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Bonus prima casa: nuovo motivo per perderlo

1 Giugno 2022
Bonus prima casa: nuovo motivo per perderlo

Se, entro 18 mesi dall’acquisto, l’acquirente non trasferisce la propria residenza nel Comune dove si trova l’immobile perde il diritto all’incentivo.

La Cassazione ha chiarito un importante principio che d’ora in poi sarà bene avere chiaro in testa quando si acquista una casa. Secondo i giudici di legittimità [1] si perde il diritto a godere dell’agevolazione «prima casa» se non ci si trasferisce nel comune dove questa è costruita (o in fase di costruzione) entro 18 mesi dalla stipula dell’atto di permuta.

Nello specifico a fare ricorso erano stati due contribuenti che avevano deciso di appellarsi alla Corte dopo essersi visti revocata l’agevolazione «prima casa» Iva, pari al 4%, perché non si erano trasferiti nel Comune dove l’immobile da loro acquistato oltre 18 mesi prima era in fase di costruzione (ma non ancora ultimato).

Con ordinanza la Cassazione reputa infondato il motivo di ricorso della coppia, rilevando la validità del dettato normativo, il quale stabilisce espressamente che l’aliquota agevolata dell’imposta di registro si applica solo a condizione che «l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza». E non solo: la norma prevede anche che l’acquirente debba esplicitamente inserire nell’atto d’acquisto, pena la decadenza del contratto, la dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune dove si trova l’immobile.

Per i giudici di legittimità, dunque, il fatto che l’acquirente abbia la residenza nel comune dove sorge o sorgerà l’immobile acquistato è un elemento costitutivo del bonus concesso per le prime case. E nel caso in cui questi risieda altrove, gli viene espressamente chiesto di assumersi l’impegno di trasferirsi entro 18 mesi dall’acquisto (e non dalla conclusione della costruzione dell’immobile). Pertanto, i due compratori non possono stupirsi se, venendo meno alle loro responsabilità, si sono visti ritirare il beneficio concesso.

La Cassazione specifica però che la decadenza può essere esclusa nel caso in cui il mancato trasferimento di residenza entro i 18 mesi dall’acquisto sia dovuto a causa di forza maggiore, inteso come «evento non prevedibile, che sopraggiunge inaspettato e sovrastante la volontà del contribuente» (ad esempio come nel caso di un’improvvisa pandemia globale).

In linea generale, dunque, il mancato trasferimento nei termini previsti, secondo i giudici – e secondo la legge – comporta un vero e proprio inadempimento del contribuente verso il fisco, con conseguente decadenza del beneficio. La mancata ultimazione dei lavori dell’alloggio non rileva in alcun modo ai fini della decorrenza del termine previsto.


note

[1] Cort. Cass. ord. n. 17867/22


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