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Sequestro giudiziario di imprese di interesse strategico: il “Salva Ilva”

25 Ottobre 2015 | Autore:
Sequestro giudiziario di imprese di interesse strategico: il “Salva Ilva”

Misure urgenti per l’esercizio dell’attività di impresa di stabilimenti oggetto di sequestro giudiziario.

L’art. 21 octies D.L. 83/2015, conv. in L. 132/2015, contiene “Misure urgenti per l’esercizio dell’attività di impresa di stabilimenti oggetto di sequestro giudiziario”, rendendo effettive le misure già introdotte dall’art. 3 D.L. 92/2015

La disposizione prevede che l’esercizio dell’attività di impresa degli stabilimenti di interesse strategico nazionale non è impedito dal sequestro sui beni dell’impresa titolare dello stabilimento, quando la misura cautelare sia stata adottata in relazione a ipotesi di reato inerenti la sicurezza dei lavoratori e debba garantirsi il necessario bilanciamento tra la continuità dell’attività produttiva, la salvaguardia dell’occupazione, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro.

La disciplina in esame ha ampliato quanto già previsto dall’art. 1, co. 4, D.L. 207/2012 per gli stabilimenti d’interesse strategico nazionale, e segnatamente per l’Ilva di Taranto, per le cui disposizioni la Corte Costituzionale ha già chiarito (sent. 85/2013) la possibilità di un intervento del legislatore circa la continuità produttiva compatibile con i provvedimenti cautelari.

La disposizione prevede che l’attività dello stabilimento possa proseguire per un periodo massimo di 12 mesi dall’adozione del provvedimento di sequestro, subordinatamente alla presentazione – entro 30 giorni – di un piano contenente le misure aggiuntive, anche di natura provvisoria, per la tutela della sicurezza dei lavoratori sull’impianto oggetto del provvedimento di sequestro.

Il piano va comunicato all’autorità giudiziaria che ha disposto il sequestro ed è trasmesso al Comando provinciale dei Vigili del fuoco, agli uffici della ASL e dell’INAIL competenti per territorio per le rispettive attività di vigilanza e controllo.

La descritta disciplina si applica anche ai provvedimenti di sequestro già adottati dalla magistratura al 4 luglio 2015 (data di entrata in vigore del D.L. 92/2015).

Sia il termine di 12 mesi per il protrarsi dell’attività d’impresa che quello di 30 gg. per la redazione del piano per la sicurezza decorrono dalla data sopracitata.

Si tratta di una disposizione che ha sollevato molte critiche (sia con l’accusa di estraneità alla materia del decreto-legge, fino a quella di illegittimità costituzionale), cui si è replicato ricordando che la Corte Costituzionale ha già avuto modo di pronunciarsi sul precedente D.L. 207/2012 affermando, con la sentenza n. 85/2013, la possibilità di un intervento del legislatore circa la continuità produttiva compatibile con i provvedimenti cautelari adottati dall’autorità giudiziaria.

La Consulta ha escluso la violazione della riserva di giurisdizione, avuto riguardo alla tesi di fondo del rimettente (il gip del tribunale di Taranto), secondo cui il decreto-legge sarebbe stato adottato per vanificare l’efficacia dei provvedimenti cautelari disposti dall’autorità giudiziaria di Taranto.

In sostanza, si è riconosciuta al legislatore la possibilità di modificare le norme cautelari, quanto agli effetti e all’oggetto, anche se vi siano misure cautelari in corso secondo la previgente normativa.

Nel contempo, si è attribuito alla legislazione e alla conseguente attività amministrativa il compito di regolare le attività produttive pericolose.

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note

Autore immagine: 123rf com


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