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Assenza ingiustificata: cosa rischia il dipendente

6 Giugno 2022
Assenza ingiustificata: cosa rischia il dipendente

Cosa succede se non mi presento più sul posto di lavoro? Quanti giorni di assenza ingiustificata per essere licenziati?

Cosa rischia il dipendente in caso di assenza ingiustificata? Dobbiamo innanzitutto comprendere cosa si intende per «assenza ingiustificata» e quali sono conseguentemente gli obblighi informativi che gravano in capo al lavoratore. Detto ciò, vedremo quali provvedimenti può adottare il datore in simili frangenti: provvedimenti che vanno dalla semplice sanzione disciplinare al “congelamento” del rapporto di lavoro (con sospensione della retribuzione), fino al licenziamento. 

Bisogna tuttavia fare una premessa. Non poche volte l’assenza ingiustificata viene utilizzata come grimaldello per farsi licenziare e ottenere la Naspi: l’assegno di disoccupazione, infatti, non viene erogato nei confronti di chi si dimette volontariamente. Proprio per tale ragione e per contrastare i comportamenti scorretti, la Cassazione ha di recente ritenuto legittima la richiesta di risarcimento, da parte del datore di lavoro, nei confronti del lavoratore assente ingiustificato per un importo pari al cosiddetto “ticket Naspi”, ossia la “tassa di licenziamento” che l’azienda è tenuta a versare all’Inps, al momento della risoluzione del rapporto di lavoro, proprio per finanziare gli ammortizzatori sociali.

Detto ciò vediamo dunque cosa rischia il dipendente in caso di assenza ingiustificata.

Quando è assenza ingiustificata? 

Il dipendente che non si presenta al lavoro anche solo per un giorno deve sempre darne comunicazione tempestiva al datore di lavoro, giustificando le ragioni della propria assenza. In caso di malattia, egli deve sottoporsi alla visita del medico curante affinché trasmetta all’Inps, in forma telematica, il certificato medico. 

L’assenza si considera ingiustificata sia quando il dipendente non invia la comunicazione al datore, sia quando, pur in presenza di tale comunicazione, la stessa non viene adeguatamente motivata.  

Dunque, si può parlare di assenza ingiustificata anche per un solo giorno. 

Le conseguenze per l’assenza ingiustificata

Il semplice fatto che il dipendente non si presenti al lavoro e che, nonostante gli sia chiesto, non giustifichi le ragioni dell’assenza, non può essere considerato un atto di dimissioni tacite. Secondo la Cassazione, spetta al datore di lavoro dimostrare la volontà di dimettersi del dipendente, ragion per cui, in assenza di valide prove, l’assenza ingiustificata costringe il datore ad attivare la procedura di contestazione disciplinare. 

Se si riuscisse a ritenere che l’assenza ingiustificata è una implicita manifestazione della volontà di dimettersi, il datore di lavoro potrebbe limitarsi a prenderne atto e a interrompere l’erogazione dello stipendio. Ciò precluderebbe al dipendente la possibilità di richiedere l’assegno di disoccupazione all’Inps. Si tratterebbe però di un cammino impervio perché, come detto, la giurisprudenza ritiene che la semplice assenza, per quanto non motivata, non possa essere considerata un atto di dimissioni “per fatti concludenti”.

Il datore pertanto attiva la procedura di contestazione prevista dallo Statuto dei lavoratori. In particolare, verrà inviata una comunicazione al dipendente in cui lo si informa dell’avvio del procedimento disciplinare con invito a manifestare le proprie difese entro 5 giorni. All’esito di tale termine, il datore dovrà adottare la sanzione che ritiene più proporzionata al comportamento in questione.

Nulla esclude, in teoria, che il datore di lavoro possa limitarsi alla contestazione dell’infrazione, senza dare seguito al provvedimento di licenziamento, mantenendo il rapporto di lavoro “congelato”, con sospensione anche della retribuzione, fino a quando il lavoratore non decida se rientrare al lavoro o formalizzare le dimissioni. Tuttavia, la decisione di porre “nel limbo” il lavoratore, non erogandogli lo stipendio, comporta alcuni rischi.

In primo luogo, la situazione rimane pendente e non definita, posto che difficilmente il lavoratore – che verosimilmente punta a ottenere la Naspi – formalizzerà mai le proprie dimissioni. 

In secondo luogo, dev’essere valutato il rischio che un eventuale futuro licenziamento venga contestato dal dipendente e valutato dal giudice come “non tempestivo” per via del decorso di un prolungato periodo di tempo dalla violazione e dall’accettazione (di fatto) di tale situazione. Questo perché la legge impone al datore di lavoro di adottare il licenziamento nel più breve termine possibile dalla contestazione disciplinare, secondo appunto il principio di “tempestività”, in difetto della cui osservanza il licenziamento è illegittimo.

Proprio per questo la soluzione più “corretta” sarebbe quella di attivare tempestivamente la procedura di contestazione finalizzata al licenziamento disciplinare (che però comporta il pagamento del contributo di licenziamento in capo all’azienda), 

Cosa si rischia in caso di assenza ingiustificata?

Un’ampia giurisprudenza ha spiegato che l’assenza ingiustificata può essere causa di licenziamento solo se sussiste la proporzionalità tra la violazione e la sanzione. Quindi, la valutazione del mancato adempimento va commisurata alle mansioni che il lavoratore svolge e a come la sua assenza rileva sulle attività dell’azienda. 

Inoltre, bisogna considerare la gravità di quanto commesso, quanto sia stato intenzionale, la proporzione tra i fatti e la sanzione irrogata, che può essere quella massima (licenziamento) solo se, in seguito a quanto commesso, viene meno il rapporto di fiducia tra datore e lavoratore. 

Per giustificare il licenziamento è necessario che vi sia un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali, tale da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro.

L’abbandono ingiustificato del posto, che non provochi però il blocco del lavoro o un danno grave per l’attività produttiva, di per sé potrebbe non costituire causa di licenziamento. 

Assenza ingiustificata: c’è il risarcimento del danno?

Come anticipato in apertura, nulla esclude che, anche qualora venga attivata la procedura di licenziamento disciplinare per assenza ingiustificata, il datore di lavoro possa chiedere al dipendente anche il risarcimento per il danno subito: danno pari alla “tassa di licenziamento” versata proprio a causa dell’inadempienza del lavoratore. La stessa potrà essergli “scalata” dall’ultimo stipendio maturato o dal Tfr. Tale pretesa ha trovato avallo nelle aule della stessa Cassazione [1]. 


note

[1] Cass. ord. n. 3283/20 dell’11.02.2020. Trib. Udine, sent. n. 106/2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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