Diritto e Fisco | Articoli

Chi viene licenziato per malattia ha diritto alla disoccupazione?

12 Giugno 2022
Chi viene licenziato per malattia ha diritto alla disoccupazione?

Superamento del periodo di comporto: spetta il diritto alla Naspi, l’indennità di disoccupazione?

Un nostro lettore ci chiede: chi viene licenziato per malattia ha diritto alla disoccupazione? In buona sostanza, la risoluzione del rapporto di lavoro per superamento del periodo di comporto garantisce il diritto a percepire la Naspi? La questione merita un chiarimento alla luce di una recente sentenza delle Sezioni Unite che ha chiarito in quale categoria di licenziamento debba inquadrarsi quello in oggetto. Ma procediamo con ordine.

Licenziamento per superamento del comporto: cos’è?

In caso di infortunio o malattia, il datore di lavoro può licenziare il dipendente solo se l’assenza si protrae oltre il limite stabilito dai contratti collettivi. Tale limite viene chiamato «periodo di comporto». In pratica, è sufficiente il superamento del periodo di comporto, indipendentemente dall’effettività della malattia e dalla sussistenza di contestazioni disciplinari. Anche il dipendente che si è comportato in modo irreprensibile quindi può perdere il posto.

Si può dire che il periodo di comporto costituisce il limite massimo oltre il quale la malattia non può protrarsi. 

Il licenziamento può essere intimato per il perdurare delle assenze per malattia od infortunio del lavoratore, ma prima del superamento del periodo massimo di comporto, è nullo.

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione, il licenziamento per superamento del periodo di comporto costituisce una fattispecie autonoma di licenziamento, diversa e terza rispetto al licenziamento per giusta causa per giustificato motivo oggettivo o soggettivo.

Licenziamento per troppe assenze per malattia

Un tempo si riteneva possibile licenziare il dipendente che, pur non superando il periodo di comporto, fosse affetto da “eccessiva morbilità”, ossia che si assenta di frequente dal lavoro, seppure per brevi periodi e in modo discontinuo, con possibili conseguenze negative sulla produzione aziendale. Di recente la giurisprudenza ha cambiato orientamento.

Naspi: requisiti

Ripercorriamo le condizioni per il riconoscimento dell’assegno di disoccupazione. 

La Naspi presuppone i seguenti requisiti:

  • stato di disoccupazione involontaria, come nel caso del licenziamento;
  • almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione e 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Si applica la regola della neutralizzazione dei relativi periodi per poter verificare la sussistenza delle 13 settimane di contribuzione e dei 30 giorni di lavoro. Infatti i periodi di malattia (e di infortunio) sono da considerare eventi “neutri”, che determinano un corrispondente ampliamento del periodo di osservazione sia ai fini della ricerca del requisito delle 13 settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro, che ai fini della ricerca del requisito delle 30 giornate di effettivo lavoro negli ultimi 12 mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro.

Le altre situazioni (inabilità al lavoro o ammontare dei redditi) sono ininfluenti ai fini della percezione della Naspi.

Chi viene licenziato per superamento del comporto ha diritto alla disoccupazione?

Chi viene licenziato per malattia ha diritto alla disoccupazione. Come infatti abbiamo detto sopra, l’assegno di disoccupazione viene riconosciuto a chiunque perde il posto di lavoro non per propria colpa. L’Inps ha ritenuto che la Naspi  (nuova assicurazione sociale per l’impiego) spetti anche nei casi di licenziamento per giusta causa, quello cioè disciplinare riservato alle condotte più gravi addebitate al dipendente e che, pertanto, viene intimato in tronco, senza preavviso.  

Dunque, se la malattia insorge prima di un eventuale licenziamento, il superamento del periodo di comporto e la conseguente risoluzione del rapporto di lavoro consente al dipendente di ottenere la Naspi. Né rileva sul punto che la Cassazione abbia detto che il licenziamento per superamento del comporto può considerarsi un terzo genere rispetto a quello per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo o oggettivo.

Dunque, chi viene licenziato perché si ammala di continuo, con conseguente superamento del tetto fissato dai contratti collettivi, ha diritto a ricevere la Naspi dall’Inps.


note

[1] Cass. SU, 22.5.2018, n. 12568.

[2] Trib. Roma, ord 7.11.2016; Cass. 4.9.2014, n. 18678; Trib. Milano, ord. 19.9.2015.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube