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Privacy: se il dipendente di banca controlla nel tuo conto corrente

11 Ottobre 2014
Privacy: se il dipendente di banca controlla nel tuo conto corrente

Un software registrerà tutte le intrusioni del bancario all’interno dei dati dei correntisti, verificando se vi sono comportamenti anomali e se la frequenza e la periodicità dei controlli costituisca un pericolo di lesione della privacy.

Dopo ben due anni e mezzo e una serie infinita di proroghe, lo scorso 30 settembre è finalmente entrato in vigore il provvedimento del Garante della Privacy (emanato nel lontano 2011 [1]) che tutela la riservatezza dei clienti delle banche: i correntisti, da oggi, dovrebbero essere più tutelati (il condizionale è sempre d’obbligo quando si parla di istituti di credito).

Di cosa si tratta?

Se il tuo problema è tutelare la privacy dai rischi di invadenza del dipendente bancario che, magari, tramite il proprio terminale, potrebbe controllare la giacenza e i depositi di cui sei titolare, la nuova disciplina mira a risolvere questa lacuna normativa.

Infatti, da ora in poi, le banche saranno obbligate a registrare tutte le operazioni informatiche di ricerca di dati e informazioni effettuate dai propri dipendenti su tutti i rapporti bancari dei clienti (comunque gestiti, allo sportello o via web o tramite call center). Se il numero di consultazioni dei dati del correntista (non autorizzate ovviamente da quest’ultimo) raggiunge una certa soglia critica, l’istituto di credito dovrà intervenire.

In altre parole, tutte le volte in cui la frequenza e la ripetitività delle interrogazioni effettuate fanno supporre “comportamenti anomali“, anche in relazione alle mansioni svolte da chi effettua le ricerche, il dipendente sarà a rischio sanzione disciplinare ed, eventualmente, passibile di un giudizio civile da parte del cliente della banca.

In questo modo il Garante per la privacy tenta di evitare intrusioni o accessi non giustificati ai dati dei clienti.

Non sono purtroppo rari i casi di sottrazione e compravendita di informazioni bancarie sulla clientela, anche con la complicità di dipendenti infedeli, trasmesse a terzi. Senza considerare quei comportamenti di collusione con la criminalità organizzata.

Ma potrebbe anche essere il caso di un dipendente che venga “pagato sottobanco” da una società investigativa privata, alla quale fornisca informazioni circa l’esistenza di un conto corrente di un determinato soggetto, da sottoporre poi a pignoramento.

Queste condotte illecite dovrebbero, da oggi, essere controllate attraverso dei software dedicati a raccogliere i file “log” dei dipendenti e analizzare le loro ricerche informatiche per rispondere alle disposizioni del provvedimento che limita l’uso dei dati tracciati ai soli fini stabiliti dal Garante.

Le verifiche in sostanza prendono la forma di sistemi informatici automatici che producono “avvisi” in caso di presunte anomalie, effettuando controlli a campione. Le analisi degli “alert” sono svolte dalle strutture bancarie responsabili dell’It.

In caso di anomalie con potenziali violazioni della privacy dei clienti, queste vengono segnalate alle funzioni aziendali di controllo e alle direzioni Risorse umane. I bancari coinvolti devono essere informati “senza ritardo” della verifica in corso e possono essere sentiti, anche su propria richiesta, con l’eventuale assistenza dei sindacati.

Il vero “gap” di questo sistema è la trasparenza nei confronti della clientela. Infatti, se è vero che i panni sporchi si lavano a casa propria, l’istituto di credito avrà anche tutto l’interesse a coprire eventuali scandali interni, senza farli filtrare ai propri clienti.


note

[1] Garante della Privacy n. 192 del 12.05.2011. L’accordo-quadro di categoria sulla materia era stato firmato tra Associazione bancaria e sindacati di categoria solo il 15 aprile ed è stato poi riversato sulle 440 banche associate. Analoghe regole sono state firmate anche per le Bcc.

Autore immagine: 123 rf com


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2 Commenti

  1. “Ma potrebbe anche essere il caso di un dipendente che venga “pagato sottobanco” da una società investigativa privata, alla quale fornisca informazioni circa l’esistenza di un conto corrente di un determinato soggetto, da sottoporre poi a pignoramento.” Siamo così sicuri che un’agenzia investigativa privata sia disposta a giocarsi la licenza di pubblica sicurezza “pagando sottobanco” il dipendente di una banca? Siamo così sicuri che il dipendente della banca sia disposto a giocarsi il posto per alcune decine di euro? Questa è pura fiction!

    1. La corruzione è uno dei grandi mali di questo paese. No mi sorprendo che possa succedere questo. Difficilmente l’agenzia investigativa privata perderebbe la licenza ne il dipendente il posto. Per quest’ultimo un’ammonizione scritta o al massimo un trasferimento. La banca ha l’interesse primario di tutelare la sua immagine e qundi che la cosa non divenenti di dominio pubblico come conseguenza di un eventuale processo per causa di lavoro.

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