Diritto e Fisco | Articoli

Conflitti tra genitori: quando c’è reato?

2 Giugno 2022 | Autore:
Conflitti tra genitori: quando c’è reato?

Litigi coniugali in presenza dei minori: il delitto di maltrattamenti scatta anche in caso di coppia separata o divorziata?

I litigi in famiglia sono all’ordine del giorno e possono capitare davvero a chiunque, anche nei nuclei più uniti. Quando si superano i limiti della ragionevolezza, però, possono scattare perfino le manette. Per la legge, infatti, le continue dispute tra coniugi possono integrare gli estremi di un delitto, soprattutto se ad assistervi ci sono i figli minori. Quando c’è reato per i conflitti tra genitori?

Sul punto, si è recentemente espressa la Corte di Cassazione con almeno due sentenze molto significative: la prima ha ribadito in quale occasione può scattare il reato di maltrattamenti in famiglia, mentre la seconda ha precisato che la presenza della prole è davvero rilevante solamente quando questa è sufficientemente grande per comprendere ciò che sta accadendo. Quando c’è reato per i conflitti tra genitori? Scopriamolo insieme.

Litigi tra genitori: cosa dice la legge?

In linea di massima, due genitori che litigano non commettono alcun illecito: si tratta di una condotta tutto sommato normale, di cui nessuno può lamentarsi, né davanti al giudice civile né davanti a quello penale.

Le cose possono cambiare, però, se i conflitti diventano una costante del matrimonio: in questo caso, non è da escludere che uno dei coniugi possa chiedere la separazione, perfino con addebito, se gli attacchi sono gratuiti e ingiustificati.

In altre parole, se il conflitto tra marito e moglie finisce per trascendere, allora i coniugi non solo si possono separare, ma la “parte lesa” può anche domandare l’addebito. Si pensi alla moglie aggredita verbalmente di continuo dal marito, anche quando non ci sono validi motivi: in un’ipotesi del genere, poiché la fine della relazione è sostanzialmente attribuibile all’uomo, a questi potrà essere attribuita la colpa esclusiva del naufragio matrimoniale, con la conseguenza che questi perderà:

  • il diritto al mantenimento;
  • il diritto a succedere all’altro coniuge nel caso di sua morte.

Conflitti coniugali: quando scatta il reato?

I conflitti tra coniugi integrano il reato di maltrattamenti [1] quando i litigi si traducono in una vessazione psicologica abituale.

In pratica, se il marito insulta continuamente la moglie in modo da renderle la vita impossibile, mortificandola davanti ai figli e umiliandola, allora per la legge scatta il reato. La pena prevista è la reclusione da tre a sette anni.

Non sono quindi necessarie percosse fisiche: anche la violenza psicologica, se ripetuta nel tempo, è sufficiente a rendere il litigio un vero e proprio reato.

Conflitti coniugali in presenza dei figli: cosa succede?

Per la legge le cose si aggravano se ai conflitti tra genitori assistono anche i figli: in questi casi, la legge prevede un aumento di pena pari alla metà.

Secondo la Corte di Cassazione [2], «il fatto commesso in presenza di un minore, soggetto “debole” per definizione, non è certamente privo di un significato offensivo nei confronti del minore medesimo, la cui integrità psichica, nel breve e/o nel lungo periodo, può essere seriamente compromessa dalla diretta percezione di gravi episodi di violenza commessi in ambito familiare».

Perché scatti l’aggravante dei maltrattamenti compiuti davanti al figlio minore occorre però che questi sia in grado di comprendere la gravità di ciò che sta accadendo sotto ai suoi occhi.

Ecco perché un’altra sentenza della Cassazione [3] ha affermato che l’aggravante dei maltrattamenti in presenza di minori scatta solamente se le condotte «sono idonee ad incidere sull’equilibrio psicofisico dello stesso».

Nel caso di specie, poiché il minore aveva solo tre mesi quando aveva assistito all’episodio dell’aggressione, la Corte ha ritenuto di escludere che quest’ultimo avesse potuto percepire il contesto ambientale e i maltrattamenti.

In pratica: le vessazioni tra coniugi meritano una pena più severa se commesse in presenza dei figli minori, purché questi abbiano l’età e le facoltà mentali per percepire concretamente ciò che accade, così da poterne ricevere un potenziale danno psicofisico.

Conflitti tra coniugi separati: è reato?

Il reato di maltrattamenti di cui abbiamo parlato sinora presuppone la convivenza: in altre parole, vittima e carnefice devono vivere sotto lo stesso tetto.

In assenza di questo importante elemento, il delitto viene meno. Ciò porterebbe ad escludere il reato di maltrattamenti tra coniugi ormai separati o divorziati che vivono ognuno nella propria abitazione. Ciononostante, la Corte di Cassazione [4] ha stabilito che il reato di maltrattamenti in famiglia si configura anche a seguito della cessazione della convivenza e in presenza della separazione, qualora l’attività persecutoria si contestualizzi in ambito familiare.

Per i Supremi giudici, il vincolo coniugale non viene meno con la separazione legale, ma si attenua soltanto, posto che rimangono integri i doveri di reciproco rispetto, di assistenza morale e materiale, nonché di collaborazione tra coniugi.


note

[1] Art. 572 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 21024 del 30 maggio 2022.

[3] Cass., sent. n. 21087 del 31 maggio 2022.

[4] Cass., sent. n. 39331 del 22 settembre 2016.

Autore immagine: pixabay.com

Cass. pen., sez. V, ud. 10 maggio 2022 (dep. 31 maggio 2022), n. 21087

Presidente Di Stefano – Relatore Di Geronimo

Ritenuto in fatto

  1. La Corte di appello di Messina, in parziale riforma della sentenza di primo grado, confermava la condanna di C.A. per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, riconoscendo le circostanze generiche equivalenti alle contestate aggravanti e, per l’effetto, rideterminava la pena in anni due e mesi due di reclusione.
  2. Avverso la suddetta sentenza, sono stati formulati due motivi di ricorso.

2.1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce violazione di legge in relazione all’art. 572 c.p., sostenendo che la Corte di appello avrebbe erroneamente ritenuto sussistente l’abitualità della condotta di maltrattamenti, senza considerare che i fatti si erano svolti nell’arco di un ridotto periodo di convivenza. In particolare, l’imputato si era trasferito presso l’abitazione della madre, ove risiedeva anche la sorella, da circa un mese prima della commissione del reato di lesioni personali ai danni della sorella, dal quale scaturiva la presentazione della denuncia. L’unico fatto realmente lesivo dell’integrità fisica dei conviventi, si sarebbe verificato il (omissis), mentre nel periodo antecedente vi sarebbero stati esclusivamente litigi e discussioni, inidonei a determinare quello stato di vessazione richiesto dall’art. 572 c.p..

2.2. Con il secondo motivo, deduce violazione di legge in relazione all’errato riconoscimento dell’aggravante di cui all’art. 572 c.p., comma 2.

Il ricorrente dà atto che ai fini della configurazione del reato di maltrattamenti nei confronti di un minore occorre che questi abbia la capacità di percepire il clima di oppressione indotto dalla condotta illecita. Sostiene il ricorrente che il figlio della sorella avrebbe assistito esclusivamente all’episodio verificatosi il (omissis) e, comunque, questi, avendo all’epoca dei fatti solo tre mesi di vita, non era in condizione di subire conseguenze traumatizzanti.

  1. Il procedimento è stato trattato in forma cartolare, ai sensi del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8, e D.L.n. 105 del 23 luglio 2021, art. 7.

Considerato in diritto

  1. Il ricorso è fondato nei limiti di cui in motivazione.
  2. Il primo motivo è infondato. Nelle sentenze di primo e secondo grado è stato compiutamente ricostruito il clima familiare instauratosi a seguito del trasferimento dell’imputato presso l’abitazione materna, nella quale già conviveva anche la sorella dello stesso.

La madre e la sorella dell’imputato hanno concordemente fornito un quadro connotato dall’abitualità di offese e minacce che l’imputato rivolgeva con cadenza sostanzialmente quotidiana nei confronti delle predette. Le persone offese hanno specificato che C. aveva instaurato un clima vessatorio all’interno della famiglia, tale da ingenerare fondati timori anche per la propria incolumità fisica.

Il contesto che descrivono le sentenze di merito, pertanto, rientra appieno nella nozione di maltrattamenti in famiglia, dovendosi unicamente esaminare se nonostante la brevità della convivenza – circa un mese – si possa configurare il presupposto dell’abitualità.

2.1. Ritiene la Corte che al suddetto quesito va data risposta positiva, dovendosi affermare il principio secondo cui l’abitualità nel reato di maltrattamenti in famiglia può essere integrato anche nel caso in cui il compimento di più atti, delittuosi o meno, che determinino sofferenze fisiche o morali, vengano posti in essere in lasso temporale non necessariamente prolungato, a condizione che la protrazione della condotta sia comunque idonea dar luogo ad uno stato di vessazione e soggezione dei familiari conviventi vittima del reato (in tal senso Sez. 6, n. 25183 del 19/12/2012, Rv.253041; si veda anche Sez.3, n. 6724 del 22/11/2017, dep. 2018, Rv. 272452).

La durata complessiva dell’arco temporale entro il quale si manifestano le condotte maltrattanti è un dato tendenzialmente neutro ai fini della configurabilità del reato, salvo restando che, se la convivenza si è protratta per un periodo, limitato occorrerà che i maltrattamenti siano posti in essere in maniera continuativa e ravvicinata.

In definitiva, tanto più è ridotto il periodo della convivenza, tanto maggiore deve essere la ripetitività ed offensività delle condotte maltrattanti, affinché si ritenga instaurato quel clima di abituale vessazione della persona offesa che costituisce l’elemento tipico del reato in esame.

Nel caso di specie, tale condizione deve ritenersi verificata, posto che – a prescindere dall’episodio in cui l’imputato ha cagionato lesioni personali alla sorella – le condotte maltrattanti avvenivano con una frequenza, sostanzialmente quotidiana, il che le rende idonee ad integrare il reato di cui all’art. 572 c.p. nonostante la breve durata della convivenza.

  1. Il secondo motivo di ricorso è fondato. Occorre premettere che alle condotte maltrattanti ed, in particolare, all’episodio verificatosi il (omissis) avrebbe assistito il figlio di C.D. , sorella dell’imputato, che all’epoca aveva solo tre mesi.

Sostiene il ricorrente che la tenera età del bambino era tale da non consentirgli di poter consapevolmente percepire l’accaduto, il che determinerebbe il venir meno dell’ipotesi aggravata.

Sul tema questa Sezione si è già pronunciata con una recente sentenza secondo cui è configurabile il reato di maltrattamenti nei confronti di un infante che assista alle condotte maltrattanti poste in essere in danno di altri componenti della sua famiglia, a condizione che tali condotte siano idonee ad incidere sull’equilibrio psicofisico dello stesso (Sez.6, n. 27901 del 22/09/2020, Rv. 279620).

Nel caso di specie, deve ritenersi che la tenera età del minore (di soli tre mesi) sia tale da consentire di escludere che questi possa aver in qualche modo percepito il contesto ambientale e le condotte maltrattanti, pertanto l’aggravante va esclusa.

  1. L’annullamento limitato all’aggravante comporta la trasmissione degli atti alla Corte di appello per la rideterminazione della pena, fermo restando l’intervenuta irrevocabilità del giudizio di responsabilità sul reato di maltrattamenti.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al riconoscimento dell’aggravante di cui all’art. 572 c.p., comma 2, e rinvia per la rideterminazione della pena ad altra sezione della Corte di appello di Messina.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube