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Ecco che succede quando acquisti un bene che non puoi permetterti

12 Ottobre 2014 | Autore:
Ecco che succede quando acquisti un bene che non puoi permetterti

No redditometro se provi la simulazione nell’acquisto del bene o la donazione o l’acquisto tramite successione: sufficiente al contribuente la dimostrazione del mancato passaggio di denaro.

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti: ogni vostro acquisto e qualsiasi altro tipo di incremento patrimoniale viene comunicato al fisco. Non certo la spesa che fate al supermercato; neanche il giornale o, magari, una sera a ristorante con gli amici (salvo che, scioccamente, chiediate la fattura solo per recuperare qualche euro nella dichiarazione dei redditi). Parliamo invece delle spese – di solito elevate – sostenute per l’acquisto di beni destinati a incrementare durevolmente il vostro patrimonio. Non solo, quindi, una casa, un’auto o una barca, ma anche un viaggio, la cameretta per il vostro figlio, la ristrutturazione di casa, il televisore acquistato con la finanziaria, un contratto di affitto, ecc. Insomma, non c’è bisogno di muovere grosse somme per far scattare i campanellini del fisco.

Come faccia, poi, il fisco a sapere ogni movimento del vostro “carrello della spesa” lo abbiamo spiegato in un precedente articolo (leggi: “Tutti gli strumenti del fisco con cui controlla i contribuenti”). In questa sede, invece, grazie al suggerimento fornitoci da una recentissima sentenza della Cassazione, spiegheremo piuttosto come difendersi dal conseguente accertamento fiscale (in questo caso, si chiama “accertamento sintetico”).

Perché una cosa è certa: se spendiamo troppo rispetto alle nostre possibilità – almeno a quelle comunicate all’Agenzia delle Entrate nella dichiarazione dei redditi – scatta l’allarme rosso chiamato “redditometro”: uno strumento capace di confrontare la congruità delle spese da noi sostenute con i redditi che abbiamo incassato e dichiarato all’amministrazione finanziaria o con i risparmi che abbiamo accumulato nel conto corrente. Se c’è qualche incoerenza, allora scatta appunto il redditometro.

Ed è proprio per difendersi dal redditometro che bisogna dimostrare come, in realtà, il denaro speso non sia il nostro, ma ci sia stato donato o trasmesso in qualsiasi altro modo.

Uno di questi, potrebbe, per esempio, essere quello di un lascito testamentario (ne abbiamo già parlato in: “No accertamento fiscale sul contribuente che ha avuto un’eredità”); oppure il caso in cui si è solo ottenuto una donazione o un accollo da parte di uno dei componenti il nucleo familiare (leggi: “Come salvarsi dal redditometro ricorrendo ai redditi di famiglia”).

Un’ulteriore modo per smontare il redditometro – ed è quella suggerita venerdì scorso dalla Cassazione [1] – è quello di dimostrare che l’acquisto del bene è, in realtà, simulato e non vi è stato un reale passaggio di denaro. Insomma, il consumatore deve provare che l’incremento patrimoniale è solo simulato. Tra le prove contrarie, infatti, è ammessa anche la dimostrazione che l’esborso non è avvenuto e che pertanto non sussiste una reale disponibilità economica.

Resta dunque sempre salva la possibilità per il contribuente di fornire la prova contraria, consistente nella dimostrazione documentale della sussistenza e del possesso, da parte sua, di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o, più in generale, nella prova che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.

La prova deve essere, si diceva, “documentale”: ecco perché è sempre bene pagare le spese con mezzi tracciabili e conservare la documentazione di riferimento.


note

[1] Cass. sent. n. 21442 del 10.10.2014.

Autore immmagine: 123rf com


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