Internet: la dichiarazione dei diritti tra poche ore

12 Ottobre 2014
Internet: la dichiarazione dei diritti tra poche ore

La carta magna del web sul sito della Camera dei deputati.

 

Domani, il sito della Camera dei deputati vedrà finalmente pubblicata la prima bozza della dichiarazione dei diritti di internet, frutto del lavoro di una Commissione parlamentare presieduta dall’ex garante per la privacy, Stefano Rodotà.

 

Rodotà, da sempre difensore del mondo della rete, ma anche sostenitore di una politica di tutela dei diritti del cittadino, è riuscito, in questo modo, a portare il nostro Paese al passo con quegli altri Stati (ancora pochi, in verità) che si battono per un aggiornamento dei diritti dell’uomo all’era di internet.

Non si tratta di creare nuovi diritti – la nostra Costituzione è già sufficientemente completa e amplia da poter essere interpretata anche per i nuovi mezzi di comunicazione – ma di rafforzare quelli esistenti. E ciò perché il web ha caratteristiche proprie, con cui mai la legge si era confrontata prima e la tutela della democrazia necessita, quindi, di apposite tutele.

Ciò è tanto vero che il primo articolo della bozza richiama tutte le norme della costituzione e dell’ordinamento, stabilendo che su internet sono garantiti tutti i diritti già riconosciuti dalle leggi, dalle costituzioni, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Insomma: un modo per dire che il web non è una frattura rispetto al modo per come già lo conosciamo, né un porto franco dove le vecchie regole non valgono più. Ma anzi, è un posto – pubblico – che parte dal passato e lo rafforza.

È implicito quindi tanto il richiamo al diritto di libertà di espressione e di accesso alle informazioni, quanto anche la tutela dei diritti contrapposti (la privacy, la tutela dell’onore e della reputazione, della proprietà intellettuale e del diritto d’autore).

Ma oltre a ciò vengono previsti una gamma di nuovi diritti e principi che possono essere sintetizzati in due categorie:

1. i diritti basilari, necessari a garantire un accesso adeguato alla rete (rimuovendo barriere tecnologie, economiche e culturali). Tra questi si può includere il principio della net neutrality, già elaborato a livello comunitario, tanto dal Parlamento europeo, quanto dalla corte di Giustizia UE;

2. i diritti che tutelano i cittadini, nel mondo quotidiano dell’online, dagli abusi di potere, abusi che possono provenire da soggetti pubblici (governi) o privati (titolari delle nostre informazioni (come le banche dati dei motori di ricerca o dei grossi fornitori di servizi come Facebook).

I diritti basilari

Immancabile il richiamo al diritto alla copertura di banda larga per tutta la popolazione, strumentale al diritto all’accesso alla rete; vengono addirittura fissate delle velocità minime crescenti negli anni, in proporzione con lo sviluppo dei servizi internet.

L’accesso libero ha senso solo nella misura in cui i contenuti siano anch’essi liberi. Ecco, quindi, che viene in rilievo il diritto di informazione e la necessità di evitare che i servizi e i contenuti non subiscano discriminazioni, alterazioni, interferenze di qualsiasi tipo. È il principio della neutralità della rete e secondo gli autori della bozza italiana va tutelata anche in mobilità. È una posizione innovativa e d’avanguardia, dato che finora le reti mobili ne sono state esonerate.

Scontato anche il richiamo alla privacy dei cittadini e al divieto di sorveglianza di massa e indiscriminata dei dati.

Un punto innovativo della Dichiarazione italiana è quello dell’autodeterminazione informativa: il diritto, per ciascun utente del web, a mantenere un pieno e costante controllo sui propri dati personali presenti online e gestiti da terzi soggetti. Per trattarli, serve un nostro consenso esplicito e informato, che peraltro può essere revocato in qualsiasi momento. È la politica recentemente adottata con riferimento ai cookies e al diritto all’oblio.

Prevedere una carta dei diritti di internet solo a livello nazionale, all’interno cioè di uno o di pochi singoli Stati, non ha alcun senso. La natura transfrontaliera con cui opera il web e la facilità con cui è possibile aggirare i filtri nazionali (per esempio, connettendosi a un server proxy è possibile visualizzare siti a cui le autorità nazionali hanno impedito l’accesso) rendono necessario un riconoscimento sovranazionale dei suddetti principi: bisogna, insomma, lavorare, tutti insieme, a una dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sul web. Secondo, infatti, la Dichiarazione italiana, solo grazie ad autorità nazionali e sovranazionali è possibile far rispettare i diritti dei cittadini sulla rete. Le autorità avrebbero anche il compito di valutare la conformità di ogni nuova legge con i diritti fondamentali di internet.

La sfida ora sarà passare dalle dichiarazioni di principio a leggi efficaci a livello nazionale e non solo.

Per chi vuole interagire

Dopo la pubblicazione sul sito della Camera, schedulata di qui a qualche ora, la bozza della dichiarazione resterà online per circa quattro mesi per una consultazione pubblica. Quindi potrà essere usata per ispirare proposte di legge in Italia ed Europa.


note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Magari e ora che Italia va a pari passo con i paesi che celano da tempo
    In Albania adsl 8euro al mese 7 mega..

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