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È obbligatorio aiutare la polizia?

16 Ottobre 2022 | Autore:
È obbligatorio aiutare la polizia?

In quali casi il cittadino deve collaborare con la giustizia? Cosa succede se ci si rifiuta di intervenire in caso di flagranza di reato o di calamità naturali?

Forse non tutti sanno che, in Italia, non è quasi mai obbligatorio denunciare un reato. Questo significa che, se assisti a un omicidio, a uno spaccio di droga o a una rapina, nessuno ti costringe a chiamare le forze dell’ordine: puoi impunemente far finta di non aver visto nulla e andartene da un’altra parte. Certo, non è proprio il massimo della moralità, ma tanto stabilisce la legge. Quanto appena detto, però, non significa che non bisogna collaborare quando le autorità ce lo chiedono. Con il presente articolo risponderemo proprio a questa domanda: è obbligatorio aiutare la polizia?

Forse non lo sai, ma chi mente alle forze dell’ordine commette un crimine; non solo: secondo il codice penale, anche chi si rifiuta di prestare aiuto, quando espressamente richiesto, commette reato. Ad esempio, se i carabinieri, mentre stanno inseguendo un ladro, ti chiedono di gettarti anche tu all’inseguimento, non puoi rifiutarti. Sorpreso? Allora troverai interessante ciò che sto per raccontarti. Vediamo insieme se è obbligatorio aiutare la polizia.

È obbligatorio rispondere alle domande della polizia?

È obbligatorio rispondere alle domande che ci fa la polizia, se queste riguardano le nostre generalità oppure si inseriscono all’interno di un’attività d’indagine.

Per la precisione, è reato rifiutarsi di fornire indicazioni sulla propria identità personale (nome, cognome, residenza, ecc.) [1], così come lo è dare generalità false [2]: in questo caso il crimine è ancora più grave. Quindi, se vieni fermato dai carabinieri per un semplice controllo di routine, ricorda che devi sempre dire chi sei.

È ovviamente obbligatorio rispondere alle domande della polizia se veniamo sentiti come persone in grado di riferire informazioni utili su un reato che è stato commesso e sul quale si sta indagando. In un caso del genere, chi mente o tace rischia di commettere il reato di favoreggiamento personale [3], in quanto con la propria condotta agevola l’indagato a sottrarsi alle forze dell’ordine.

È obbligatorio dire la verità?

Come visto nel precedente paragrafo, non solo è obbligatorio rispondere secondo verità alla polizia, ma lo è anche (e soprattutto) quando si compare davanti al giudice; in caso contrario, il rischio è di essere puniti per il reato di falsa testimonianza [4], sanzionato con la reclusione fino a sei anni. Si tratta di un reato particolarmente grave che però può essere commesso solo dal testimone, cioè da chi viene regolarmente citato in tribunale perché ha assistito a fatti importanti per la vicenda oggetto del processo.

Se sei invece imputato, non solo sei libero di tacere, ma anche di mentire: l’obbligo di collaborare con la giustizia e di rispondere alle domande secondo verità riguarda infatti soltanto coloro che hanno assistito ai fatti ma non ne sono coinvolti direttamente.

Solo costoro sono “testimoni” in senso stretto e, pertanto, hanno l’obbligo di rispondere alle domande del giudice e di dire la verità.

Quando è obbligatorio aiutare la polizia?

È obbligatorio aiutare la polizia non solo quando si collabora in qualità di persone informate sui fatti (di testimoni, in pratica), ma anche quando le forze dell’ordine chiedono espressamente di intervenire.

Per la legge [5], è reato non aiutare la polizia in occasione:

  • di un tumulto (una sommossa, ad esempio) o di un pubblico pericolo (ad esempio, in caso di incendio di vaste dimensioni, di alluvioni, ecc.);
  • in flagranza di reato, cioè nella situazione in cui una persona è colta nell’atto di compiere un crimine. È il caso dei carabinieri che chiedono a un passante di bloccare il ladro che sta scappando e chi si sta dirigendo proprio nella sua direzione.

Per essere ancor più precisi, il reato scatta solamente se ci si rifiuta immotivatamente di aiutare la polizia, la quale deve quindi aver espressamente e inequivocabilmente richiesto appoggio, anche solo sotto forma di indicazioni utili.

Ad esempio, se ci si trova in flagranza di reato e un poliziotto chiede a un passante che ritiene di aver assistito al crimine in che direzione è scappato il rapinatore, l’interpellato deve rispondere dicendo il vero.

Insomma: ogni volta che, in circostanza d’urgenza, ci si rifiuta di aiutare la polizia quando questa lo richiede, si commette reato, punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro. La pena è aumentata (arresto da uno a sei mesi o ammenda da 30 a 619 euro) se il colpevole riferisce consapevolmente informazioni sbagliate.

Non c’è alcun reato, invece, se ci si rifiuta di aiutare la polizia per un giustificato motivo. Ad esempio, chi non sa nuotare non potrà di certo buttarsi in mare per salvare chi è in pericolo oppure per inseguire un malvivente. Ugualmente, la persona anziana potrà rifiutarsi di intervenire praticamente in ogni caso.

Difficilmente, invece, ci potranno essere giustificate ragioni per mentire nel caso in cui la polizia chieda solamente alcune informazioni: si può ipotizzare il caso in cui, se si fornissero le indicazioni richieste, ci si esporrebbe in prima persona alle indagini dell’autorità.


note

[1] Art. 651 cod. pen.

[2] Art. 495 cod. pen.

[3] Art. 378 cod. pen.

[4] Art. 372 cod. pen.

[5] Art. 652 cod. pen.

Autore immagine: depositphotos.com


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