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Ucraina: è catastrofe ambientale

3 Giugno 2022 | Autore:
Ucraina: è catastrofe ambientale

L’Agenzia per l’ecologia denuncia la distruzione causata da uranio impoverito, missili, amianto, arsenico. «La Russia dovrà pagare».

Vittime tante, troppe. Rischio di carestia alimentare, di squilibri finanziari, di crisi economica. Per non parlare del pericolo di essere coinvolti a livello globale in un conflitto nucleare dalle conseguenze imprevedibili. La guerra in Ucraina, però, ha già provocato un altro danno concreto di cui nessuno parla ma che il mondo rischia di pagare a lungo termine. Si tratta di quella che l’Agenzia statale ucraina dell’ecologia ha definito «catastrofe ambientale» provocata da metalli pesanti, idrocarburi, amianto, uranio impoverito, mercurio e arsenico. Dai bombardamenti sulle industrie con conseguente perdita di contaminanti.

Non ha dubbi Dmytro Zaruba, primo vice capo dell’Agenzia, intervistato dall’Adnkronos. «Non dimentichiamo che già prima del 24 febbraio venivano condotte azioni belliche nel Donbass – continua Zaruba – nelle Repubbliche fantocce di Lugansk e Donetsk una vasta quantità di miniere sono state allagate, acqua che poi si è riversata nelle falde acquifere contaminandole e che può arrivare a contaminare anche il Mar Nero, il Mar d’Azov e, ovviamente, anche il Mediterraneo. Un problema, questo della contaminazione delle acque imputabile alle miniere allagate, che non solo è rimasto ma si è ulteriormente aggravato».

Poi, attacchi missilistici che avvengono anche su tutto il resto del territorio dell’Ucraina «e vengono colpiti infrastrutture critiche, sistemi idrici, raffinerie, depositi di idrocarburi, discariche, siti di stoccaggio di sostanze chimiche. Contaminanti si sversano in mare, a terra, nei fiumi, nelle falde acquifere. E vengono colpite o danneggiate discariche e siti di stoccaggio di sostanze chimiche. Tutto questo va a contaminare le falde». Ad essere sotto attacco è anche la biodiversità ucraina: «Distrutte le riserve di flora e fauna delle aree naturali, e non so immaginare come potremo ripristinare tutto questo». Insomma, «lo spettro delle criticità è davvero ampio».

A guerra finita, in Ucraina, bisognerà ricostruire anche l’ambiente. Bonificare, ripulire, decontaminare. Per farlo «chiederemo aiuto non solo finanziario, perché l’Ucraina dopo la guerra si troverà in una situazione molto complicata e ripristinare un territorio così vasto sarà difficile, ma anche degli esperti internazionali per poter risolvere questo problema in maniera veloce ed efficace. Da questo non dipende solo la questione ambientale ucraina ma di tutta l’Europa e di conseguenza del mondo».

«Se l’Europa e il mondo hanno deciso di andare verso un pianeta più pulito, quello che sta succedendo in Ucraina pone un grande punto interrogativo – continua -. Basta pensare ai gas serra e agli inquinanti rilasciati in atmosfera con l’uso delle armi. Questo ha un impatto molto forte non solo in Ucraina ma anche in altri Paesi».

Una mappatura vera e propria dei pericoli ambientali causati dalla guerra non è ancora stata fatta, la situazione è molto complicata e, purtroppo, in divenire, «ma il ministero dell’Ambiente ha lanciato un’applicazione che ci fornisce i dati sulla qualità dell’aria, dai siti in cui i sistemi di monitoraggio sono rimasti integri, sui livelli di radiazione e sulle diverse situazioni di pericolo. Ci stiamo migliorando in questo e continueremo a farlo ma ovviamente abbiamo bisogno anche dell’aiuto degli esperti internazionali per poter fare questo lavoro in maniera anche più qualificata», aggiunge il primo vice capo dell’Agenzia statale ucraina dell’ecologia.

«Insieme con i colleghi del ministero dell’Ambiente e del ministero della Difesa cerchiamo di raccogliere in tutti i modi possibili i dati sull’impatto della guerra sull’ambiente in modo da poter registrare tutto e inviare, in seguito, queste informazioni al Tribunale internazionale. La Russia dovrà pagare anche per l’impatto ambientale». A questo scopo – spiega – «stiamo studiando anche l’esperienza internazionale, non ce n’è molta da cui trarre spunto ma ci sono Paesi come la Costa Rica, l’Iraq e il Kuwait a cui guardare. Questi Paesi non hanno ottenuto un risarcimento tale da poter ripristinare del tutto l’ambiente, ma li prendiamo come modello per poter raccogliere, elaborare e inviare tutti i dati necessari, in conformità con le regole dei tribunali internazionali, per ottenere le riparazioni per i danni arrecati all’ambiente dalla Federazione Russa».



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