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Che succede quando nasce un figlio da una coppia non sposata?

2 Giugno 2022
Che succede quando nasce un figlio da una coppia non sposata?

Il riconoscimento del figlio di una coppia di conviventi. Effetti e impugnazione. La dichiarazione di paternità tramite il tribunale. 

Cosa succede quando nasce un figlio da una coppia non sposata? Che il padre è tenuto a riconoscerlo. Che il figlio prende il cognome di entrambi i genitori, salvo diverso patto tra gli stessi. Che tanto il padre quanto la madre restano obbligati a mantenerlo sin dal primo giorno della sua nascita, fino a quando questi non raggiunge l’indipendenza economica. Che se il padre si rifiuta di riconoscere il figlio, ciò gli può essere imposto dall’altro genitore o dal figlio stesso attraverso un’azione di riconoscimento della paternità che si vale dell’esame del Dna. 

Sono sostanzialmente questi tutti gli effetti giuridici che si producono quando nasce un figlio da una coppia non sposata. Ma cerchiamo di approfondirli più nel dettaglio. 

Chi sono i figli naturali?

Un tempo si chiamavano figli naturali, oggi invece sono detti “figli nati fuori dal matrimonio”: sono i figli di coppie non sposate. Il loro stato giuridico è identico a quello dei figli nati all’interno del matrimonio rispetto ai quali vantano gli stessi diritti. Diritti sia nei confronti dei genitori che del loro patrimonio in caso di morte. In buona sostanza, al momento dell’apertura della successione, i figli legittimi e i figli naturali hanno pari quote e nessuno di questi può essere diseredato. 

Tuttavia, se nel caso di figli nati da coppia sposata non c’è bisogno del riconoscimento paterno, operando automaticamente la presunzione di paternità in capo al marito (sicché sarà necessario fare solo la dichiarazione di nascita e ritirare il relativo atto al Comune), per i figli nati fuori dal matrimonio il riconoscimento è essenziale per genare il rapporto di filiazione. 

Riconoscimento del figlio nato da coppia non sposata

Il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto dal padre e dalla madre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento, tanto congiuntamente quanto separatamente.

Il riconoscimento non può essere effettuato dai genitori con meno di 16 anni, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio.

Qualora il minore abbia compiuto 14 anni il riconoscimento è subordinato al suo assenso. Se manca, il genitore non può riconoscerlo. La necessità dell’assenso del minore si giustifica nella presunzione, correlata all’età, che a 14 anni il figlio abbia raggiunto un grado di maturità tale da consentirgli di decidere sul suo interesse ad acquistare un nuovo status.

Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto 14 anni non può avvenire senza il consenso dell’altro genitore se questo ha già effettuato il riconoscimento. Tuttavia, il consenso non può essere rifiutato ove il riconoscimento risponda all’interesse del figlio. In altri termini, il genitore – verosimilmente la madre – che ha già riconosciuto come proprio il figlio non può negare senza un valido motivo il diritto-dovere dell’altro genitore al riconoscimento del figlio.

Per opporsi al riconoscimento del figlio da parte dell’altro genitore, chi vi abbia già provveduto deve provare l’esistenza di circostanze eccezionali tali da comportare, ove il secondo riconoscimento venga effettuato, un serio pregiudizio per lo sviluppo psicofisico del minore.

In proposito, non rilevano valutazioni comparative dei due genitori, né apprezzamenti negativi circa la personalità o la condotta di chi intende effettuare il secondo riconoscimento, se non nei limiti in cui possano evidenziare che l’acquisto di quei diritti sia foriero, per il minore stesso, più di nocumento che di vantaggio.

Che succede se un genitore non vuol far riconoscere il figlio all’altro?

La conflittualità tra i genitori non è una valida ragione per negare il proprio consenso al riconoscimento del figlio da parte dell’altro genitore. Non lo è neanche la mancanza di affetto del presunto padre, la diversità culturale, di origini, di etnia e di religione. Soltanto il fanatismo religioso può assumere rilievo dirimente qualora si traduca in un’indebita compressione dei diritti di libertà del minore o in un pericolo per la sua crescita.

Anche il fatto che il genitore tenga una condotta morale non esente da censure non può impedire il riconoscimento (potrebbe piuttosto rilevare ai fini dell’affidamento del minore), a meno che non sia inserito in una organizzazione criminale e sia detenuto per gravi motivi. 

Il genitore che vuole riconoscere il figlio, se il consenso dell’altro genitore è rifiutato, ricorre al giudice competente, che fissa un termine per la notifica del ricorso all’altro genitore. Se entro trenta giorni dalla notifica non viene proposta opposizione, il giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante.

Se viene proposta opposizione, il giudice, assunta ogni opportuna informazione, dispone l’audizione del figlio minore che abbia compiuto quattordici anni, o anche di età inferiore, ove capace di discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di istaurare la relazione, salvo che l’opposizione non sia palesemente infondata.

Come si fa il riconoscimento del figlio di una coppia non sposata?

Il riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio è fatto nell’atto di nascita, oppure con un’apposita dichiarazione, posteriore alla nascita o al concepimento, davanti ad un ufficiale dello stato civile o in un atto pubblico o in un testamento, qualunque sia la forma di questo.

Il riconoscimento è irrevocabile. Quando è contenuto in un testamento ha effetto dal giorno della morte del testatore, anche se il testamento è stato revocato.

L’atto di riconoscimento di uno solo dei genitori non può contenere indicazioni relative all’altro genitore. Queste indicazioni, qualora siano state fatte, sono senza effetto. Il pubblico ufficiale che le riceve e l’ufficiale dello stato civile che le riproduce sui registri dello stato civile sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 20 a € 82. Le indicazioni stesse devono essere cancellate.

Cosa succede con il riconoscimento del figlio?

Il riconoscimento comporta da parte del genitore l’assunzione di tutti i doveri e di tutti i diritti che egli ha nei confronti dei figli. In capo al genitore che procede al riconoscimento, dunque, sorgono gli obblighi di educazione, di istruzione, di assistenza morale e di mantenimento fino all’indipendenza economica. 

Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.

L’obbligo di mantenere il figlio decorre dal momento della nascita, anche nel caso in cui il riconoscimento avvenga a distanza di vari anni dalla nascita. Del resto, l’obbligo di mantenere i figli grava sui genitori per il solo fatto di averli generati.

Dunque, il genitore che ha effettuato successivamente il riconoscimento deve rimborsare pro quota l’altro genitore che abbia integralmente provveduto al mantenimento del figlio medesimo. Tale rimborso va quantificato tenendo conto di quanto l’obbligato avrebbe dovuto corrispondere qualora il riconoscimento avesse avuto luogo fin dalla nascita del figlio, fermo che egli non può essere tenuto a contribuire anche a spese irragionevoli. Difatti, i genitori devono adempiere l’obbligo di mantenimento verso i figli in proporzione alle loro capacità economiche, di lavoro professionale o casalingo.

Il figlio nato da coppia non sposata è erede?

I figli nati fuori del matrimonio hanno gli stessi diritti sull’eredità dei genitori rispetto ai figli nati all’interno del matrimonio.

Quale cognome prende il figlio di una coppia non sposata?

Il figlio assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori il figlio assume il cognome sia del padre che della madre. Se la filiazione nei confronti del padre è stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, il figlio può assumere il cognome del padre aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello della madre.

Dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità

Se uno dei genitori non riconosce il figlio, l’altro può trascinarlo in tribunale affinché sia il giudice ad accettare il rapporto di filiazione. 

La maternità è dimostrata provando l’identità di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere madre.

La paternità viene di solito dimostrata tramite il test del Dna. Il padre non può esimersi senza giustificato motivo al prelievo del sangue. L’eventuale rifiuto comporta l’automatico riconoscimento del figlio da parte del giudice. 

La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre e il preteso padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale. Non assume carattere di prova assoluta e certa neanche la dimostrazione dell’esistenza di rapporti sessuali tra la madre e il preteso padre durante il periodo del concepimento. Ciò, tuttavia, non esclude che tali circostanze, nel concorso di altri elementi, anche presuntivi, possano essere utilizzate a sostegno del proprio convincimento dal giudice del merito. Questi è infatti dotato di ampio potere discrezionale e può legittimamente basare il proprio apprezzamento in ordine all’esistenza del rapporto di filiazione anche su risultanze probatorie indiziarie, previa indicazione degli elementi su cui intende fondare la pronuncia. 

Nel giudizio, la prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo. Pertanto, la prova dell’esistenza di rapporti sessuali tra il presunto padre e la madre, nel periodo di concepimento del bambino, assume un elevato rilievo indiziario ma da sola non è sufficiente a provare la paternità.

L’azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternità o la maternità  può essere promossa:

  • dal figlio;
  • dai discendenti se il figlio muore prima di avere iniziato l’azione. In questo caso, l’azione va esercitata entro due anni dalla morte;
  • dal genitore esercente la responsabilità genitoriale se il figlio è minore;
  • dal tutore per l’interdetto. Il tutore deve chiedere l’autorizzazione del giudice, il quale può anche nominare un curatore speciale. Per l’interdetto l’azione può essere promossa dal tutore previa autorizzazione del giudice.

Se il figlio ha compiuto l’età di 14 anni occorre il suo consenso quale presupposto necessario per promuovere o per proseguire l’azione.  

L’azione per ottenere che sia dichiarata giudizialmente la paternità o la maternità, se condotta dal figlio, non cade mai in prescrizione.  

La sentenza che dichiara la filiazione produce gli effetti del riconoscimento. Dunque, la dichiarazione di paternità o maternità comporta l’assunzione da parte del genitore di tutti i diritti e doveri che egli ha nei confronti dei figli. Cosicché il genitore ha l’obbligo di mantenere, istruire, educare ed assistere moralmente la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. Il giudice può anche dare i provvedimenti che stima utili per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione del figlio e per la tutela degli interessi patrimoniali di lui.

Risarcimento del danno per il mancato riconoscimento

Il figlio che abbia ottenuto il riconoscimento solo tardivamente può ottenere dal padre il risarcimento del danno in quanto privato per un lasso di tempo, più o meno consistente, del diritto a ricevere cura, istruzione, assistenza morale ed educazione.  



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