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Immigrazione: rientrare in Italia dopo una espulsione

13 Ottobre 2014 | Autore:
Immigrazione: rientrare in Italia dopo una espulsione

Lo straniero extracomunitario sottoposto a provvedimento di espulsione può rientrare in Italia: la procedura.

L’immigrato che subisce un provvedimento di espulsione non può rientrare in Italia per un periodo di tempo che va dai 3 ai 5 anni [1].

La durata del divieto di rientrare in Italia è indicata nel provvedimento di espulsione e scatta dal momento in cui lo straniero lascia il nostro Paese (dimostrabile attraverso il timbro d’uscita apposto sul passaporto o su altro documento di viaggio). Il provvedimento di espulsione resta in piedi finché non si concretizza l’allontanamento dello straniero dall’Italia [2]; ragion per cui rimanere in Italia aspettando che trascorra il periodo dell’espulsione non è una soluzione al problema, in quanto il periodo espulsivo parte dal momento in cui l’extracomunitario lascia effettivamente l’Italia e ritorna nel suo Paese d’origine o in quello in cui ha una stabile residenza.

Lo straniero che vuol rientrare in Italia, una volta scaduto il periodo di espulsione, deve dimostrare di essere effettivamente uscito dal nostro Paese per il periodo prestabilito. Come fare? Per prima cosa attraverso il timbro di uscita sul passaporto o su altro documento di viaggio, ma anche mediante contratto di lavoro, certificati medici, contratti assicurativi e qualsiasi altra documentazione idonea allo scopo.

Tale documentazione deve essere presentata, insieme alla richiesta di riammissione, all’ambasciata o al consolato italiano presente nel Paese d’origine o di residenza. Le autorità consolari verificano l’identità del richiedente e inoltrano la domanda, corredata di tutta la documentazione, al Ministero dell’Interno. Il Ministero, quindi, analizzerà la sussistenza dei requisiti per il reingresso dello straniero in Italia.

Se, dalle verifiche effettuate, l’immigrato ha rispettato il periodo di allontanamento e risulta essere un soggetto socialmente pericoloso, il Ministero aggiorna l’archivio della polizia e il registro Schengen, eliminando la segnalazione di divieto di reingresso in Italia dell’individuo precedentemente espulso. Il soggetto in questione potrà così rientrare nel nostro territorio.

Il reingresso dello straniero in Italia senza l’autorizzazione del Ministero dell’Interno è punito con l’arresto da 2 a 6 mesi ed è nuovamente espulso con accompagnamento immediato alla frontiera [3].


note

[1] Cass. sent. n. 12220/2012. Tale sentenza applica la direttiva comunitaria la direttiva comunitaria 115/2008 che, all’art. 11, dispone che “la durata del divieto di ingresso è determinata tenendo conto di tutte le circostanze pertinenti di ciascun caso e non supera i cinque anni”.

[2] Cass. sent. n. 14540/2003.

[3] Art. 13 TU immigrazione.


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1 Commento

  1. Vi è un errore materiale direi. Se Il soggetto risulta non socialmente pericoloso allora sì che può essere rimosso il divieto di reingresso in Italia dell’individuo precedentemente espulso.

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