Cronaca | News

Nuovo ricatto della Russia all’Italia

3 Giugno 2022
Nuovo ricatto della Russia all’Italia

Dopo la «missione Covid», la Russia ventila minacce in caso di ingratitudine da parte del nostro Paese. La paura è che possa utilizzare dati sensibili come arma.

Perché il Cremlino recrimina all’Italia di essere ingrata? E quali armi ha a disposizione per far tremare il nostro Paese con le sue minacce? Un ricatto in vista, effettivamente, potrebbe esserci. Specialmente dopo la controversa puntata della trasmissione «Report» che ha evidenziato la possibilità che gli intenti russi fossero tutt’altro che umanitari quando due anni fa decine di militari arrivarono nel nostro Paese per fronteggiare il virus. Ma andiamo con ordine.

È marzo 2020. L’Italia sta capendo da poco cosa significa pandemia, il termine Covid entra prepotente nella quotidianità di chiunque, le scuole vengono chiuse e le città si bloccano. I nostri sanitari sono in affanno, tanto che accettiamo aiuti da chiunque, anche dalla Russia. Il 22 marzo 2020, oltre un centinaio di militari russi arrivano in Italia con qualche approvvigionamento (mascherine, tute protettive, tamponi) che però è quasi irrisorio per il bisogno estremo che c’è, una piccola pezza su una ferita troppo vasta. L’obiettivo dei militari, si scoprirà poi, è quello di aiutare i colleghi italiani nella gestione del virus e, tra le altre cose, «sanificare l’intero territorio italiano entrando anche negli uffici pubblici e in tutte le sedi a rischio». Per l’Italia questa missione, concordata dall’allora presidente del Consiglio Conte, è una spesa enorme, calcolata in 3 milioni di euro tra vitto, alloggio e spese. Su scelta del ministro Guerini viene conclusa meno di due mesi dopo dal suo inizio, con una lettera di ringraziamento e un arrivederci.

Tempo dopo, passata la fase calda della pandemia, viene aperta un’indagine sulla missione russa in Italia con l’obiettivo di andare a confermare, o smentire, un terribile sospetto: che lo scopo principe di quell’attività fosse carpire segreti e dati sensibili da poter sfruttare in futuro. Si parla di informazioni personali che riguardano anche la sfera privata dei soggetti interessati, una preziosa moneta di scambio.

È maggio 2022. La trasmissione d’inchiesta di Rai 3 «Report» manda in onda una puntata in cui analizza la missione russa e solleva dubbi sul suo reale obiettivo, evidenziando come documenti e testimonianze svelino che forse lo scopo, nascosto dall’apparente umanità dell’iniziativa, potesse davvero essere quello di un’attività di spionaggio.

È giugno 2022. Il ministero degli Esteri russo, presa visione della puntata di Report, ammonisce l’Italia ventilando un danneggiamento tra le relazioni dei due Paesi. Non è la prima volta che dal Cremlino arriva la minaccia di «conseguenze irreversibili» nel caso di mosse sbagliate dell’Italia, schierata con la nemica Ucraina. Ora l’ipotesi – anzi, la paura – è che i russi possano utilizzare le informazioni acquisite illecitamente durante la missione in Italia per mettere sotto scacco la nostra Nazione.

In queste ore il ministero degli Esteri russo si è scagliato contro «Report» e la puntata andata in onda il 9 maggio scorso. Mosca, infatti, ha denunciato il tentativo di denigrare l’assistenza della Russia durante la pandemia sottolineando che questo «danneggia le relazioni bilaterali ma dimostra anche il carattere morale dei singoli rappresentanti delle autorità ufficiali dell’Italia e dei suoi media». È quanto si legge in una nota del ministero degli Esteri russo pubblicato sul canale social ‘VKontakte’. Nel mirino di Lavrov è finita la puntata intitolata «Dalla Russia con amore» che raccontava l’arrivo in Italia, più precisamente a Bergamo, di 104 militari russi, giunti nel nostro Paese il 22 marzo 2020 per fornire il proprio aiuto durante il periodo più devastante della pandemia di Covid-19.

«Invece di trasmettere documentari sull’eroismo delle truppe alleate, compresa l’Armata Rossa, e sulle gesta dei membri del Movimento di Resistenza – sottolinea il ministero degli Esteri russo- la trasmissione ha mandato in onda un lavoro di propaganda di basso livello. La trama […] si riduce a quanto segue: a marzo-aprile 2020, gli epidemiologi russi, si scopre, non hanno combattuto, rischiando vite e salute, con un potente focolaio di infezione da coronavirus nel Nord Italia, ma hanno spiato le forze e le strutture militari della Nato nel paese».

Il ministero ricorda che in un momento in cui «non si sapeva nulla del Coronavirus, e l’Italia era sotto il colpo di una malattia sconosciuta e spaventosa, la Russia è stata uno dei pochi paesi che ha teso una mano al popolo italiano. Questo è stato fatto esclusivamente per ragioni umanitarie».

«Nel 2020 i partner italiani – sottolinea ancora il ministero degli Esteri russo – hanno avuto la dignità di esprimere, speriamo, sincere parole di gratitudine ai nostri medici che hanno salvato i pazienti affetti da Covid-19 a Bergamo e in altre città della Lombardia. Ma meno di due anni dopo, il nostro aiuto è stato dimenticato. Si scopre che la memoria dei colleghi italiani è di breve durata. Una linea d’azione così servile e miope non solo danneggia le nostre relazioni bilaterali, ma dimostra anche il carattere morale dei singoli rappresentanti delle autorità ufficiali dell’Italia e dei suoi media».

Sigfrido Ranucci, il caporedattore della redazione e conduttore della trasmissione televisiva, ha ribattuto subito all’Adnkronos affermando: «Noi facciamo come sempre il nostro lavoro. La puntata del 9 maggio è una ricostruzione rigorosa dei fatti». «È singolare – sottolinea Ranucci – attribuire a ‘Report’ una trama da James Bond quando sono stati inviati dalla Russia dei militari, alcuni dei quali legati agli apparati di sicurezza russa». In particolare, aggiunge, «non si può tacere sul fatto che il 30 marzo del 2021 il capitano di fregata Walter Biot, in servizio presso il III Reparto dello Stato Maggiore della Difesa, è stato arrestato con l’accusa di aver venduto segreti militari della Nato alla Russia. Tra i documenti sequestrati anche il Reperto S, un’analisi della Nato sulle attività destabilizzanti della Russia in Ucraina. Gli uomini del Ros dei Carabinieri lo hanno trovato in macchina con un addetto militare russo di nome Dmitri Ostroukhov, un uomo proveniente dal Gru, il servizio segreto militare di Mosca».

Inoltre, rileva Ranucci, «è abbastanza singolare che l’Ambasciata della Russia in Italia rilancino le nostre puntate quando trovano aspetti positivi, come il reportage da Mariupol, e invece le condannino quando sono negative. Noi siamo giornalisti e facciamo il nostro dovere. Non facciamo sconti a nessuno né in Italia né all’estero».



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