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Come funziona il patto di stabilità?

5 Giugno 2022
Come funziona il patto di stabilità?

Clausola di durata minima o clausola di stabilità: cosa succede se si recede prima del termine?

Non sempre il dipendente è libero di dimettersi. In presenza di un patto di stabilità riportato sul contratto di lavoro, la sua libertà di scelta viene limitata. In questo breve articolo spiegheremo cos’è e come funziona il patto di stabilità, quali sono le conseguenze se viene violato e si danno le dimissioni in anticipo. Ma procediamo con ordine.

Come si scioglie il contratto di lavoro?

Il contratto di lavoro può essere:

  • a tempo indeterminato;
  • a tempo determinato (anche detto «contratto a termine»).

Il contratto a tempo determinato obbliga entrambe le parti a rispettare la scadenza: nessuna delle due pertanto può recedere da esso prima di tale data, a meno che non voglia risarcire alla controparte il conseguente danno.

Nel contratto a tempo indeterminato, invece, il dipendente può recedere quando vuole salvo il preavviso. Potrebbe rinunciare al preavviso dando le dimissioni immediate, ma in tal caso si vedrà scalare, dall’ultima mensilità, una somma pari all’indennità per il mancato preavviso.

Se però le dimissioni sono «per giusta causa», ossia per una grave violazione del contratto di lavoro da parte del datore, il preavviso non è dovuto.

Inutile in questa sede dilungarci sulle condizioni alle quali il datore può recedere dal contratto a tempo indeterminato; ipotesi che si ravvisano solo nei casi di:

  • licenziamento per giusta causa: licenziamento cioè per motivi disciplinari ma senza preavviso (in tronco);
  • licenziamento per giustificato motivo soggettivo: anch’esso è un licenziamento disciplinare ma con preavviso;
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo: ossia per ragioni economiche inerenti all’organizzazione e alla produzione dell’azienda .

Cos’è il patto di stabilità?

La clausola di durata minima (o “di stabilità”) è una clausola che può essere apposta (non obbligatoriamente) nel contratto di lavoro a tempo indeterminato con cui il datore di lavoro e lavoratore volontariamente concordano che il rapporto di lavoro tra loro instaurato non possa essere fatto cessare unilateralmente prima di una certa data, fissata di comune accordo.

Non si tratta di una clausola vessatoria per cui non ne è richiesta l’approvazione specifica per iscritto (ossia la doppia firma). Può quindi essere contenuta nella lettera di assunzione (controfirmata per ricevuta dal lavoratore) ed essere prevista in relazione a un contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato.

La clausola di stabilità può essere apposta a qualsiasi contratto di lavoro, indipendentemente dalla categoria e/o dall’inquadramento. Si può usare anche per i dirigenti apicali.

Possiamo dire che il patto di stabilità è l’antagonista del patto di prova: quest’ultimo è l’esatto opposto, garantendo alle parti la possibilità di recedere dal contratto di lavoro liberamente e senza dover fornire motivazioni o risarcimenti.

Come funziona il patto di stabilità?

Il patto di stabilità può essere di tre tipi:

  • patto di stabilità nell’interesse del solo lavoratore; il datore di lavoro si impegna ad assicurare al dipendente la conservazione del posto per una durata minima (è frequente nell’ipotesi di rapporti di lavoro instaurati con dipendenti aventi una qualifica elevata come, ad esempio, i dirigenti);
  • patto di stabilità nell’interesse del solo datore di lavoro (è anche chiamato «patto di permanenza»): il lavoratore si impegna – di regola a fronte del pagamento di un apposito corrispettivo – a non dimettersi per un periodo di tempo predeterminato, oppure acconsente a prolungare il preavviso di dimissioni rispetto alla durata prevista nel contratto collettivo;
  • patto di stabilità nell’interesse di entrambe le parti: in questo caso, tanto il datore di lavoro quanto il dipendente non possono recedere prima della scadenza della data.

Divieto di dimissioni del dipendente e compenso: il patto di permanenza

Nel caso di patto di stabilità nell’interesse del datore è necessario che il dipendente riceva un compenso che può essere liberamente stabilito dalle parti (può consistere anche in un’obbligazione non-monetaria, purché non simbolica e proporzionata al sacrificio del lavoratore).

Tale clausola non preclude al datore di lavoro la possibilità di recedere, né tantomeno obbliga costui, per l’evenienza in cui si determini a risolvere anticipatamente il rapporto di lavoro, a versare al dipendente le differenze retributive concordate per l’intero periodo di fidelizzazione o a risarcirgli il danno per il recesso anticipato, trattandosi di una clausola pattuita nell’esclusivo interesse del datore di lavoro.

Patto di stabilità durante la prova: è possibile?

Il patto di stabilità può essere apposto, sempre che le parti lo desiderino, anche al patto di prova; ne deriva che, se è stata concordata una durata minima garantita della prova, la facoltà di libero recesso potrà esercitarsi (se non pagando il periodo garantito ma non lavorato) solo dopo il decorso del termine indicato quale “durata minima della prova” e prima che scada il periodo di prova vero e proprio.

La durata massima del periodo di prova è pari a:

  • 6 mesi per gli institori, procuratori, rappresentanti a stipendio fisso, direttori tecnici o amministrativi e impiegati di grado e funzioni equivalenti;
  • 3 mesi per tutte le altre categorie.

La durata del periodo è fissata dalla contrattazione collettiva. Superato il periodo di durata minima della prova e poi il periodo di prova stesso, è possibile che il contratto contenga anche la clausola di durata minima.

Licenziamento per giusta causa e clausola di stabilità

Tanto il datore di lavoro quanto il dipendente possono recedere dal patto di stabilità in caso di licenziamento o dimissioni per giusta causa ossia per un motivo di gravità tale da rendere impossibile la prosecuzione, anche provvisoria del rapporto di lavoro. In questo caso, quindi, il rapporto cessa non appena una delle due parti comunica all’altra la propria volontà in tal senso, a prescindere dalla vigenza del patto di stabilità.

Se è il lavoratore a dimettersi per giusta causa, avrà diritto al preavviso (in caso di contratto a tempo indeterminato) e al risarcimento del danno per il periodo minimo garantito.

Recesso dal patto di stabilità

Resta sempre potere delle parti sciogliere il patto di stabilità volontariamente in qualsiasi momento. In tal caso, non spetteranno automaticamente né l’indennità sostitutiva del preavviso né il corrispettivo economico del patto di durata minima, salvo che le parti abbiano stabilito diversamente.

Che succede se il patto di stabilità non viene rispettato?

Se, nonostante il patto di stabilità, una parte recede dal contratto prima della scadenza della data indicata nel contratto, questa dovrà risarcire all’altra ogni danno.

In particolare:

  • se il recedente inadempiente è il lavoratore (che si dimette prima della scadenza del periodo di durata minima), egli è tenuto a risarcire il danno subito dal datore, per esempio per i costi sostenuti per la formazione o il reclutamento nella misura e con le modalità normalmente previste dalla clausola stessa, quindi anche con riferimento a una somma prestabilita. È stata ritenuta valida la pattuizione in forza della quale il dipendente, assunto al fine di acquisire nel corso della durata stessa una specifica professionalità (l’abilitazione alla guida di un certo tipo di aeroplano), si obbligava a rimborsare all’impresa le spese incontrate dalla stessa per l’addestramento a tale guida, nel caso in cui egli si fosse dimesso prima della scadenza della durata minima garantita;
  • ove sia il datore a recedere in anticipo dal contratto, sarà tenuto a pagare l’intero compenso che sarebbe spettato per il periodo garantito, salva la possibilità di detrarre (se ne fornisce la prova) l’aliunde perceptum, ossia le somme che il lavoratore abbia percepito dopo il recesso grazie a un’altra occupazione.


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