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Si può sequestrare un conto corrente cointestato?

1 Giugno 2022 | Autore:
Si può sequestrare un conto corrente cointestato?

Secondo la Corte di Cassazione, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente può colpire l’intera somma depositata sul conto comune.

In un conto corrente cointestato le somme depositate appartengono in pari misura a tutti i cointestatari: sono in comproprietà. Inoltre, se c’è l’operatività a firme disgiunte, ciascun cointestatario può disporre dell’intera somma senza dover interpellare prima gli altri.

Di solito, si apre un conto corrente cointestato – con il coniuge, un figlio, un altro familiare, un amico o un socio – per motivi di praticità. Questo avviene soprattutto nelle famiglie, in modo da consentire ad ognuno di alimentare il conto con i propri redditi e di effettuare di volta in volta i prelievi e le altre operazioni necessarie, attingendo da questa “cassa comune” con il bancomat, o con le eventuali carte di credito collegate al conto, ed anche disponendo bonifici o emettendo assegni.

Ma in caso di commissione di illeciti da parte di uno dei contitolari del rapporto, si può sequestrare un conto corrente cointestato? Secondo la giurisprudenza più recente, la risposta è affermativa. Lo schermo delle quote ideali di proprietà – ad esempio, nel caso di due coniugi, il 50% ciascuno – vale solo nei rapporti interni e non può essere opposto all’Autorità giudiziaria.

A chi appartengono i soldi depositati su un conto corrente cointestato?

Il denaro depositato su un conto corrente cointestato si presume, fino a prova contraria, di proprietà di tutti i cointestatari, per quote uguali in capo a ciascun contitolare. A volte, accade che il conto corrente sia alimentato, di fatto, da un solo soggetto: ad esempio, il capofamiglia che è l’unico a percepire redditi, con lo stipendio che gli viene accreditato mensilmente sul conto. In tali casi, possono sorgere divergenze con gli altri cointestatari se essi tendono ad appropriarsi dell’intera somma, contro la volontà di colui che aveva fatto affluire la provvista sul conto.

La maggior parte dei conti correnti cointestati sono accesi a firme disgiunte, per consentire a ciascun correntista di operare autonomamente rispetto agli altri, senza bisogno del loro preventivo consenso per ogni operazione. Nelle famiglie, ciò consente un risparmio di spese, perché si dovranno sostenere i costi di gestione di un unico conto, anziché di due o più conti correnti separati. Però possono sorgere problemi sulla titolarità delle somme e sulla loro spartizione, in caso di morte di uno dei cointestatari o di separazione dei coniugi (al riguardo leggi “Conto cointestato: è possibile dividere il saldo?“).

Sequestro preventivo di conti correnti cointestati: come funziona

Il sequestro preventivo di un conto corrente è una misura cautelare, prevista dall’art. 321 del Codice di procedura penale, e viene adottato dall’Autorità giudiziaria in caso di gravi indizi di commissione di reati.

Il sequestro è preordinato alla confisca, che consiste nella sottrazione definitiva delle somme al reo, e ne anticipa gli effetti, per evitare i rischi di dispersione o di occultamento delle somme.

La particolarità più importante è che, in caso di commissione di alcuni gravi reati, come quelli contro la Pubblica Amministrazione, i delitti tributari e la truffa ai danni dello Stato o di altri Enti pubblici, il sequestro può essere operato “per equivalente”, ossia non direttamente sul profitto illecito derivante dal reato, ma su una somma di denaro di pari ammontare. Il denaro, infatti, è un bene fungibile per natura.

Quando si può sequestrare un conto corrente cointestato?

Secondo la giurisprudenza penale, la norma del Codice civile sui depositi di denaro, che presume l’attribuzione in parti uguali tra gli intestatari delle somme presenti su un conto corrente cointestato, non opera quando si è in presenza di un reato: in tal caso, il sequestro preventivo può colpire l’intero ammontare del conto, anche se vi sono cointestatari del tutto estranei al reato ipotizzato a carico di uno di loro. Ecco un esempio.

Aldo è proprietario di una piccola azienda e ha compiuto una frode fiscale. È anche titolare di un conto corrente cointestato con la moglie, Marina. Gli inquirenti, nell’ambito delle indagini per il reato tributario commesso, sequestrano le somme presenti sul conto cointestato senza limiti, dunque colpendo anche la parte di proprietà della moglie, che però è estranea al reato attribuito al marito. Secondo la Corte di Cassazione il sequestro è legittimo, perché in assenza di vincoli anche Marina potrebbe disporre delle somme depositate sul conto corrente comune.

Secondo la Corte di Cassazione [1], le somme depositate su un conto corrente cointestato possono essere sottoposte a sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, se il conto è a firme disgiunte e, perciò, ognuno dei cointestatari ha la libertà di disporne. La Suprema Corte rileva che in tali casi «a maggior ragione sussiste la disponibilità quando il conto è cointestato con una persona estranea al reato, perché non rilevano presunzioni o vincoli posti dal codice civile per regolare i rapporti interni tra creditori e debitori solidali o i rapporti tra banca e depositante, anche se nel prosieguo si può procedere a un effettivo accertamento dei beni di esclusiva proprietà di terzi estranei al reato».


note

[1] Cass. sent. n. 20726/2022.


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