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Che differenza tra amministratore di sostegno e servizi sociali?

11 Giugno 2022
Che differenza tra amministratore di sostegno e servizi sociali?

Esiste una distinzione di compiti tra amministratore di sostegno e servizi sociali?

I compiti istituzionali dei servizi sociali (e, quindi, degli assistenti sociali) sono quelli di individuare le esigenze dell’utente e attivare le risorse esistenti sul territorio allo scopo di soddisfare quelle esigenze.

I compiti dei servizi sociali sono dunque quelli di raccordare le necessità del singolo e/o della famiglia presa in carico con le realtà pubbliche e private esistenti sul territorio per risolvere le urgenze ed i bisogni che quell’utente ha manifestato.

I servizi sociali pertanto, una volta che hanno analizzato, assieme all’utente, la sua situazione di disagio, predispongono un piano di intervento assistenziale che sia in grado, con il supporto delle realtà pubbliche e private locali (strutture socio sanitarie anche private, cooperative, associazioni, onlus ecc.), di superare la situazione di precarietà e di urgenza della persona organizzando prestazioni e servizi su misura.

Predisposto il piano di intervento, i servizi sociali curano che venga realizzato al meglio e seguono in modo continuo l’utente per accertarsi che il piano stesso funzioni ed elimini, il più possibile, la situazione di disagio della persona in carico.

Ovviamente per realizzare il piano è necessario l’ascolto dell’utente ed il consenso dell’utente.

Quando l’utente è però persona assistita da un amministratore di sostegno è chiaro che i servizi sociali devono prendere contatti con l’a.d.s. perché se ad una persona è stato nominato un amministratore di sostegno significa che quella persona, come recita l’articolo 404 del Codice civile, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, a causa di una infermità oppure di una menomazione fisica o psichica.

I compiti ed i poteri dell’amministratore di sostegno non sono definiti una volta per tutte ed in modo standardizzato dalla legge, ma sono di volta in volta fissati dal giudice tutelare nel decreto con il quale l’amministratore di sostegno viene nominato.

La legge, infatti, stabilisce (articolo 405, 5° comma, del Codice civile) che nel decreto di nomina il giudice tutelare stabilisce tra l’altro:

  • quali atti l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario (cioè della persona assistita);
  • quali atti il beneficiario (cioè la persona assistita) può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno;
  • i limiti, anche periodici, delle spese che l’a.d.s. può sostenere con l’utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità.

Le aree in cui, usualmente, l’amministratore di sostegno è autorizzato ad intervenire sono quelle della cura della persona (ad esempio scelte sanitarie, rapporti con i medici, espressione del consenso informato, scelta del luogo dove abitare, avvio di un percorso terapeutico o di psicoterapia ecc.) e di cura del patrimonio (amministrazione di stipendi, pensioni, immobili ecc.) con lo scopo di conservare le risorse dell’assistito al fine di soddisfare le sue necessità ordinarie o straordinarie.

E, cosa ancora più importante, a seconda del grado di infermità o di disabilità della persona, il giudice tutelare potrà attribuire all’a.d.s. un ruolo di rappresentanza esclusiva (in modo tale che l’a.d.s. potrà e dovrà sostituirsi integralmente all’assistito compiendo al suo posto le scelte negli ambiti indicati nel decreto di nomina) oppure un ruolo di semplice assistenza affiancandosi e consigliando l’assistito nelle scelte da compiere negli ambiti indicati nel decreto di nomina.

Siccome, mi ripeto, è nel singolo decreto di nomina che vengono dettagliati i compiti, i poteri e, ovviamente, anche i limiti di questi compiti e poteri, vi consiglio, per ogni vostro utente già assistito da un amministratore di sostegno, di entrare in contatto con lui per conoscere nello specifico i poteri ed i compiti che il giudice tutelare gli ha assegnato in modo da aver chiaro se e quando richiedere il suo necessario intervento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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