Diritto e Fisco | Articoli

Fermo auto: tutte le tutele

13 Ottobre 2014
Fermo auto: tutte le tutele

Come contestare il divieto di circolazione imposto da Equitalia.

Le due misure cautelari più usate da Equitalia a tutela dei propri crediti, volte soprattutto a convincere “con le buone” il contribuente a pagare sono:

– l’ipoteca sugli immobili (ne abbiamo già parlato in “Ipoteca Equitalia: come difendersi prima e dopo”);

– il fermo sull’auto.

Come abbiamo già fatto nel precedente articolo dedicato all’ipoteca, ci dedicheremo, in questa sede, alle difese del contribuente che abbia ricevuto la notifica del preavviso di fermo o della stessa iscrizione al PRA.

Dopo quanto tempo si iscrive il fermo?

Dopo 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento (o 90 giorni dalla notifica dell’accertamento esecutivo), se il contribuente non ha pagato le somme ivi indicate, a prescindere dall’entità dell’importo (quindi anche per somme minime o elevatissime), Equitalia può adottare le misure cautelari a tutela del proprio credito. Tra queste, appunto, vi è il fermo amministrativo dei beni mobili registrati, che comporta il divieto di circolazione del veicolo.

Tuttavia, prima di poter procedere a iscrivere il fermo nei registri del PRA, Equitalia deve notificare al debitore o ai co-obbligati iscritti nei pubblici registri una comunicazione, con la quale li avvisa che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di 30 giorni, sarà eseguito il fermo, senza necessità di ulteriore comunicazione. È quello che viene definito preavviso di fermo e che, secondo giurisprudenza costante, può essere autonomamente impugnabile davanti al giudice, anche se si tratta solo di una sorta di “sollecito”.

Ci si può opporre al fermo?

Certamente. Il decreto del fare ha consentito al contribuente che utilizzi l’auto per il proprio lavoro – e che pertanto sarebbe, diversamente, messo nella condizione di non guadagnare – di bloccare l’iscrizione del fermo. Ovviamente, a tal fine, dovrà dimostrare che il mezzo è necessario all’esercizio dell’attività lavorativa.

Dunque, entro il tempo necessario a pagare la cartella notificata (appunto 30 giorni), il debitore o i co-obbligati possono comunque dimostrare che il bene mobile è strumentale all’attività di impresa o della professione, recandosi presso lo sportello dell’agente della riscossione.

La dimostrazione dovrà avvenire non solo con l’esibizione dei libri contabili ma anche mediante l’indicazione delle effettive esigenze operative che il bene soddisfa.

Quando il fermo è illegittimo?

La possibilità di iscrivere il fermo è lasciata alla discrezionalità di Equitalia, ma la sua legittimità è subordinata ad una serie di requisiti, quali:

– il decorso di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento o di 90 giorni dalla notifica dell’accertamento “esecutivo” senza che il contribuente abbia pagato;

– la preventiva e regolare notifica della cartella di pagamento o dell’accertamento “esecutivo”;

– la corretta notifica del preavviso di fermo amministrativo per invitare il contribuente debitore a mettersi in regola nei successivi 30 giorni.

Il fermo viene, di norma, iscritto per il mancato pagamento di multe e del bollo auto (ma non solo). Pertanto, la prima cosa da fare è verificare che il relativo credito non si sia prescritto. Leggi a riguardo le nostre due guide sulla prescrizione del bollo auto e sulla prescrizione delle multe.

Se i crediti vantati nella cartella esattoriale sono prescritti, il contribuente potrà bloccare l’iscrizione del fermo recandosi direttamente presso l’agente per la riscossione e attivando la procedura qui descritta.

Le contromosse

Una volta iscritto il fermo, se ne può contestare la legittimità nel caso di omessa notifica dell’atto presupposto, quale la cartella di pagamento o l’avviso di accertamento [1]. O, ancora, si potrebbe eccepire l’illegittimità del fermo se la cartella di pagamento è stata annullata o se è stata ottenuta la dilazione delle somme iscritte a ruolo ed è stata pagata la prima rata.

Inoltre, il fermo amministrativo potrebbe essere censurato anche se, ad esempio, non c’è nell’atto di fermo una parte di motivazione, o non sia stato indicato il responsabile del procedimento.

Al verificarsi, dunque, anche solo di una di queste circostanze, il contribuente può entro 60 giorni impugnare il provvedimento di iscrizione del fermo dinanzi alla giurisdizione tributaria (commissioni tributarie), se il credito tutelato è di natura tributaria o dinanzi alla giurisdizione ordinaria, se i debiti riguardano, ad esempio, contributi previdenziali.

Se il fermo riguarda una pluralità di debiti di diversa natura (sia tributaria che non), il debitore dovrà comunque proporre ricorsi separati dinanzi ai diversi giudici.


note

[1] Art. 19, comma 3 Dlgs 546/92.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Per cui non è vero che il fermo non si può effettuare sotto gli ottomila €? Come me addirittura sotto i 2000 €!

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