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Cos’è il mobbing condominiale?

16 Ottobre 2022 | Autore:
Cos’è il mobbing condominiale?

Molestie e minacce nei confronti del vicino di casa: quando c’è reato? Il dipendente del condominio può essere vittima di mobbing?

Quando si parla di mobbing si pensa sempre alle vessazioni che il dipendente subisce sul posto di lavoro da parte del datore oppure degli altri colleghi. È il caso, ad esempio, del lavoratore che viene isolato, mortificato e demansionato, con l’intento di indurlo a dimettersi. In realtà, il fenomeno del mobbing può estendersi anche ad altre realtà. Cos’è il mobbing condominiale?

Come vedremo, ci sono almeno due modi di intendere questo particolare fenomeno: come vessazione tra condòmini oppure come persecuzione ai danni dei dipendenti del condominio stesso. Generalmente, in ambito condominiale, con il termine “mobbing” ci si riferisce al primo significato, cioè a quello che finisce per essere un vero e proprio stalking. Ma non anticipiamo troppo. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è il mobbing condominiale.

Cos’è il mobbing?

Con il termine “mobbing” vengono indicati i comportamenti persecutori e le violenze psicologiche che causano danni alla vittima e che tendono ad emarginarla dal gruppo sociale di appartenenza.

Detto in altre parole, il mobbing è un insieme di condotte vessatorie che si ripetono nel tempo e che hanno come bersaglio sempre la stessa persona.

Mobbing: dove si verifica?

Solitamente, il mobbing si verifica in ambito lavorativo, con il datore intento a tartassare il proprio dipendente al fine di emarginarlo e farlo sentire inadeguato, inducendolo così alle dimissioni.

Sempre nello stesso contesto, il mobbing può provenire anche dagli altri colleghi, i quali isolano e mortificano uno dei lavoratori per allontanarlo da loro.

Col tempo, però, il mobbing è stato riconosciuto anche in altri ambiti. Ad esempio, la giurisprudenza [1] parla di “mobbing immobiliare” (o locatizio) con riferimento alla condotta vessatoria del proprietario di casa nei confronti dell’inquilino, al fine di indurlo ad abbandonare l’immobile spontaneamente.

In pratica, così come il datore di lavoro fa mobbing sul suo dipendente per indurlo alle dimissioni (non potendolo licenziare), alla stessa maniera il locatore esercita illecite pressioni sul conduttore per spingerlo a lasciare la casa senza dover ricorrere allo sfratto (che, peraltro, sarebbe illegittimo se non giustificato dalla morosità o dalla finita locazione).

Come diremo tra un istante, il mobbing è stato riconosciuto anche in condominio. Approfondiamo la questione.

Mobbing condominiale: cos’è?

Generalmente, il mobbing condominiale è lo stalking che viene fatto nei confronti di uno dei condòmini, col fine di rendergli la vita impossibile.

In questo senso, il mobbing condominiale si traduce in tutte quelle condotte moleste (rumori notturni, schiamazzi, dispetti, insulti, piccoli danneggiamenti, ecc.) che finiscono per essere una vera e propria persecuzione ai danni di uno dei condòmini.

Il mobbing condominiale è chiaramente favorito dalla convivenza forzata che il condominio impone a tutti i proprietari e gli inquilini. Ciò non toglie, però, che si tratti di una condotta illecita e, ricorrendone i presupposti, perfino di un reato. Vediamo quando succede ciò.

Mobbing condominiale: è reato?

Il mobbing condominiale è reato quando integra gli estremi dello stalking, cioè del delitto che commette chi, con reiterate minacce o molestie, crea un grave stato d’ansia nella vittima, un timore per la sua incolumità o per quella dei familiari o, ancora, un cambiamento delle sue abitudini di vita [2].

Ad esempio, secondo la giurisprudenza [3], va condannato per stalking il vicino di casa che, mediante atti intimidatori e offensivi, provoca una patologia vera e propria nella vittima, consistente in un grave stato di ansia, frustrazione con necessità di terapie e sostegno psicologico, con conseguenti assenze ripetute dal luogo di lavoro.

In casi del genere, se il vicino di casa perseguita con molestie continue la vittima, è possibile sporgere querela entro sei mesi dall’ultimo atto di stalking, in quanto la condotta costituisce reato. Nel processo penale è poi possibile costituirsi parte civile per chiedere anche il risarcimento dei danni.

Mobbing condominiale nei confronti dei dipendenti: cos’è?

Come detto in apertura, c’è anche un altro modo di intendere il mobbing condominiale, e cioè come abuso dei condòmini nei confronti dei loro dipendenti. È cosa nota, infatti, che in condominio ci siano delle persone che lavorano al servizio dell’intera compagine: è il caso, ad esempio, del portiere oppure del giardiniere.

In questo senso, può aversi mobbing condominiale quando i condòmini oppure l’amministratore esercitano illecite pressioni sui dipendenti dell’edificio con lo scopo di indurli a lasciare il lavoro.

Insomma: in questo particolare caso di mobbing condominiale, gli abusi provengono dal condominio in qualità di datore di lavoro.

Sul punto è intervenuta la giurisprudenza [4], la quale ha stabilito che, in casi del genere, è difficile poter parlare di mobbing a causa della frammentazione del condominio-datore di lavoro in una pluralità di singoli datori di lavoro (impersonati dai condòmini), che si interfacciano con il dipendente anche per il tramite dell’amministratore.

Nel caso di mobbing in ambito condominiale, quindi, è difficile ottenere il risarcimento dei danni, a meno che la condotta vessatoria non sia chiaramente posta in essere dai pochi proprietari del fabbricato (si pensi al condominio minimo composto da sole due unità immobiliari) oppure in via esclusiva dall’amministratore.


note

[1] Cass., sent. n. 5044/2017.

[2] Art. 612-bis cod. pen.

[3] Cass. n. 2678/2016.

[4] Cass., sent. n. 25872/2018.

Autore immagine: depositphotos.com


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