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Chi controlla le banche e i tassi di interesse?

8 Gennaio 2023 | Autore:
Chi controlla le banche e i tassi di interesse?

Gli organi preposti alla vigilanza sugli istituti di credito, le varie forme di controllo e ciò che viene fatto per prevenire eventuali abusi.

Nessuno di noi, al giorno d’oggi, può fare a meno delle banche. Che ci piaccia o no, dobbiamo tenere il nostro denaro depositato in un conto corrente, sia perché conservarlo in casa sarebbe estremamente rischioso, sia perché, da alcuni anni a questa parte, sono state emanate diverse norme che tendono a scoraggiare le operazioni in contanti e ad incentivare i pagamenti con bancomat e carte di credito. Inoltre, spesso, per cercare di rendere produttivi i propri risparmi, si effettuano degli investimenti che sono proprio gli stessi istituti di credito a suggerire. Si consideri anche che quasi tutti, prima o poi, hanno necessità di ricorrere a prestiti e finanziamenti, specie per gli acquisti che riguardano immobili. Proprio per questo enorme giro di denaro che lo caratterizza e per il forte potere che ne deriva, il settore bancario desta in molti una certa diffidenza. In questo articolo vedremo chi controlla le banche e i tassi di interesse, quali sono i soggetti che esercitano questa funzione e le varie forme di vigilanza.

Quali soggetti vigilano sulle banche?

Le autorità che controllano le banche sono:

  • il ministro dell’Economia e delle Finanze;
  • il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr). Si tratta di un organo del Governo italiano avente carattere collegiale. Con questo termine si intende che esso è costituito da più ministri che prendono insieme, a maggioranza, le decisioni sugli argomenti di volta in volta trattati. Il Comitato è presieduto dal ministro dell’Economia e delle Finanze; di esso fanno parte, inoltre, i ministri delle Politiche agricole, alimentari e forestali, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, delle Politiche comunitarie. A seconda degli argomenti all’ordine del giorno, il presidente può convocare alle riunioni anche altri ministri. Partecipa inoltre alle sedute il governatore della Banca d’Italia, che però non ha diritto di voto;
  • la Banca d’Italia (oggi denominata anche, soprattutto dai giornalisti, Bankitalia), che è la Banca Centrale del nostro Paese. A differenza dei vari istituti di credito, essa è un organismo di diritto pubblico. Ciò significa che si tratta di un Ente creato per finalità di interesse generale.

Quali controlli vengono esercitati sulle banche?

I controlli sulle banche sono stabiliti dal Testo Unico in materia bancaria e creditizia (Tubc) [1] e da altre leggi emanate a seguito di direttive europee. Essi vengono esercitati sulle banche in tre forme:

  • la vigilanza informativa;
  • la vigilanza regolamentare;
  • la vigilanza ispettiva.

Vediamo subito di cosa si tratta.

Cos’è la vigilanza informativa sulle banche?

La prima forma di vigilanza è informativa. Periodicamente, le banche trasmettono agli organi di controllo alcuni importanti dati: principalmente i bilanci, ma anche altre informazioni riguardanti la gestione.

Inoltre, ogni istituto di credito ha un collegio sindacale, organo che ha il compito di controllarne la gestione e l’osservanza di leggi, regolamenti e disposizioni che ne regolano l’attività. Se il collegio sindacale rileva irregolarità, la banca ha l’obbligo di trasmettere i relativi verbali e provvedimenti agli organi di controllo.

Cos’è la vigilanza regolamentare sulle banche?

Vi è poi una forma di vigilanza regolamentare, detta anche prudenziale. La Banca d’Italia, in conformità a ciò che stabilisce il Cicr, emana disposizioni che devono essere osservate dagli istituti di credito e che possono riguardare:

  • l’organizzazione delle banche dal punto di vista amministrativo e contabile;
  • le partecipazioni. Gli istituti di credito possono detenere quote o azioni di varie società che operano nei più diversi ambiti. La Banca d’Italia può stabilire quali di queste partecipazioni sono consentite e in che misura;
  • il patrimonio che gli istituti di credito devono possedere per garantire stabilità e sicurezza alla clientela;
  • gli accorgimenti necessari perché i risparmi degli utenti siano al sicuro.

La Banca d’Italia può anche stabilire che gli Istituti di credito, prima di compiere certe operazioni, debbano chiedere la sua autorizzazione.

Quando lo ritiene opportuno, la nostra Banca Centrale può:

  • convocare i dirigenti, i consigli di amministrazione e i collegi sindacali di determinate banche, quando la situazione specifica lo richiede. Questo avviene quando vi è una situazione di rischio che deve essere risolta;
  • disporre che vengano convocati il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale, indicando l’ordine del giorno da seguire e proponendo i provvedimenti da adottare; se tale disposizione non viene eseguita, provvede essa stessa alla convocazione.

Inoltre, la Banca d’Italia pone attenzione ai rapporti tra le singole banche e le aziende ad esse collegate. Come abbiamo visto, può succedere (e di fatto succede) che un istituto di credito detenga quote o azioni di diverse imprese; queste ultime possono svolgere anche attività che non hanno nulla a che fare con il settore creditizio. Può verificarsi anche l’inverso, ossia che alcune aziende possiedano partecipazioni in una o più banche.

Per prevenire l’evenienza che i rapporti con aziende collegate possano indurre le banche a favorire queste ultime a discapito della clientela ordinaria, la Banca d’Italia stabilisce il limite del credito che le banche possono concedere ad esse. Pertanto, se una grossa azienda che ha una partecipazione in un istituto di credito gli chiede un prestito, può essergli concesso, ma solo entro certi limiti. Questi ultimi sono fissati dalla nostra Banca Centrale, in conformità a quanto deliberato dal Cicr e sono tali da evitare che la concessione di un credito, essendo sproporzionata rispetto alle condizioni patrimoniali della banca, possa pregiudicare la possibilità dei singoli clienti di ottenere a loro volta finanziamenti.

Cos’è la vigilanza ispettiva sulle banche?

Riguardo alla vigilanza ispettiva, la Banca d’Italia può inviare propri incaricati presso le sedi delle singole banche per effettuare verifiche sulla gestione delle stesse. In tale occasione, può essere chiesta l’esibizione di registri e documenti specifici.

Inoltre, se il controllo deve essere effettuato presso la succursale di un istituto di credito che si trova in uno Stato estero, la nostra Banca Centrale può chiedere alle autorità governative di quest’ultimo di essere autorizzata a compierlo. Accade anche che sia un Governo straniero a chiedere il suo intervento su succursali di banche italiane che si trovano sul suo territorio.

Chi stabilisce i limiti dei tassi di interesse?

Concludiamo il discorso su chi controlla le banche e i tassi di interesse spiegando chi stabilisce i limiti di questi ultimi.

Cos’è esattamente il tasso di interesse? Esso è il costo del denaro, cioè quanto bisogna pagare quando lo si riceve in prestito e si esprime con una percentuale. Facciamo un esempio.

Marta ottiene in prestito da una banca la somma di 10.000,00 euro al tasso di interesse del 5% l’anno. Questo significa che Marta dovrà restituire all’istituto di credito non solo la somma ricevuta in prestito (detta sorte capitale) ma anche gli interessi nella misura di 500,00 euro per ogni anno di durata del finanziamento.

I tassi di interesse vengono stabiliti dalla Banca centrale europea (Bce) per tutti i Paesi facenti parte dell’Unione. Essa è un’autorità il cui scopo è quello di mantenere stabile il sistema economico degli Stati che utilizzano l’euro, con particolare riguardo ai prezzi.

La Bce aumenta o diminuisce i tassi secondo la situazione economica del momento. Essa si comporta in questo modo:

  • se l’economia tende a rallentare, diminuiscono i tassi. Questo consente ai cittadini di disporre di più denaro: ne deriva un aumento dei consumi e quindi una ripresa delle attività economiche;
  • se, invece, l’economia è in buona salute aumentano i tassi per evitare che un’eccessiva circolazione di denaro provochi inflazione.

note

[1] D. Lgs. n. 385/1993.


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