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Quanto costa la registrazione di un contratto di affitto transitorio?

3 Giugno 2022 | Autore:
Quanto costa la registrazione di un contratto di affitto transitorio?

Quali sono le caratteristiche di una locazione non turistica e inferiore a 18 mesi? Cosa bisogna versare al Fisco e chi paga?

Immagina di doverti trasferire per un anno in una città lontana dalla tua per motivi di lavoro. Un anno è troppo lungo per pagare un albergo, è troppo poco per fare un contratto di locazione tradizionale, di quelli che durano almeno tre o quattro anni. Anche perché non è detto che tu debba restare nella nuova destinazione un anno interno: potresti essere richiamato indietro anche prima. Per venire incontro ad esigenze come questa esiste il contratto di affitto transitorio. Più lungo di quello breve, che dura al massimo un mese ed è destinato soprattutto ai turisti, e più corto di quelli che si fanno per abitare normalmente con la famiglia. Avendo una durata superiore ai 30 giorni, scatta l’obbligo di depositarlo presso l’Agenzia delle Entrate. E quanto costa la registrazione di un contratto di affitto transitorio? Va pagata dal proprietario dell’immobile, dall’inquilino o da entrambi?

Vediamo quali sono le condizioni del contratto di affitto transitorio e quali sono gli obblighi di locatore e locatario, anche per quanto riguarda i costi di registrazione.

Contratto di affitto transitorio: cos’è?

Il contratto di affitto transitorio è un tipo di locazione ad uso abitativo destinato a chi ha delle esigenze temporanee non turistiche e ben individuate. La durata minima è di 31 giorni e quella massima è di 18 mesi.

Questo contratto può essere attivato solo se:

  • locatore e locatario sono persone fisiche che operano fuori dall’attività d’impresa;
  • l’immobile viene utilizzato come abitazione ma non con finalità turistiche;
  • la durata prevista rientra nei limiti citati (superiore a 30 giorni e per un massimo di 18 mesi).

Si tratta, quindi, di una deroga alla durata normalmente prevista dalla legge di un minimo di quattro anni per i contratti a canone libero e di tre anni per quelli a canone concordato.

La mancanza di questi requisiti comporta la conversione automatica in un contratto di affitto ordinario.

Il contratto va redatto obbligatoriamente in forma scritta e, avendo una durata superiore ai 30 giorni, deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate.

Contratto di affitto transitorio: cosa deve contenere?

Affinché il contratto di affitto transitorio possa essere stipulato in maniera corretta, deve contenere obbligatoriamente:

  • le generalità del proprietario e dell’inquilino;
  • la descrizione dell’immobile dato in affitto transitorio;
  • l’importo del canone da corrispondere e le modalità di versamento;
  • la durata del contratto.

C’è, però, un dettaglio tutt’altro che secondario che deve essere indicato nel contratto di affitto temporaneo ed è proprio il motivo per cui viene stipulata una locazione di questo tipo, cioè qual è l’esigenza temporanea dell’inquilino. Tale circostanza deve essere documentata (ad esempio, con la lettera di trasferimento provvisorio firmata dall’azienda o con l’iscrizione fatta dallo studente per frequentare un corso di specializzazione di un anno, ecc.). Se questo riferimento manca, l’affitto viene considerato ordinario e non transitorio.

Non può nemmeno mancare la clausola in cui l’inquilino dichiara di avere ricevuto l’attestazione di prestazione energetica dell’immobile (la cosiddetta Ape). In caso contrario, entrambe le parti devono pagare in solido una sanzione amministrativa.

Contratto di affitto transitorio: come funziona la disdetta?

Trattandosi di un contratto di affitto transitorio legato ad un’esigenza temporanea, l’inquilino non è tenuto a dare una disdetta al proprietario dell’immobile: la locazione scade automaticamente alla data prestabilita.

Va detto, però, che il locatore deve confermare con comunicazione formale all’inquilino di avere accettato le esigenze temporanee alla base dell’affitto transitorio. In caso contrario, se il conduttore resta nell’immobile oltre la scadenza del contratto, scatta la disciplina ordinaria a canone libero e per la durata minima di quattro anni rinnovabili per altri quattro.

Contratto di affitto transitorio: quali tasse si pagano?

Il Fisco non ignora il contratto di affitto transitorio, anzi: vuole la sua parte di tasse, come da tutte le altre locazioni.

Il contratto, pertanto, è soggetto a tassazione Irpef. Il proprietario dell’immobile deve riportare i canoni percepiti nella dichiarazione dei redditi. Tuttavia, nulla vieta al locatore di applicare la cedolare secca sull’affitto, in modo da versare una quota fissa, purché le parti siano persone fisiche. Tale opzione deve essere contenuta nel contratto e specificata al momento della registrazione.

Contratto di affitto temporaneo: quanto costa la registrazione?

Dicevamo, appunto: la registrazione. Avendo, come anticipato, una durata superiore ai 30 giorni, il contratto di affitto transitorio deve essere obbligatoriamente registrato presso l’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla data di decorrenza.

La registrazione può essere fatta in modalità cartacea, presso uno sportello dell’Agenzia, o telematica, collegandosi al sito delle Entrate.

Il costo della registrazione del contratto di affitto temporaneo è del 2% del canone e non deve essere, comunque, inferiore a 67 euro. Tale cifra va pagata a metà tra proprietario e inquilino.

Contratto di affitto transitorio: si può rinnovare?

Più che di rinnovo, per il contratto di affitto transitorio si deve parlare di proroga. Poniamo che all’inquilino sia stato chiesto di fermarsi altri 12 mesi nella sede di lavoro temporanea o che lo studente decida di approfondire la sua formazione facendo un ulteriore master. Se una delle parti chiede di prorogare il contratto, la legge lo consente; a condizione, però, che:

  • la parte interessata comunichi all’altra il perdurare dell’esigenza transitoria;
  • la proroga venga fatta una sola volta: alla scadenza del primo rinnovo, il contratto verrebbe trasformato automaticamente in un canone libero di almeno quattro anni soggetto a disciplina ordinaria.

Ovviamente, sarà obbligatorio comunicare la proroga all’Agenzia delle Entrate, in questo caso entro 30 giorni prima della scadenza del contratto, e pagare nuovamente l’imposta di registro.



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