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Proposta di contratto: è vincolante?

3 Giugno 2022
Proposta di contratto: è vincolante?

Fino a quando il proponente è tenuto a mantenere fermo il contratto e la proposta di vendita? Come e quando può avvenire la disdetta della proposta contrattuale. 

I contratti, sia quelli a voce che per iscritto, si considerano conclusi non appena vi è l’incontro della volontà dei soggetti in essi coinvolti. Di solito, c’è sempre un soggetto che propone il contratto (il cosiddetto “proponente”) e uno che accetta (il cosiddetto “accettante”). Quando tra i due si forma l’accordo e le due volontà convergono nella stessa direzione (ossia c’è intesa su tutti gli elementi dell’affare), il contratto si può considerare concluso. Ma, ci si chiede spesso, la proposta di contratto è vincolante?

Ipotizziamo il caso di un uomo che voglia vendere la propria casa e che, dopo aver trovato un potenziale acquirente, gli proponga un determinato prezzo. Quest’ultimo chiede qualche giorno di tempo per riflettere; dopo un paio di settimane, gli conferma per iscritto la propria accettazione. Il proprietario però gli fa sapere che la proposta ormai non è più valida, avendo trovato un altro offerente disposto a pagare di più: perciò, gli propone un prezzo maggiorato. La controparte a questo punto potrebbe optare per due soluzioni: rinunciare all’affare oppure accettare la controproposta. Ma se mai volesse agire contro il venditore per non aver questi rispettato la parola data, potrebbe farlo? Che chance di successo avrebbe in un’eventuale causa? In altri termini, una volta formulata l’offerta (sia essa per iscritto o verbalmente), la proposta di contratto è vincolante? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Fino a quando è vincolante la proposta di un contratto?

Buona regola imporrebbe che una proposta contrattuale indichi una data di scadenza oltre la quale la stessa perde efficacia. Ma tale indicazione non è obbligatoria, sicché è da ritenersi valida una proposta contrattuale senza una scadenza certa e predeterminata. Non per questo però si può ritenere che la proposta vincoli il proponente per tutto l’arco della sua vita. Del resto, il nostro ordinamento è restio ad accettare impegni contrattuali a vita. 

Chi propone un contratto non è vincolato per sempre all’offerta da lui stesso fatta. Egli può annullarla in qualsiasi momento, a patto però che, nel frattempo, il contratto non si sia già validamente concluso. E, a tal fine, bisogna ricordare che la conclusione del contratto si verifica quando il proponente ha notizia dell’accettazione da parte della controparte e tra i due c’è l’intesa su tutti i punti del contratto stesso. Tradotto in linguaggio comune e ricorrendo a un esempio, un imprenditore non può proporre un prezzo vantaggioso per un prodotto e poi, solo dopo che il cliente ha chiesto di concludere l’affare (dirigendosi magari alla cassa per pagare), dirgli che lo sconto non vale più. Sarebbe non solo un comportamento commerciale scorretto (che potrebbe costargli sanzioni amministrative) ma anche un inadempimento contrattuale che consentirebbe al cliente di pagare il prezzo per come esposto al pubblico.

Inoltre, la scadenza della proposta può anche interpretarsi in base alla natura dell’affare e alle circostanze concrete. Ipotizziamo il caso di uno stand in una fiera ove un determinato prodotto, a titolo di promozione, venga venduto a un prezzo vantaggioso. Il cliente che, dopo qualche giorno, si rechi al negozio e rivendichi l’applicazione del prezzo scontato non avrebbe alcun titolo per pretendere tale trattamento di favore: è vero che la proposta non è stata formalmente revocata ma è anche vero che la data di scadenza della stessa poteva essere facilmente intuita dal contesto in cui la stessa è stata resa pubblica.

Quando si può revocare una proposta di contratto?

Da quanto appena detto risulterà chiaro che la proposta di contratto si può revocare:

  • quando scade il termine indicato dal proponente nel contratto stesso o ricavabile dalla natura dell’affare;
  • o quando il proponente comunica all’accettante la revoca della proposta, sempre che, nel frattempo, lo stesso proponente non abbia avuto notizia dell’accettazione dell’accettante. 

Dunque, fin quando il cliente non ha accettato la proposta e non ha portato a conoscenza del proponente tale sua accettazione, quest’ultimo è libero di revocare la proposta di contratto. 

Anche la Cassazione ha sposato tale orientamento [1]: secondo la Suprema Corte, la revoca produce i suoi effetti, impedendo la conclusione del contratto, se la stessa pervenga all’accettante prima che l’accettazione sia arrivata a conoscenza del proponente.

Se l’accettazione della proposta contrattuale arriva al proponente prima dell’arrivo della revoca all’accettante, il contratto si dovrà considerare concluso e pienamente operativo tra le parti. In tal caso, la revoca non produrrà nessun effetto.

Quando la proposta del contratto è vincolante

A ben vedere, però, non tutte le proposte contrattuali sono vincolanti. Lo sono solo laddove queste disciplinino tutti i punti del contratto. Il semplice fatto di offrire un appartamento a un determinato prezzo non significa che la proposta sia vincolante se non c’è anche l’accordo sulle modalità e sui tempi di pagamento. Dunque, non basta stabilire il semplice prezzo per rendere vincolante la proposta contrattuale.

Come chiarito dalla Cassazione [2], affinché si possa parlare di un definitivo vincolo contrattuale, è necessario che tra le parti sia raggiunta l’intesa su tutti gli elementi dell’accordo. Non si può invece parlare di un contratto là dove, raggiunta l’intesa solamente su quelli essenziali ed anche se riportati in apposito documento, risulti rimessa ad un tempo successivo la determinazione degli elementi accessori del contratto medesimo.

Pertanto, anche in presenza del completo ordinamento di un determinato assetto negoziale, può risultare integrato un atto meramente preparatorio di un futuro contratto, come tale non vincolante tra le parti, in difetto dell’attuale effettiva volontà delle medesime di considerare concluso il contratto.

Il preventivo ha una data di scadenza?

Come si conclude un contratto?

Per concludere un contratto c’è bisogno di una proposta e un’accettazione. Le due fasi possono essere implicite nel comportamento delle parti, come nel caso dei prodotti esposti in uno scaffale di un negozio, prelevati dal cliente e poi portati alla cassa. Non è neanche necessario che proposta e accettazione siano scritte potendo anche avvenire oralmente. La stessa conclusione del contratto deve essere scritta solo nei casi eccezionali espressamente indicati dalla legge (ad esempio locazione, compravendita immobiliare, contratti bancari). 

Il contratto si considera concluso quando c’è l’accordo delle parti su tutti i punti. L’accettazione deve essere identica alla proposta. Un’accettazione non conforme alla proposta equivalente a nuova proposta.

La legge prevede che il contratto si perfeziona qualora le parti raggiungono un’intesa su tutti gli elementi, sia quelli essenziali sia quelli non accessori. Di contro, il contratto non si è perfezionato quando, raggiuntasi l’intesa sui soli elementi essenziali del contratto, si rimetta la determinazione degli elementi accessori ad un momento successivo, salvo che le parti abbiano inteso considerare il contratto come formato (per ininfluenza dei punti da definire sulla sostanza e validità di quelli già concordati)

Cos’è la minuta? 

La cosiddetta puntuazione o minuta di contratto non ha in via di massima carattere vincolante ma solo una funzione essenzialmente storica e probatoria della fase delle trattative contrattuali in quanto con essa le parti di solito intendono solo documentare l’intesa raggiunta su alcuni punti, rinviando la conclusione del contratto al momento successivo nel quale avranno raggiunto l’accordo anche sugli altri.

Conclusione dell’accordo e contratti a formazione progressiva

Una situazione peculiare si determina nell’ipotesi di contratti a formazione progressiva, nei quali l’accordo delle parti su tutte le clausole si raggiunge gradatamente. In tale contesto, il momento del perfezionamento del contratto è di regola quello dell’accordo finale su tutti gli elementi principali ed accessori, salvo che le parti abbiano inteso vincolarsi negli accordi raggiunti sui singoli punti, riservando la disciplina degli elementi secondari. 

L’accordo delle parti si perfeziona se alla proposta segue un’accettazione conforme, altrimenti equivale a nuova proposta (o controproposta). 

Trattative e punti essenziali

Da quanto detto in precedenza deriva che l’accordo su alcuni punti essenziali del contratto non esaurisce la fase delle trattative, perché, al fine di perfezionare il vincolo contrattuale, è necessario che tra le parti sia raggiunta l’intesa sugli elementi costitutivi, sia principali che secondari, dell’accordo.


note

[1] Cass. sent. n.6323/2000.

[2] Cass. ord. n. 13610/2020.

Autore immagine: depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 13 febbraio – 2 luglio 2020, n. 13610

Presidente Frasca – Relatore Dell’Utri

Rilevato che:

il Consorzio Mondialpol Facility s.c.ar.l. ha convenuto la OL Securservice s.r.l. dinanzi al Tribunale di Tempio Pusania al fine di sentir accogliere l’opposizione dalla stessa proposta avverso il decreto ingiuntivo ottenuto dalla OL Securservice s.r.l. per il pagamento dei corrispettivi dei servizi di portierato e cortesia svolti dalla OL Securservice s.r.l. su incarico del Consorzio opponente;

costituendosi in giudizio, il Consorzio Mondialpol Facility s.c.ar.l., tra le restanti difese, ha eccepito l’incompetenza territoriale del Tribunale di Tempio Pausania, avendo le parti in giudizio illo tempore convenuto la deroga convenzionale della competenza territoriale prevedendo la competenza territoriale esclusiva del Tribunale di Brescia;

con sentenza resa in data 21/3/2019, il Tribunale di Tempio Pausania, in accoglimento dell’eccezione sollevata dal Consorzio, ha dichiarato l’incompetenza per territorio del tribunale adito, per essere competente il Tribunale di Brescia, dichiarando conseguentemente la nullità del decreto ingiuntivo in precedenza emesso;

a sostegno della decisione assunta, il tribunale ha rilevato come, tra le parti, fosse stata espressamente convenuta per iscritto la deroga alla competenza territoriale del foro destinato a conoscere delle eventuali controversie riferite al contratto, individuando la competenza esclusiva del Tribunale di Brescia, a nulla rilevando la circostanza che le parti non avessero ancora raggiunto l’accordo su alcuni punti secondari del contratto, dovendo ritenersi che le stesse non avessero attribuito, a detta lacuna, alcuna efficacia ostativa alla piena validità ed efficacia del contratto;

avverso la sentenza del Tribunale di Tempio Pausania, la OL Securservice s.r.l. ha proposto regolamento di competenza, sulla base di un unico articolato motivo di impugnazione;

il Consorzio Mondialpol Facility s.c.ar.l. si è costituito depositando memoria;

il Procuratore generale presso la Corte di cassazione ha depositato memoria, concludendo per l’accoglimento del regolamento di competenza e la conseguente affermazione della competenza territoriale del Tribunale di Tempio Pausania;

entrambe le parti hanno depositato un’ulteriore memoria.

Considerato che:

con il ricorso proposto, la OL Securservice s.r.l. censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 28, 29 e 20 c.p.c. in relazione agli artt. 1321, 1322 e 1325 c.c. e all’art. 1326 c.c., comma 5, nonché degli artt. 115 e 116 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere il giudice a quo erroneamente ricostruito la vicenda contrattuale sottoposta al suo esame, trascurando di rilevare come il rapporto intercorso tra le parti fosse stato originariamente concluso attraverso lo scambio di comunicazioni in forma orale e attraverso l’invio di posta elettronica, senza l’individuazione di alcun foro competente in via esclusiva per le eventuali controversie contrattuali, e omettendo altresì di tener conto che le trattative intercorse per la successiva modificazione o razionalizzazione degli accordi originariamente raggiunti non avevano mai raggiunto alcuna effettiva definizione, sicché la clausola con la quale era stata prevista la competenza esclusiva del Tribunale di Brescia (contenuta negli scritti reciprocamente scambiati tra le parti al fine di raggiungere gli accordi modificativi successivamente non conclusi) non poteva ritenersi in nessun caso valida ed efficace in vista della negazione della competenza territoriale del Tribunale di Tempio Pausania, nella specie ritualmente investito in sede monitoria;

il ricorso è fondato;

al riguardo, osserva preliminarmente il Collegio come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, l’accordo che le parti abbiano raggiunto su alcuni punti essenziali del contratto non esaurisce la fase delle trattative, perché, al fine di perfezionare il vincolo contrattuale, è necessario che tra le stesse sia raggiunta l’intesa sugli elementi costitutivi, sia principali che secondari, dell’accordo (Sez. 3, Sentenza n. 367 del 11/01/2005, Rv. 579123 01),

conseguentemente, l’eventuale redazione di appunti o bozze di contratto non supera di per sé la fase della puntuazione, vale a dire quella di un accordo preliminare su alcune delle condizioni del futuro contratto (v. Sez. 2, Sentenza n. 2561 del 2/02/2009, non massimata);

tale principio deve ritenersi valido anche nell’ipotesi dei c.d. contratti a formazione progressiva, nei quali l’accordo delle parti su tutte le clausole si raggiunge gradatamente e in cui il momento di perfezionamento del negozio è di regola quello dell’accordo finale su tutti gli elementi principali ed accessori, salvo che le parti abbiano inteso vincolarsi agli accordi raggiunti sui singoli punti, riservando la disciplina degli elementi secondari (Sez. 2, Sentenza n. 16016 del 24/10/2003, Rv. 567659 – 01);

in tale ultimo caso, l’ipotesi prevista dall’art. 1326 c.c., u.c. (secondo cui un’accettazione non conforme alla proposta equivale a nuova proposta) ricorre anche quando le modifiche richieste in sede di accettazione siano di valore secondario (Sez. 2, Sentenza n. 16016 del 24/10/2003, cit.);

tuttavia, nel caso in cui le parti abbiano inteso considerare il contratto come definitivamente formato (per l’ininfluenza dei punti da definire e sulla sostanziale validità di quelli già concordati) la minuta dev’essere considerata come contratto perfetto (Sez. 2, Sentenza n. 11429 del 17/10/1992, Rv. 479037 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 2500 del 08/04/1983, Rv. 427364 – 01);

tale minuta, infatti, può avere valore probatorio di un contratto già perfezionato là dove contenga l’indicazione dei suoi elementi essenziali e risulti che le parti abbiano voluto vincolarsi definitivamente anche in base al loro comportamento successivo, inteso a dare esecuzione all’accordo risultante da detta minuta, sempreché tale comportamento sia univoco e non consenta una diversa interpretazione (Sez. 2, Sentenza n. 11429 del 17/10/1992, cit.);

in tale ultimo caso, tuttavia, occorrerà, sulla base degli elementi probatori complessivamente acquisiti, che la valutazione della vicenda contrattuale evidenzi gli estremi di un comportamento dei contraenti dotato di univocità significativa (tale da non consentire alcuna diversa interpretazione) nel senso di ritenere le stesse disposte a considerarsi definitivamente vincolate sui punti essenziali in relazione ai quali l’accordo deve ritenersi già raggiunto, salvo il prosieguo delle trattative sui punti secondari giudicati (dalle stesse parti) non ostativi alla piena validità ed efficacia degli accordi già raggiunti;

nel caso di specie, dal complesso degli elementi istruttori acquisiti al giudizio, mentre risulta evidente l’avvenuta esecuzione iniziale di taluni accordi intercorsi in modo informale tra le parti, non risulta in alcun modo definita, in termini inequivoci, la volontà delle parti di considerare già pienamente vincolanti i punti consacrati nei documenti contrattuali prodotti, con evidenza destinati a formalizzare (in termini in parte ripetitivi e in parte modificativi degli originari accordi informali) un nuovo assetto dei rapporti contrattuali in corso tra le parti;

in particolare, la circostanza che il testo dei due contratti dedotti in giudizio fosse effettivamente circolato tra le parti (con continue cancellature, revisioni e proposte di emendamenti) non vale ad attestare l’ulteriore circostanza che le stesse avessero mai raggiunto un pieno accordo sul contenuto integrale dei ridetti contratti in formazione (o, quantomeno, sulla volontà dei contraenti di ritenersi vincolati ai relativi punti essenziali già definiti), essendo propriamente mancato il riscontro istruttorio inequivoco di detta effettiva volontà procedurale di conferire efficacia ai punti non più discussi (tra i quali la clausola derogativa della competenza territoriale oggetto dell’odierno ricorso), dovendo in ogni caso ricondursi, la perdurata esecuzione dell’accordo, all’originario incontro informale della volontà delle due società, senza che detto comportamento fosse mai valso a rappresentare, con univocità di significato, la volontà dei contraenti di ritenersi vincolati ai punti modificativi (di quell’originario incontro informale di volontà) relativamente ai quali l’accordo era già stato raggiunto, salvo il prosieguo delle trattative sui restanti aspetti;

che, conseguentemente, non risultando in alcun modo la volontà delle parti di derogare al principio generale in forza del quale, al fine di perfezionare il vincolo contrattuale (anche modificativo di precedenti accordi informali, come nel caso di specie), è indispensabile che tra le stesse sia stato raggiunto l’accordo su tutti i suoi elementi costitutivi (tanto principali, quanto secondari), la clausola contenuta nei testi oggetto di negoziazione (con la quale le parti avrebbero individuato il foro di Brescia quale foro competente in via esclusiva per le controversie riferite al rapporto in esame) deve ritenersi del tutto priva di efficacia, da tanto derivando il riscontro della erroneità della decisione del giudice a quo nella parte in cui ha individuato il Tribunale di Brescia come competente in via esclusiva sull’odierna controversia;

sulla base delle argomentazioni che precedono, rilevata la fondatezza del regolamento proposto, dev’essere dichiarata la competenza territoriale del Tribunale di Tempio Pausania;

le spese del presente giudizio seguono la soccombenza, liquidandosi come da dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara la competenza territoriale del Tribunale di Tempio Pausania e condanna il Consorzio Mondialpol Facility s.c.ar.l. al rimborso, in favore della OL Securservice s.r.l., delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 2.500,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.


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