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Rateazione avvisi bonari e accertamenti: il lieve inadempimento

21 ottobre 2015


Rateazione avvisi bonari e accertamenti: il lieve inadempimento

> Business Pubblicato il 21 ottobre 2015



Agenzia delle entrate: i nuovi piani di dilazione dei pagamenti e la decadenza dal beneficio della rateazione.

La riforma della riscossione ha modificato la disciplina sulla rateazione degli avvisi bonari e degli atti di accertamento ampliando la durata della stessa e introducendo misure di tutela per il contribuente che sia incorso in errori lievi (il cosiddetto lieve inadempimento).

Prima della riforma, la disciplina della rateazione dei pagamenti prevedeva:

– per gli avvisi bonari (derivanti dalla liquidazione delle dichiarazioni per controllo automatico o controllo formale) la dilazione variava in base al debito: in particolare, per somme fino a 5.000 euro, la rateazione poteva giungere sino a 6 rate trimestrali, mentre per somme superiori, il periodo massimo arrivava a 20 rate trimestrali.

– per gli atti di accertamento: la dilazione per somme non superiori a 50.000 euro poteva essere di massimo 8 rate trimestrali; per somme superiori a 50.000 euro il limite era di 12 rate trimestrali.

Con la riforma [1], invece, si sono allineate le durate minime, mantenendo tuttavia la diversificazione delle durate massime. In particolare:

– per gli avvisi bonari inferiori a 5.000 euro la dilazione è di massimo 8 rate trimestrali, mentre per gli avvisi superiori resta pari a 20 rate trimestrali;

– per atti di accertamento, la dilazione per somme non superiori a 50.000 euro resta di massimo 8 rate trimestrali; per somme superiori a 50.000 euro il limite è ora di 16 rate trimestrali.

La decadenza

Il contribuente decade dalla dilazione se non paga nei tempi di legge la prima rata oppure se non paga una rata diversa dalla prima entro la scadenza di quella successiva. Si può rimediare a quest’ultima omissione attraverso il cosiddetto ravvedimento: in pratica, il debitore che salta una rata diversa dalla prima, può regolarizzare, in via agevolata, il tutto pagando l’importo dovuto (entro la scadenza della rata successiva), maggiorato degli interessi legali e della sanzione ridotta, variabile in ragione del ritardo con il quale avviene il versamento. In particolare, per ritardi non superiori a 30 giorni, si versa la sanzione pari a un decimo di quella di legge. Per ritardi superiori, non eccedenti 90 giorni, la sanzione diventa un nono di quella di legge.

Se l’omissione del pagamento riguarda l’ultima rata trimestrale, il ravvedimento dovrà essere eseguito non oltre 90 giorni dalla relativa scadenza. Decorso tale termine, scatta la sanzione piena del 30% dell’importo non pagato: sanzione che viene iscritta direttamente a ruolo e passa a Equitalia (la quale deve notificare la cartella di pagamento entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di scadenza dell’ultima rata).

Se il contribuente decade dalla dilazione, sulle somme residue dovute a titolo di imposta è dovuta una sanzione pari al 45% delle somme stesse (in precedenza era del 60%).

Il lieve inadempimento

Se in passato il contribuente perdeva il beneficio della rateazione se non pagava la prima rata alla scadenza prestabilita (bastava un solo giorno di ritardo) oppure se non pagava una delle rate successive entro la scadenza di quella immediatamente seguente, anche nei casi di piccola omissione di versamento, oggi la riforma ha previsto un regime più favorevole al contribuente.

È stato infatti introdotto l’istituto del “lieve inadempimento[2] con la funzione di salvare la dilazione da errori o omissioni di gravità trascurabile.

Si ha lieve inadempimento nei seguenti casi:

– in caso di ritardo nel pagamento della prima rata non superiore a 7 giorni (per le rate successive alla prima, non vi è tolleranza alcuna sui tempi di pagamento: in pratica, se il contribuente versa una delle rate successive alla prima con un ritardo anche di un solo giorno rispetto alla scadenza della rata immediatamente seguente, la dilazione decade);

– oppure in presenza di omissioni non superiori al 3% della rata e comunque a 10.000 euro (l’omissione potrebbe anche reiterarsi: per cui se il contribuente incorre più volte in questa lieve violazione, con riferimento ad una pluralità di rate, ciò non comporta la perdita del beneficio del termine).

In ogni caso, anche il lieve inadempimento comporta l’applicazione delle sanzioni, se il contribuente non vi rimedia attraverso il ravvedimento. L’agenzia delle Entrate, pertanto, provvederà a iscrivere a ruolo la sanzione del 30%, gli interessi legali e, se dovuto, il tributo, nelle ipotesi in esame.

note

[1] Dlgs 159/2015 (art. 2 che ha modificato l’art. 3 bis Dlgs 462/1997 e l’art. 8 Dlgs 218/1997).

[2] Art. 3 Dlgs 159/2015 che ha introdotto l’art. 15 ter Dpr 602/1973.

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