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Che succede se non ci si presenta all’interrogatorio formale?

2 Giugno 2022
Che succede se non ci si presenta all’interrogatorio formale?

Interrogatorio del giudice: cosa rischia chi non risponde, chi non dice la verità o chi non compare in tribunale?

Le parti in causa non possono testimoniare in proprio favore in un processo, ma le loro dichiarazioni possono diventare prova se vengono acquisite in sede di interrogatorio formale. L’interrogatorio formale, per quanto condotto dal giudice, viene richiesto dall’avversario che, in tal modo, spera di far confessare alla controparte i fatti di cui questa è a conoscenza. In alcuni casi, quando ci si sente con le spalle al muro, la cosa migliore sarebbe trovare una scusa per non comparire in tribunale. Ma che succede se non ci si presenta all’interrogatorio formale? Quali sono le conseguenze? A spiegarlo è una recente ordinanza della Cassazione [1] che merita di essere spiegata.

Cos’è l’interrogatorio?

Si è appena detto che le parti non possono mai essere sentite come testimoni. Tuttavia, queste possono apparire dinanzi al giudice a fornire la propria versione dei fatti in due occasioni:

  • quando lo chiede il giudice che, informalmente, prima dell’inizio del processo, chiede di sentire personalmente i soggetti contendenti in modo da acquisire da loro maggiori dettagli utili alla decisione e – perché no – nello stesso tempo magari tentare una conciliazione. È il cosiddetto interrogatorio libero. Le affermazioni rilasciate dalle parti e verbalizzate non hanno alcun valore di prova ma possono tutt’al più rilevare quali indizi;
  • quando lo chiede una parte nei confronti dell’altra per sollecitare una confessione. In tal caso, la confessione avrà valore di prova legale (vincola cioè il giudice). È il cosiddetto interrogatorio formale che si svolge nella fase istruttoria del processo civile.

Come si chiede l’interrogatorio formale?

Nelle proprie memorie istruttorie, una parte richiede al giudice di sottoporre la controparte a un interrogatorio formale quando vuole provocare la sua confessione giudiziale. La parte che intende chiedere l’interrogatorio deve:

  • presentare la richiesta nei termini previsti per la formulazione delle istanze istruttorie;
  • proporre le domande a cui sarà sottoposta la controparte, formulando articoli separati e specifici.

Il giudice decide sull’ammissibilità dell’interrogatorio, valutando se il suo espletamento è efficace per ricercare la verità del giudizio.

Il giudice, una volta ammesso l’interrogatorio, deve interrogare la parte sui capitoli di prova formulati dalla controparte senza poter fare domande su fatti diversi, fatta eccezione per domande su cui concordano entrambe le parti. In ogni caso, può sempre chiedere chiarimenti sulle risposte ricevute.

La parte sottoposta a interrogatorio deve rispondere personalmente, senza servirsi di scritti, ma il giudice può consentirle di avvalersi di note o appunti, quando deve far riferimento a nomi o cifre oppure quando le circostanze lo consigliano.

Che si rischia se all’interrogatorio non si dice la verità?

L’interrogato non è comunque tenuto a dichiarare il vero, in quanto le parti, nel processo civile, non hanno l’obbligo giuridicamente sanzionato di dire la verità, se non nel caso in cui venga loro deferito il giuramento.

Che valore hanno le dichiarazioni riferite durante l’interrogatorio?

Se la parte interrogata confessa, affermando circostanze a lei sfavorevoli, queste hanno valore di confessione vera e propria. Sicché, il giudice deve considerarle come vere e non può decidere diversamente. Si dice infatti che tali dichiarazioni hanno valore di prova legale.

Viceversa, se il soggetto interrogato non confessa, non si verifica alcun effetto: le dichiarazioni che una parte compie in proprio favore infatti non hanno alcuna efficacia di prova in giudizio.

Che succede se all’interrogatorio ci si rifiuta di rispondere?

Se l’interrogato si rifiuta di rispondere all’interrogatorio senza giustificato motivo, il giudice, valutato ogni altro elemento di prova, può ritenere come ammessi i fatti dell’interrogatorio. La mancata risposta non equivale comunque a una confessione, ma viene lasciata al prudente apprezzamento del giudice.

Che succede se non ci si presenta all’interrogatorio?

La mancata comparizione della parte all’interrogatorio formale non equivale a confessione: spetta al giudice valutare caso per caso, tenendo conto anche delle altre prove emerse nel corso del giudizio. È quanto stabilito dalla Cassazione.

Secondo i giudici supremi in tema di prove, con riferimento all’interrogatorio formale, la legge non ricollega automaticamente alla mancata risposta all’interrogatorio, per quanto ingiustificata, l’effetto della confessione, ma pone solo la facoltà al giudice di ritenere come ammessi i fatti dedotti con tale mezzo istruttorio, imponendogli, però, nel contempo, di valutare ogni altro elemento di prova. Alla luce di ciò, la mancata comparizione della parte all’interrogatorio formale costituisce un comportamento la cui valutazione, sul piano probatorio, è rimessa all’apprezzamento di fatto del giudice. Questi, fermo l’obbligo di motivazione, può negare a tale comportamento qualsiasi valore, qualora ritenga che i fatti dedotti non siano suffragati da alcun elemento di riscontro.

Risultato: di per sé, isolatamente considerato, tale contegno non può costituire la dimostrazione dei fatti addotti nelle domande dell’interrogatorio, ove essi non siano riscontrati da altri elementi di prova a supporto degli stessi.


note

[1] Cass. sent. n. 17562/22.


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