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Responsabilità medica: la legge Balduzzi salva il sanitario ma non l’ospedale

13 ottobre 2014


Responsabilità medica: la legge Balduzzi salva il sanitario ma non l’ospedale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2014



Sentenza rivoluzionaria a Milano: ora ai fini del risarcimento il paziente ha solo cinque anni per agire contro il medico e inoltre ha un onere della prova particolarmente complesso, trattandosi di illecito extracontrattuale. Resta ferma la responsabilità contrattuale della clinica.

Spetta al paziente provare la colpa del medico. E, per quanto riguarda la prescrizione, il malato che voglia agire in giudizio per ottenere il risarcimento non ha più dieci anni a disposizione ma solo cinque. È questa la sintesi di una importantissima sentenza appena uscita dalle aule del tribunale di Milano [1].

Si tratta di una pronuncia rivoluzionaria, che cambia un ventennio di giurisprudenza, che, così facendo, interpreta la nuova legge Balduzzi del 2012 e diminuisce, in parte, le tutele del paziente.

Viene dunque recepita la sostanza della legge finora diversamente interpretata dalla magistratura. In particolare, il tribunale qualifica la responsabilità del medico ospedaliero come “extracontrattuale da fatto illecito [2] e non più “contrattuale [3] come avveniva per il medico in base alla teoria del “contatto sociale”.

Con la riforma Balduzzi la responsabilità del medico ospedaliero diventa dunque di tipo extracontrattuale, ma non quella della clinica o dell’ospedale, che resta contrattuale.

Qual è la conseguenza pratica? Che, in caso di malasanità e di richiesta di risarcimento da parte del paziente o degli eredi della vittima, si attenua il rischio per il professionista e le altre figure ospedaliere per condotte che non costituiscono inadempimento di un contratto d’opera, diverso dal contratto concluso con la struttura. Con la nuova legge, infatti,il danneggiato ha il più complesso onere della prova di dimostrare tutti i fatti costitutivi dell’illecito extracontrattuale.

L’alleggerimento della responsabilità del medico, però, non diminuisce la responsabilità della struttura sanitaria che resta infatti contrattuale, anche se non convenzionata con il servizio nazionale.

Anche se la stessa Cassazione si è pronunciata in senso contrario, per il tribunale meneghino non vi sono dubbi. Riportiamo in nota [4], solo per gli addetti ai lavori, la rivoluzionaria massima.

Per esempio: poniamo che il paziente venga in contatto con il medico presso l’ospedale e l’operazione finisca male. Se il danneggiato non allega la conclusione di un contratto con il sanitario, la responsabilità del professionista deve allora essere affermata soltanto di fronte a tutti gli elementi costitutivi della responsabilità extracontrattuale, con un onere probatorio più pesante rispetto al mero contatto sociale. Ma il fatto che il medico non risponde penalmente perché si è attenuto alle linee guida e magari incorre in una colpa lieve non può avere alcun effetto “salvifico” per la struttura sanitaria, che col paziente ha concluso un contratto atipico o deve comunque adempiere a determinate prestazioni perché inserita nel servizio sanitario nazionale: risulta dunque chiamata a rispondere contrattualmente dell’inadempimento che è riferibile in modo diretto anche quando deriva dai suoi dipendenti o ausiliari.

Ulteriore conseguenza pratica si riversa anche sui termini di prescrizione della responsabilità del medico, che passa così da 10 a 5 anni.

Responsabilità medica: c’è chi dice che è ancora contrattual

Contrordine. La responsabilità medica resta di natura contrattuale. Se il Tribunale di Milano pochi giorni fa ha aperto a una diversa valutazione, quello di Brindisi sposa la tesi più favorevole alla parte lesa.

La sentenza depositata il 18 luglio sottolinea che nel decreto Balduzzi [1] la frase “fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del Codice civile”, per i casi di colpa lieve, è un implicito riconoscimento che non si prefigura un vincolo tra le parti che crei le obbligazioni di protezione che si assumono violate.

D’altronde, con quella frase, il legislatore – che voleva regolamentare i soli profili penali – non ha espressamente e univocamente limitato i rimedi risarcitori, prevedendo solo quello del Codice civile.

“L’eventuale adesione ad un modello di responsabilità (quello ex articolo 2043) diverso da quello consolidato – scrivono i giudici –, in via interpretativa, ovvero quello contrattuale, avrebbe, per contro, richiesto una previsione espressa ed esplicita (del tipo: “il medico risponde solo ex articolo 2043 cod. civ.) che, nel caso di specie, appunto, difetta”.

Dunque, nonostante la novità del Dl, nulla impedisce di ritenere che, su una responsabilità medica anche per colpa lieve, siano tuttora esperibili l’azione extracontrattuale, da sola, o quella contrattuale, secondo il generale principio della cumulabilità dei rimedi, se rileva la lesione di diritti della persona.

note

[1] Trib. Milano sent. del 17.07.2014.

[2] Art. 2043 cod. civ.

[3] Art. 1128 cod. civ.

[4] Il tenore letterale dell’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi e l’intenzione del legislatore conducono a ritenere che la responsabilità del medico (e quella degli altri esercenti professioni sanitarie) per condotte che non costituiscono inadempimento di un contratto d’opera (diverso dal contratto concluso con la struttura) venga ricondotta dal legislatore del 2012 alla responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c.c. e che, dunque, l’obbligazione risarcitoria del medico possa scaturire solo in presenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito aquiliano (che il danneggiato ha l’onere di provare).

In ogni caso l’alleggerimento della responsabilità (anche) civile del medico ospedaliero, che deriva dall’applicazione del criterio di imputazione della responsabilità risarcitoria indicato dalla legge Balduzzi (art. 2043 c.c.), non ha alcuna incidenza sulla distinta responsabilità della struttura sanitaria pubblica o privata (sia essa parte del sistema sanitario nazionale o una impresa privata non convenzionata), che è comunque di tipo contrattuale ex art. 1218 c.c. (sia che si ritenga che l’obbligo di adempiere le prestazioni per la struttura sanitaria derivi dalla legge istitutiva del SS.NN. sia che si preferisca far derivare tale obbligo dalla conclusione del contratto atipico di spedalità o assistenza sanitaria con la sola accettazione del paziente presso la struttura). Se dunque il paziente/danneggiato agisce in giudizio nei confronti del solo medico con il quale è venuto in contatto presso una struttura sanitaria, senza allegare la conclusione di un contratto con il convenuto, la responsabilità risarcitoria del medico va affermata solo in presenza degli elementi costitutivi dell’illecito ex art. 2043 c.c. che l’attore ha l’onere di provare; se nel caso suddetto oltre al medico è convenuta dall’attore anche la struttura sanitaria presso la quale l’autore materiale del fatto illecito ha operato, la disciplina della responsabilità andrà distinta (quella ex art. 2043 c.c. per il medico e quella ex art. 1218 c.c. per la struttura), con conseguente diverso atteggiarsi dell’onere probatorio e diverso termine di prescrizione del diritto al risarcimento; senza trascurare tuttavia che, essendo unico il fatto dannoso (seppur distinti i criteri di imputazione della responsabilità), qualora le domande risultino fondate nei confronti di entrambi i convenuti, essi saranno tenuti in solido al risarcimento del danno a norma dell’art. 2055 c.c.

L’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi non incide né sul regime di responsabilità civile della struttura sanitaria (pubblica o privata), né su quello del medico che ha concluso con il paziente un contratto d’opera professionale (anche se nell’ambito della cosiddetta attività libero-professionale svolta dal medico dipendente pubblico): in tali casi si ha la responsabilità della struttura sanitaria (contratto atipico di spedalità o di assistenza sanitaria) sia la responsabilità del medico (contratto d’opera professionale) derivano da inadempimento e sono disciplinate dall’art. 1218 c.c., ed è indifferente che il creditore/danneggiato agisca per ottenere il risarcimento del danno nei confronti della sola struttura, del solo medico o di entrambi. Il richiamo nella norma suddetta all’obbligo di cui all’art. 2043 c.c. per l’esercente la professione sanitaria che non risponde penalmente (per essersi attenuto alle linee guida), ma la cui condotta evidenzia una colpa lieve, non ha nessun riflesso sulla responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, che ha concluso un contratto atipico con il paziente (o, se si preferisce, è comunque tenuta ex lege ad adempiere determinate prestazioni perché inserita nel S.s.n. ed è chiamata a rispondere ex art. 1218 c.c. dell’inadempimento riferibile direttamente alla struttura anche quando derivi dall’operato dei suoi dipendenti e/o degli ausiliari di cui si è avvalsa (art. 1228 c.c.).

Autore immagine: 123rf com

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