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Alcoltest e facoltà di farsi assistere da un avvocato

7 Giugno 2022
Alcoltest e facoltà di farsi assistere da un avvocato

Guida in stato di ebbrezza: come funziona l’avviso al conducente del diritto di farsi assistere da un difensore di fiducia prima del test dell’alcol. 

È nulla la multa per guida in stato di ebbrezza, e conseguentemente anche la relativa sanzione penale nel caso in cui il tasso alcolemico sia superiore a 0,8 grammi, se il conducente, prima di essere sottoposto all’etilometro, non viene avvisato della possibilità di nominare un difensore che assista alla prova. 

Circa i rapporti tra alcoltest e facoltà di farsi assistere da un avvocato si è spesso pronunciata la giurisprudenza che ha fornito interessanti chiarimenti in merito. Alla fine dei conti, come si vedrà a breve, sperare nell’annullamento del verbale per la mancata comunicazione in questione è assai difficile. Ecco perché.

Guida in stato di ebbrezza e nomina avvocato di fiducia

La polizia che intende eseguire l’alcoltest sul conducente di un veicolo deve avvisarlo della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. A prevedere tale obbligo è la stessa legge [1]: si tratta infatti di una garanzia da adottare, in generale, ogni volta in cui si deve procedere a un atto urgente ed irripetibile nei confronti di un potenziale indagato. E siccome la guida in stato di ebbrezza potrebbe determinare un procedimento penale qualora il livello di alcol nel sangue rilevato dall’etilometro dovesse essere superiore a 0.8 grammi per litro, ne deriva che, in caso di omissione dell’avviso, tutto il procedimento – e quindi anche le conseguenti sanzioni – è nullo. La nullità potrà essere fatta valere anche successivamente all’effettuazione del test, fino al momento di deliberazione della sentenza di primo grado a carico del conducente imputato del reato di guida in stato di ebbrezza.

Come la polizia deve avvisare il conducente della possibilità di nominare un avvocato?

Si ritiene che la comunicazione possa avvenire anche verbalmente, ma deve comunque essere riportata sul verbale. Se in esso non vi è la menzione dell’avviso, il conducente a cui sia stato fatto l’alcoltest può contestare la multa. 

Ben potrebbe però succedere che la polizia si limiti a inserire l’avviso nel verbale senza comunicarlo a voce all’automobilista, pur affermando di averlo fatto. In teoria, il comportamento è scorretto visto che il conducente riceve la copia del verbale solo al termine delle operazioni e quindi non è messo nelle condizioni di conoscere i propri diritti. Tuttavia, il verbale fa piena prova di quanto avvenuto: spetterebbe quindi al privato dimostrare la falsità delle affermazioni in esso riportate che, in quanto provenienti da pubblico ufficiale, fanno piena prova. Bisognerebbe procedere a una querela di falso, ossia un procedimento civile rivolto a scardinare l’attendibilità delle dichiarazioni del poliziotto, ma ciò sarebbe oltremodo complesso, specie in assenza di testimoni.

Quando la polizia deve avvisare il conducente della possibilità di farsi assistere da un avvocato?

Secondo una recente sentenza della Cassazione [1], l’annotazione contenuta nel verbale con cui gli agenti attestano di aver avvisato il conducente della facoltà di farsi assistere dal difensore prima di effettuare il prelievo del sangue ha valore di prova privilegiata. Quindi, anche se il verbale viene redatto dopo il prelievo del sangue o comunque dopo l’esecuzione dell’alcoltest, vale ad attestare che l’avvertimento è stato dato. E, per contestarne la veridicità, il conducente dovrebbe avviare la procedura di querela di falso, giudizio nel quale – come anticipato sopra – peserebbero eventuali testimoni.

Questo conferma il fatto che, in tema di guida in stato di ebbrezza, se è vero che la violazione dell’obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia determina la nullità dell’accertamento stesso, d’altro canto in sede processuale può diventare difficile, se non impossibile, fornire la prova del mancato avvertimento.

Per i giudici della Cassazione, a fare piena prova basta il verbale della polizia giudiziaria che può essere redatto anche a distanza di giorni e che attesta la regolarità degli avvertimenti.

Non è la prima volta che i giudici si pronunciano sulla validità degli avvisi dati prima dei prelievi o dell’alcoltest. 

Nomina avvocato in caso di prelievo del sangue fatto in ospedale

Secondo la Cassazione, la polizia deve dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, non soltanto ove richieda l’effettuazione di un prelievo ematico presso una struttura sanitaria ai fini dell’accertamento del tasso alcolemico (ossia al di fuori degli ordinari protocolli di pronto soccorso), ma anche quando richieda che tale ulteriore accertamento venga svolto sul prelievo ematico già operato autonomamente da tale struttura a fini di diagnosi e cura.

Che succede se non viene dato l’avviso del diritto di farsi assistere da un avvocato?

Abbiamo visto che, in teoria, la multa è nulla se l’automobilista non viene avvisato della facoltà di chiamare un difensore prima dell’inizio delle operazioni. Ma nei fatti le cose vanno diversamente. Secondo la Cassazione [3], anche quando nel verbale non è presente l’avvertimento, può bastare la deposizione degli agenti operanti, la comunicazione di notizia di reato o l’annotazione redatta dagli stessi.

Di fatto diventa quindi difficile in sede processuale dimostrare la mancanza degli avvertimenti, a meno che non si abbiano testimoni diretti e si proponga querela di falso contro il verbale. In questi casi, occorrerebbe però agire con separato giudizio civile e l’atto concernente la querela di falso dovrà dettagliare tutti gli elementi e le prove della falsità, a pena di nullità.

Prelievo del sangue in ospedale dopo incidente e avviso a farsi assistere dall’avvocato

Può essere assolto dalla guida in stato di ebbrezza chi è era stato incastrato dall’alcoltest ottenuto senza avviso mentre era già in ospedale. È quanto affermato dalla Corte di cassazione con una recente sentenza [4].

Difatti sussiste l’obbligo di previo avviso al conducente coinvolto in un incidente stradale di farsi assistere da un difensore di fiducia, in relazione al prelievo ematico presso una struttura sanitaria finalizzato all’accertamento del tasso alcolemico, qualora l’esecuzione di tale prelievo non avvenga nell’ambito degli ordinari protocolli sanitari, ma sia autonomamente richiesta dalla polizia giudiziaria per finalità di ricerca della prova.

In più l’avviso è dovuto non solo ove il prelievo sia richiesto ai fini dell’accertamento del tasso alcolemico allorquando il paziente sia ricoverato presso la struttura sanitaria, ma anche quando sia richiesto sul prelievo ematico già operato autonomamente da tale struttura ai fini di diagnosi e cura, di talché tale obbligo non sussiste solo quando la polizia giudiziaria si limiti ad acquisire la documentazione dell’analisi.

Guida in stato di ebbrezza: quali sanzioni?

Il Codice della strada punisce severamente la guida in stato di ebbrezza, cioè sotto l’influenza dell’alcool. L’ebbrezza è qualcosa di più lieve e “nascosto” di quella che comunemente chiamiamo ubriachezza (la quale manifesta sintomi evidenti, che l’ebbrezza può non presentare) e la legge stabilisce il divieto di guidare quando il tasso alcolemico del conducente di un veicolo supera il valore di 0,5 grammi per litro di sangue.

Le sanzioni sono amministrative o penali e vengono graduate proprio in base all’entità del tasso misurato:

  • quando il valore è compreso tra 0,5 e 0,8 g/l c’è una sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 532 a 2.127 euro, con sospensione della patente da 3 a 6 mesi;
  • se il tasso è superiore a 0,8 ma inferiore a 1,5 g/l scatta il reato di guida in stato di ebbrezza, punito con l’arresto fino a 6 mesi e con l’ammenda da 800 a 3.200 euro; si applica la sanzione accessoria della sospensione della patente da 6 mesi a 1 anno;
  • un tasso superiore a 1,5 g/l comporta l’arresto da 6 mesi a 1 anno e l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro; la patente è sospesa per un periodo da 1 a 2 anni.

note

[1] Art. 114 D.Lgs. 28.07.1989, n. 271 (Disposizioni di attuazione al cod. proc. pen.).

[2] Cass. pen. sent. n. 19138/22 del 16.05.2022.

[3] Cass. sent. n. 7677/2019.

[4] Cass. sent. n. 21847/22 del 07-06-2022


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