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Come lavorare sul proprio brand e renderlo unico

3 Giugno 2022
Come lavorare sul proprio brand e renderlo unico

6 suggerimenti per acquisire popolarità su Internet e far crescere la propria fanbase con coerenza, costanza e continuità. 

Internet, e in particolare i social network, hanno fatto comprendere a molti quanto importante sia lavorare sul proprio brand e renderlo unico. E ciò perché è dalla reputazione che una persona si costruisce – tramite la propria attività e le relazioni (anche telematiche) intessute negli anni – che dipendono poi le opportunità di lavoro, guadagno ed investimento. 

Senonché non tutti hanno studiato marketing ma soprattutto in pochi hanno una vera e propria strategia di comunicazione per far fruttare al meglio gli strumenti che il web mette a disposizione. Ci si accontenta di conoscere sommariamente come far funzionare social e blog: SEO, hashtag, tag, orari di pubblicazione, dimensioni delle fotografie, tecnica dei video e di indicizzazione dei testi. Ma nessuno si preoccupa invece di quello che sta a monte di tutto ciò: lo studio dei contenuti. Che è sicuramente il punto da cui partire ed anche l’aspetto più difficile della comunicazione. Ma è proprio da questo elemento che dipende il personal brand. 

Esistono numerosi corsi online, anche gratuiti, che spiegano come lavorare sul proprio brand e renderlo unico. I consigli però che possono definirsi “fondamentali” per raggiungere un obiettivo possono essere così sintetizzati.

Obiettivo

Bisogna avere un focus sin dall’inizio, un obiettivo, un programma. Ricordiamoci sempre che il web è uno strumento, non un fine. Il nostro scopo non deve essere far crescere un profilo o una pagina. Si dice che i follower non pagano le bollette. Non bisogna concentrarsi sul numero di like o di seguaci, ma su cosa si intende poi fare con questa platea. E quindi bisogna avere un messaggio da dare, coerente, preciso e sempre definito. 

Solo un obiettivo chiaro può garantire la coerenza del messaggio, consente di avere follower veri, in target e molto affezionati al proprio brand. Se si creano contenuti senza alcun indirizzo, senza un programma ben preciso, si finisce per avere una platea disomogenea, che nel tempo potrebbe anche decidere di non seguire più il personaggio. Magari oggi una persona è interessata al balletto che fai, ma se poi si accorge che fai video di ricette ti abbandona. E viceversa. 

Verticalizzarsi su un settore offre di certo una crescita molto più lenta ma quantomeno è costante e soprattutto non soggetta a scossoni. 

Bisogna dunque concentrarsi non sulle semplici metriche numeriche dei social, che peraltro variano spesso e sono volubili come la luna. Certo, è molto più facile dire di avere un milione di follower e fa anche “figo”. Ma è un fatto culturale sbagliato. Essere popolare non significa essere ricco, né necessariamente apprezzato. Ci sono molti fenomeni da baraccone sul web, con tanti fan che fan però non sono ma si tratta di semplici curiosi, a volte interessati più a criticare che non ad apprezzare il prodotto. Preferisco avere un pubblico di 300 persone a cui effettivamente piace ciò che faccio che non 100mila composte prevalentemente da gente distratta, haters o persone che mi parlano alle spalle. 

Presenza sul web

Il secondo elemento da misurare è la presenza sul web. Chi è solo su TikTok sarà un tiktoker; chi è solo su Instagram sarà un instagrammer; chi ha un blog sarà un blogger; chi fa video sarà uno youtuber. Ma per essere influenti e curare il personal brand bisogna essere presenti su tutto il web. E soprattutto, per ogni piattaforma, bisogna parlare un linguaggio diverso. Non solo perché il pubblico ha età spesso differenti (ad esempio, oggi le persone adulte stanno su Facebook perché sono quelle che lo hanno scoperto 15 anni fa mentre i più giovani stanno su TikTok), ma anche perché cambiano gli approcci e le finalità degli strumenti del web. Chi vuol approfondire una tematica cerca un video o un testo sulla search di Google, ragion per cui, in tali casi, bisognerà essere più specifici e seri rispetto a un video su TikTok.

Bisogna anche contare che, con il tempo, le piattaforme cambiano, o meglio cambia l’uso che ne fa la gente. Instagram era nato come contenitore di foto, come veicolo di vanità. Oggi, vengono condivise anche immagini testuali, con approfondimenti e notizie. La propria presenza sul web quindi deve essere sempre al passo coi tempi. E siccome non è fisicamente possibile gestire tutte le piattaforme da soli bisogna darsi un’organizzazione: bisogna lavorare in team. Il brand è anche investimento di risorse economiche e non solo di tempo.

Durata nel tempo

Elemento essenziale per costruire il brand è il tempo. Spesso, la gente è desiderosa di raggiungere i propri obiettivi immediatamente. A volte, invece, sono necessari anni. Non puoi mai dire quando esploderà il tuo brand: potrebbe bastare l’incontro di un giorno con una persona influente oppure costruire una reputazione giorno dopo giorno, mattone dopo mattone. L’errore che spesso si commette è avere fretta. E la fretta fa commettere gravi errori, fa spesso deviare dal proprio obiettivo pur di raggiungere la viralità. Si scende a compromessi, si accetta di volgarizzare il proprio prodotto, un po’ come fanno gli artisti che, per vendere più dischi, preferiscono abbassarsi al gusto popolare – spesso grezzo – che non inseguire una propria identità musicale. 

Peraltro, il successo istantaneo è spesso effimero proprio perché raggiunto senza consolidare gli obiettivi che ci si era prefissati. Ed ecco che una persona con tanti follower potrebbe perderli dopo qualche mese, pur senza capirne le ragioni. 

Non avere fretta però non significa aspettare domani. Se c’è qualcosa che puoi fare, falla oggi, senza rinviarla. Sii intraprendente.

Storytelling

Dietro una grande persona c’è sempre una grande storia da raccontare. È la storia che fa la differenza nella comunicazione ed è questa la base dello storytelling. Alle persone piace conoscere i retroscena dei personaggi di successo. E lì bisogna essere sinceri, saper valorizzare ogni aspetto della propria vita, renderlo entusiasmante, partendo dalle difficoltà e dai fallimenti. Non bisogna apparire un fenomeno. Anche perché non esiste una realtà che non abbia avuto problemi. Parlare delle difficoltà incontrate nel corso della propria carriera è una scelta sempre vincente perché, dal punto di vista della comunicazione, le persone si ritrovano maggiormente in te. Questo crea anche credibilità.  

Servizio

Non bisogna mai avere come obiettivo il business ma il servizio. I grandi imprenditori sono partiti tutti dall’osservazione di un’esigenza del mercato e si sono chiesti: «Come posso essere utile alla gente? Come posso migliorare la vita delle persone?». 

In un periodo in cui sui social predomina il cazzeggio, se sei bravo a insegnare qualcosa agli altri, questi te ne saranno grati e, nello stesso tempo, ti dimostri competente. Non devi essere presente per vendere qualcosa ma per insegnare, per condividere la tua competenza sull’argomento che meglio conosci.

Osmosi 

Un modo per far crescere il proprio personal brand è farsi vedere accanto ai veri leader, collaborare con loro in modo che la gente ti associ alle loro figure. In questo modo, per osmosi, la loro popolarità si riverserà su di te. Come riuscire in questo obiettivo? Tramite interviste, richieste di collaborazione ed eventualmente pagando.  



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