illudere l’amante di essere single: è reato?

31 Maggio 2022
Illudere l’amante di essere single: è reato?

Quando fingere di avere uno stato diverso da quello proprio (celibe o nubile) è reato di sostituzione di persona.

Non è solo un tipico cliché delle commedie all’italiana quello dell’uomo sposato che finge di essere single pur di ottenere le grazie di una giovane bella e avvenente. L’episodio è talmente frequente da aver interessato finanche le aule di tribunale.

Tuttavia, dinanzi a una donna ferita nei sentimenti per aver creduto a un fedifrago bugiardo, c’è da chiedersi quali implicazioni legali possa avere un comportamento del genere. Carpire la fiducia di un’altra persona, prenderla in giro per sfruttarne “i favori” può comportare una denuncia penale? Per quanto ad alcuni possa apparire solo immorale il fatto di fingere pur di corteggiare una donna, tale condotta è vietata dalla legge. Detto in altre parole, illudere l’amante di essere single è reato.

Di che tipo di reato parliamo? Quello di sostituzione persona previsto dall’articolo 494 del Codice penale.

Contrariamente a quanto potrebbe far intendere la terminologia usata dal legislatore, il reato di sostituzione di persona non scatta solo quando si assume un nome non proprio o l’immagine di un’altra persona senza l’altrui consenso, ma anche quando si assumono titoli o qualità che non si hanno.

In un precedente articolo avevamo detto che aprire il profilo fake per spiare e parlare con l’ex costituisce reato. Ebbene, lo stesso discorso vale per chi finge di non essere sposato quando invece lo è. Ma cosa si rischia concretamente? Vediamolo partendo dal dato letterale della norma.

Cosa si rischia a fingersi single?

Una persona che dice di essere single quando invece non lo è, indipendentemente dal fatto che abbia usato o meno raggiri per farlo credere, rischia la reclusione fino a un anno. Si tratta di un reato che, per la sua gravità, è procedibile anche d’ufficio ossia anche senza la querela della vittima e su semplice iniziativa delle autorità: l’articolo 494 infatti mira a tutelare interessi pubblici, ossia che le persone non si spaccino per altre o non si attribuiscano degli stati o delle qualità a cui la legge ricollega degli effetti giuridici.

Il fatto di dire una bugia sul proprio conto è reato – dice la norma – quando rivolto a procurare a sé o ad altri un vantaggio o ad arrecare un danno ad altri. Il danno può consistere nel carpire il consenso a una relazione, anche se a distanza: non rileva l’assenza di contatto fisico o la mancata consumazione del rapporto stesso per far scattare la responsabilità penale. Basta il semplice pericolo che ciò possa verificarsi. Ragion per cui, se la vittima era in grado di conoscere la verità – ad esempio consultando le foto del profilo social del mentitore – il reato potrebbe non sussistere.

Come evitare la condanna per aver mentito sul fatto di essere sposati

Esiste una norma, l’articolo 131-bis del Codice penale, che consente l’assoluzione per tutti quei reati ritenuti “tenui” ossia che non hanno prodotto particolari danni nella vittima. In tali ipotesi, se anche non si subisce la sanzione penale, si è comunque costretti a risarcire i danni alla vittima e si mantiene la “macchia” sulla fedina penale. Tuttavia, per legge, tale beneficio non spetta per tutti i reati “continuati”, quando cioè la condotta viene ripetuta nel tempo. Dunque, per l’assoluzione, è necessario che la menzogna sia stata scoperta subito o comunque non si sia protratta a lungo.

Fingersi single per chiedere denaro

La Cassazione [1] si è occupata anche del caso di una persona che si era finta single per allacciare una relazione con la vittima e trarne denaro. In questo caso, il fine del profitto è più che evidente.

Secondo i giudici supremi, integra il delitto di sostituzione di persona la condotta ingannevole che induce il soggetto passivo in errore sull’attribuzione all’agente di un falso nome e di una falsa identità, allo scopo di ottenere vantaggi economici dall’instaurarsi di una relazione di vicinanza sentimentale con la vittima, non essendo invece necessario il raggiungimento del vantaggio perseguito (nella specie, l’imputata si era finta single, pur avendo un compagno e dei figli, e così era riuscita ad avvicinare un uomo, facendogli credere fosse nato un legame e ottenendone in cambio regali e denaro).


note

[1] Cass. sent. n. 5432/2020.


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