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Figli di coppie separate: dove devono abitare?

6 Giugno 2022 | Autore:
Figli di coppie separate: dove devono abitare?

L’affidamento condiviso ad entrambi i genitori non preclude che i bambini abbiano un genitore collocatario; l’altro deve avere una residenza idonea ad ospitarli.

Quando due genitori si separano e divorziano, bisogna provvedere alle modalità di affidamento e di collocamento dei figli. La casa familiare, però, è una sola, e di regola si preferisce non spostare i figli dall’ambiente in cui stanno già vivendo e crescendo, per evitare loro ulteriori traumi oltre a quello della separazione dei loro genitori. Così uno dei due va via dall’abitazione coniugale, mentre l’altro rimane a vivere in essa come assegnatario, e spesso si pone il problema pratico: dove devono abitare i figli di coppie separate, o divorziate?

L’accordo tra i genitori è sempre la soluzione preferibile, ma in molti casi la separazione è conflittuale e perciò non si riesce a raggiungere un’intesa tra gli ex coniugi, neppure sui provvedimenti che riguardano i loro figli. In questi casi deve decidere il giudice, che provvede nell’interesse preminente dei minori, e non in base alle esigenze, spesso egoistiche, dei loro genitori.

Ciò premesso, vediamo nello specifico quali sono le regole su dove devono abitare i figli di coppie separate e come la giurisprudenza interpreta le previsioni di legge, che sono molto elastiche e devono essere riempite di contenuto in base ai casi concreti che di volta in volta si presentano; tenendo conto anche delle difficoltà abitative che affliggono molte persone.

Figli di coppie separate: con chi devono stare?

La separazione può essere consensuale se i coniugi raggiungono un’intesa tra loro sul mantenimento e sui provvedimenti riguardanti i figli, oppure giudiziale, se l’accordo manca e le decisioni in merito sono demandate al giudice.

Per garantire ai figli la possibilità di mantenere rapporti con entrambi i genitori anche dopo la loro separazione (è il diritto alla bigenitorialità) di solito viene disposto l’affidamento dei minori ad entrambi i genitori: è il cosiddetto affidamento condiviso, o congiunto, mentre l’affido esclusivo ad un solo genitore viene applicato solo in casi particolari di conclamata inadeguatezza dell’altro genitore a svolgere i propri compiti educativi.

L’affidamento dei figli minori è il potere, riconosciuto ai loro genitori, di concordare insieme tutte le questioni di maggior rilievo relative alla loro crescita, educazione, istruzione e salute. Anche nei casi di affidamento congiunto, però, i figli minori vengono «collocati» prevalentemente presso il genitore con il quale rimarranno a vivere abitualmente durante la loro crescita: è il “genitore collocatario”, che di solito è la madre e, più raramente, il padre.

L’assegnazione della casa familiare

La casa familiare, che è quella dove i coniugi risiedevano mentre erano uniti in matrimonio, viene assegnata con provvedimento del giudice al genitore collocatario, con cui è stabilito che i figli andranno a vivere.

L’assegnazione della casa familiare prescinde dalla proprietà dell’immobile e perciò può avvenire anche se esso appartiene esclusivamente all’altro coniuge o ai suoi genitori. Se non vi sono figli minori, o maggiorenni con handicap o ancora non economicamente autosufficienti, la casa familiare non viene assegnata all’ex coniuge, nemmeno se si trova in difficoltà economiche, perché a tali esigenze si provvede con l’assegno di mantenimento (leggi “assegnazione casa familiare: cosa c’è da sapere“).

Ti ricordiamo che, quando vi sono figli minori, una norma del Codice civile [1] impone a ciascuno dei genitori l’obbligo di comunicare all’altro ogni cambiamento di residenza o di domicilio, entro 30 giorni dalla sua effettuazione. La mancata comunicazione obbliga al risarcimento dei danni causati dalla difficoltà di reperire il coniuge che si è allontanato con i figli.

Dove va a vivere l’altro genitore dopo la separazione?

Con il provvedimento di separazione – e precisamente già con l’ordinanza presidenziale provvisoria, che viene emanata subito dopo la comparizione dei coniugi in tribunale – il giudice autorizza i coniugi a vivere separati, cioè in residenze distinte e non più entrambi sotto lo stesso tetto. Questo comporta che il coniuge non assegnatario della casa coniugale debba andare ad abitare altrove.

Va sottolineato, però, che il provvedimento di separazione disciplina anche le modalità di visita e di incontro con i figli in favore del genitore non collocatario. In questo modo i bambini e i ragazzi potranno godere della sua presenza e non resteranno privi di una figura di riferimento indispensabile per la loro crescita. Così le sentenze di separazione e di divorzio disciplinano in modo puntuale e dettagliato i giorni e gli orari in cui il genitore può esercitare il suo diritto di visita: ad esempio stabilendo che il padre può prelevare i figli uno o due pomeriggi a settimana, nei week-end e durante determinati periodi nelle vacanze estive, natalizie e pasquali.

Dove ospitare i figli minori durante gli incontri?

Talvolta a seguito della separazione sorge un problema pratico: dove ospitare i figli minori durante i periodi di incontro stabiliti, se il genitore non ha un’abitazione idonea per farli soggiornare e pernottare? Alcuni ex coniugi, infatti, dopo la separazione e il divorzio, vanno a vivere in sistemazioni precarie e di fortuna, ma non per questo perdono il diritto di vedere regolarmente i propri figli. Va tenuto presente, però, che l’altro genitore potrebbe opporsi a far stare i bambini in ambienti malsani o estremamente disagiati, anche solo se per brevi periodi, come ad esempio un week end.

L’idoneità abitativa, in caso di contestazioni, dovrà essere verificata dai servizi sociali del Comune, che riferiscono al giudice. A tal proposito va evidenziato che anche il figlio minorenne deve interloquire nelle decisioni da prendere: l’art. 336 bis del Codice civile dispone che: «Il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento è ascoltato dal presidente del tribunale o dal giudice delegato nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano». Soltanto se l’ascolto è in contrasto con l’interesse del minore, o manifestamente superfluo, il giudice non procede all’adempimento dandone atto con provvedimento motivato.

Una recente e interessante sentenza del tribunale di Cosenza [1] ha affermato che nella sentenza di divorzio può essere inserita la previsione dell’impegno del coniuge non collocatario dei minori a prendere in locazione un appartamento consono alle sue esigenze, dove trasferire la propria residenza. Questa scelta di una «abitazione consona» è dettata, secondo i giudici cosentini, «dall’esigenza di poter ospitare i figli ogni qualvolta quest’ultimi lo vorranno, per mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare con essi rapporti significativi».


note

[1] Art. 337 sexies Cod. civ.

[2] Trib. Cosenza, sent. n. 976 del 19.05.2022.


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