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Stop al petrolio russo nell’Ue: cosa significa?

31 Maggio 2022 | Autore:
Stop al petrolio russo nell’Ue: cosa significa?

Entro la fine del 2022, blocco del 90% del greggio da Mosca ma si lavora per l’embargo totale. Quanto può pesare all’Italia? Si deve temere per il «pieno»?

Dopo il gas, la Russia può tenersi anche il suo petrolio. Lo ha deciso il Consiglio europeo che, nel cuore della notte, ha annunciato l’accordo raggiunto tra i 27 per «vietare l’esportazione» di greggio da Mosca nell’Unione europea. Una doppia imposizione, dunque: la Russia non potrà vendere petrolio agli Stati membri dell’Ue e questi ultimi non potranno comprarlo.

In pratica, si tratta di uno stop all’acquisto del 90% del greggio russo entro la fine del 2022 nell’ambito del nuovo pacchetto di sanzioni per convincere il Cremlino a fermare il conflitto in Ucraina. Secondo il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, l’embargo porta via con sé «enormi risorse a macchina guerra Mosca».

Ma in che cosa consiste esattamente l’accordo della scorsa notte? E perché viene bloccato l’acquisto del 90% del petrolio e non, a questo punto, del 100%? Che cosa significa per i Paesi europei nella vita di tutti i giorni? Avremo, in qualche modo, delle conseguenze (economiche o di fornitura) sui nostri pieni di carburante?

Spiegano da Bruxelles: «Il Consiglio europeo è impegnato a intensificare la pressione su Russia e Bielorussia per contrastare la guerra della Russia contro l’Ucraina. Il Consiglio europeo invita tutti i Paesi ad allinearsi con le sanzioni dell’Ue. Qualsiasi tentativo di aggirare le sanzioni o di aiutare la Russia con altri mezzi deve essere fermato. Il Consiglio europeo conviene che il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia riguarderà il greggio, nonché i prodotti petroliferi, consegnati dalla Russia negli Stati membri, con un’eccezione temporanea per il greggio consegnato tramite oleodotto. Il Consiglio europeo esorta pertanto a finalizzarlo e adottarlo senza indugio, garantendo un mercato unico dell’Ue ben funzionante, una concorrenza leale, la solidarietà tra gli Stati membri e condizioni di parità anche per quanto riguarda l’eliminazione graduale della nostra dipendenza dalla Russia sui combustibili fossili».

E questo è il comunicato ufficiale dell’accordo che, tra le righe, fa capire varie cose. Una di queste è che l’attuale embargo al 90% verrà portato al 100% in tempi brevi. Lo spiega la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: «Due terzi del petrolio importato in Ue è via mare e un terzo è tramite l’oleodotto, ovvero mediante il Druzhba che serve Ungheria, Germania e Polonia. Dato che abbiamo chiari impegni da Germania e Polonia sullo stop dell’acquisto del petrolio russo entro l’anno, vuol dire che lo stop riguarderà il 90% del petrolio russo». Ma – rassicura Bruxelles – il restante 10% che transita via oleodotto verrà comunque bloccato: «Molto presto torneremo al Consiglio per uno stop totale al petrolio russo».

Ma l’aspetto che più interessa ai cittadini europei è quello legato alle forniture: l’Unione europea ha un «piano B»? C’è il rischio che restiamo senza carburante o che il prezzo di benzina e gasolio subiscano una nuova impennata a causa dello stop alle importazioni di petrolio russo? Sia Ursula von der Leyen sia Charles Michel provano a rassicurare: «In caso di interruzioni improvvise della fornitura, saranno introdotte misure di emergenza per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. A tale riguardo – spiegano i vertici dell’Unione – la Commissione monitorerà e riferirà regolarmente al Consiglio sull’attuazione di tali misure per garantire condizioni di parità nel mercato unico dell’Ue e la sicurezza dell’approvvigionamento».

In altre parole, sembra che il messaggio finale di Von der Leyen e Michel sia questo: «Fidatevi di noi, che in caso di difficoltà interverremo». Come, però, non è dato a sapersi finora.

È anche vero che per l’Italia il problema si pone solo fino a un certo punto: il nostro Paese importa greggio da ventidue Stati nel mondo. Nel 2021, ha acquistato dalla Russia 5,1 milioni di tonnellate di petrolio, il 10% del totale importato. Il che, rispetto al 2020, già era quasi il 2% in meno. Ciò non toglie, però, che un blocco totale del petrolio che arriva da Mosca può creare degli squilibri economici a livello internazionale che l’Unione europea non potrà certamente ignorare.

Secca, comunque, la risposta del Cremlino alle sanzioni decise dal Consiglio europeo. La Russia replica alle ultime assicurando che troverà nuovi importatori. Il rappresentante permanente presso gli organismi internazionali a Vienna, Mikhail Ulyanov, lo ha fatto citando Ursula von der Leyen. «Come ha detto giustamente ieri – ha scritto su Twitter – la Russia troverà nuovi importatori. Degno di nota il fatto che contraddica le sue dichiarazioni del giorno prima. Rapido cambiamento di impostazione che indica che l’Ue non è in gran forma».



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