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Salario minimo: in arrivo novità dall’Europa

6 Giugno 2022
Salario minimo: in arrivo novità dall’Europa

L’Ue varerà una direttiva che imporrà a tutti gli Stati membri di garantire un livello minimo di retribuzione ai lavoratori. 

Per anni, tra propaganda politica e aule parlamentari, se n’è parlato. I cittadini l’hanno sempre vista come un’ipotesi paventata ma quasi irrealizzabile nella pratica. Ma ora, finalmente, quella del salario minimo sta per diventare ufficialmente realtà. L’Unione Europea in questi giorni troverà un accordo sulla direttiva che garantisce un minimo economico in busta paga ai lavoratori, che anche l’Italia sarà obbligata a recepire. Proprio il nostro Paese, in base ai dati Ocse pubblicati la scorsa settimana, è l’unico europeo dove i salari non solo non sono cresciuti negli ultimi trent’anni ma sono addirittura diminuiti.

Consiglio europeo, Commissione e Parlamento europeo sono agli sgoccioli sulla trattativa relativa al salario minimo in Europa: l’accordo c’è ed entro domani verrà messo un punto al negoziato. La norma verrà poi varata definitivamente il 22-23 giugno o il 7 luglio.

Una volta approvata la normativa europea, l’Italia avrà due anni di tempo per varare una legge che introduca anche nel nostro ordinamento, uno dei pochissimi dell’UE che ne è ancora sprovvisto, il salario minimo.

In 21 Stati membri è già stabilito per legge il limite per la più bassa remunerazione o paga oraria (sia essa giornaliera o mensile) che i datori di lavoro devono obbligatoriamente corrispondere ai propri dipendenti.

La direttiva europea, però, non andrà a stabilire una cifra minima oraria per tutti i lavoratori di tutti i Paesi comunitari. La norma andrà a esporre i criteri e i parametri che ciascuno Stato dovrà adottare per stabilire il proprio salario minimo da applicare a qualsiasi tipo di contratto, tirocini e stage inclusi.

Secondo l’eurodeputata pentastellata Daniela Rondinelli questa direttiva è l’occasione per l’Italia di dare risposte concrete alla povertà lavorativa e riformare il sistema di contrattazione collettiva impedendo i contratti pirata che generano dumping nel mercato del lavoro. E questa direttiva porta con sé numerosi vantaggi non solo perché i salari bassi compromettono il potere di acquisto dei lavoratori, ma anche perché vanno ad incidere negativamente sulla capacità di crescita della nostra economia. In sostanza, garantire uno stipendio equo minimo a ciascun lavoratore garantisce anche un ricircolo dell’economia, oltreché una vita dignitosa.

Ad opporsi alla proposta europea sono stati alcuni Paesi dell’Est e della Scandinavia che, grazie al loro basso livello di retribuzione salariale, nel corso degli anni hanno beneficiato delle delocalizzazioni di molti Paesi europei (basti pensare a quante storiche aziende italiane abbiano chiuso i battenti qui per spostare la manodopera là dove costa meno).

Gioiscono, dunque, la sinistra col Pd e il Movimento 5 Stelle, mentre continuano a dichiararsi totalmente contrari i maggiori esponenti della destra, come Brunetta o Meloni.

L’ex presidente del Consiglio Antonio Conte ha affermato: «Ci sono dei lavoratori poveri che hanno paghe da fame, lo stiamo dicendo da parecchio e come M5S siamo più determinati che mai ad approvare il salario minimo. In Europa lo stanno facendo, c’è una direttiva in arrivo e alcuni Paesi già lo hanno. Introdurlo anche in Italia è necessario e doveroso». Alla domanda se questo governo riuscirà ad approvare il provvedimento, Conte ha risposto: «Stiamo lavorando a tempo pieno in Commissione al Senato, il nostro progetto di legge sta andando avanti e siamo disposti a lavorare notte e giorno per approvarlo. Vogliamo farlo subito».

Sulla stessa lunghezza d’onda la deputata del Pd, Beatrice Lorenzin, intervenendo alla trasmissione “Agorà” su Raitre: «C’è una massa enorme di persone che sta molto al di sotto dei 9 euro l’ora, spesso pagati appena 4 euro, al limite della soglia di povertà. Salari troppo bassi che privano la dignità delle persone, certamente inconciliabili con il mantenimento di una famiglia. Se la preoccupazione da più parti segnalata è che il salario minimo possa in qualche modo creare una spirale inflazionistica prezzi-salari è superabile tecnicamente se l’obiettivo è condiviso. D’altra parte bisogna intervenire considerando la complessità del mondo del lavoro italiano e le sue peculiarità valorizzando anche gli aspetti della contrattazione collettiva e decentrata. Non dimentichiamo il grande tema del costo del lavoro da anni al centro delle proposte del Pd. Io stessa ho proposto più volte in questi anni di agire in modo forte sul cuneo fiscale».

«Ci sono molte soluzioni che stanno insieme per intervenire sia su salari che produttività e innovatività. Contrastare il lavoro nero rimane una priorità. Investire sul capitale umano è il fattore determinante per la crescita del Paese. La questione del blocco dei salari in Italia coinvolge la competitività del Paese si pensi ad esempio ai medici e ai ricercatori che lasciano l’Italia per Paesi europei dove gli vengono proposti stipendi e condizioni di lavoro migliori», ha concluso Lorenzin.

Di tutt’altra opinione, naturalmente, la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che a margine di un’iniziativa pubblica a Carrara ha affermato che: «Quella del salario minimo mi sembra la classica arma di distrazione di massa, rispetto al complesso dei problemi del mondo del lavoro. Ricordo che molti lavoratori sono già garantiti da un contratto nazionale di lavoro nel quale è presente la garanzia del salario minimo. A me pare un tema per non affrontare le discriminazioni vere che esistono nel mercato del lavoro, parlo della precarietà, dei lavoratori autonomi, il problema della tassazione troppo alta. Se davvero si volessero alzare i salari, la soluzione migliore sarebbe quella di tagliare il cuneo, circoscrivendolo al lato lavoratore e sul quale anche il presidente della Confindustria Carlo Bonomi mi sembra fosse d’accordo».



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