Diritto e Fisco | Articoli

Cosa si intende per patto di prova?

7 Giugno 2022
Cosa si intende per patto di prova?

La clausola di prova: cosa succede alla scadenza? Il lavoro durante la prova viene retribuito? Come funziona il patto di prova. 

Nel contratto di lavoro subordinato è possibile far precedere, alla definitiva assunzione formale, un periodo di prova rivolto a consentire alle parti di valutare la reciproca convenienza del rapporto che si andrà a instaurare. Cosa si intende per patto di prova? Giuridicamente si tratta di un periodo in cui il rapporto di lavoro, seppur svolgendosi in modo regolare e retribuito, è caratterizzato da “precarietà”: tanto il datore quanto il dipendente possono cioè recedere in qualsiasi momento, senza bisogno di fornire una motivazione. 

Qui di seguito analizzeremo gli aspetti principali del patto di prova. Dopo aver visto cosa si intende per patto di prova comprenderemo la funzione di esso e le tipologie di contratti a cui si può apporre tale clausola. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il patto di prova?

Il patto di prova è una clausola non obbligatoria del contratto di lavoro (ma di frequentissimo utilizzo nella pratica quotidiana) per mezzo della quale datore di lavoro e lavoratore concordano che la definitiva instaurazione del rapporto di lavoro sia condizionata alla preventiva effettuazione di un periodo di prova e al giudizio positivo delle parti stipulanti.

In pratica, tale clausola prevede l’espletamento di un periodo di prova del lavoratore; solo al termine di questo periodo l’assunzione diventa definitiva. Prima della scadenza del periodo di prova, ciascuna delle parti può recedere liberamente dal contratto, senza l’obbligo di motivare il recesso e di dare un preavviso all’altra parte.

Il contratto di lavoro può anche instaurarsi già in via definitiva, senza necessità della prova. 

A che serve il patto di prova?

Durante il periodo di prova il datore di lavoro ha la possibilità di accertare le capacità del lavoratore e quest’ultimo può valutare l’entità della prestazione richiestagli e le condizioni di svolgimento del rapporto.

In particolare, il periodo di prova ha lo scopo di consentire a entrambe le parti di valutare la reciproca convenienza alla definitiva instaurazione rapporto di lavoro e, in particolare:

  • al datore, valutare le competenze e le effettive capacità professionali del prestatore, nonché la sua attitudine ad integrarsi con i colleghi e, più in generale, nel contesto produttivo e organizzativo e produttivo aziendale;
  • al lavoratore, valutare l’esperienza lavorativa e le condizioni di svolgimento del rapporto e, anche in questo caso, il contesto lavorativo più in generale.

Quali contratti di lavoro possono prevedere il periodo di prova?

Il patto di prova riguarda di solito il “normale” contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Ma non solo. Esso può essere previsto in ogni tipologia di contratto di lavoro subordinato, come ad esempio nel contratto di lavoro a tempo determinato (esso però è nullo ove la durata della prova coincida con quella del contratto nel quale è stata inserita: è chiaro che il periodo di prova deve infatti avere durata inferiore a quella complessiva del contratto); nel contratto part-time, nel contratto di assunzione stipulato tra un’agenzia per il lavoro e un lavoratore per lo svolgimento di mansioni in regime di somministrazione di manodopera, nel contratto di apprendistato.

Come funziona il patto di prova?

Durante il periodo di prova, il contratto di lavoro si svolge regolarmente con l’unica eccezione, rispetto al normale contratto di lavoro, per cui alle parti è data la possibilità di recedere ad nutum, ossia senza motivazione e senza preavviso. Quindi, non valgono le normali regole sul licenziamento per giusta causa, giustificato motivo e dimissioni. 

L’unico limite sta nel fatto che la prova deve vertere sulle mansioni che saranno successivamente attribuite al dipendente perché è su queste che va effettuata la verifica: sarebbe illegittima una prova con esito negativo che però abbia avuto ad oggetto attribuzioni diverse rispetto a quelle per le quali il dipendente è stato assunto.

Durante la prova si viene pagati?

Il lavoratore in prova ha diritto al normale trattamento economico e normativo applicabile alla prestazione di lavoro resa, comprese le ferie, il trattamento di fine rapporto ed il riconoscimento dell’anzianità lavorativa per il periodo di svolgimento della prova.

Differenza tra periodo di prova e patto esplorativo 

Senza che sia configurabile un vero e proprio periodo di prova, datore e lavoratore possono concordare lo svolgimento di una semplice e preventiva “attività esplorativa dell’ambiente di lavoro” (quindi non una prestazione di lavoro subordinato), finalizzata solo all’acquisizione delle opportune e reciproche informazioni sull’instaurando rapporto, senza che ciò dia luogo all’automatica instaurazione definitiva del contratto per violazione delle regole sul patto di prova [1]. 

Come deve essere il patto di prova? 

Come anticipato, la clausola che prevede il periodo di prova non è obbligatoria, ma se le parti decidono di includerla, essa deve essere scritta a pena di nullità. Con la conseguenza che, in caso di licenziamento per mancato superamento del periodo di prova, si applica la disciplina del licenziamento e la conseguente tutela risarcitoria.

Quanto al contenuto del patto di prova, la clausola deve indicare in maniera specifica e non generica le mansioni da espletarsi, senza possibilità che queste siano individuate in via indiretta. E ciò perché la facoltà del datore di esprimere la propria insindacabile valutazione sull’esito della prova presuppone che questa debba effettuarsi in ordine a mansioni esattamente identificate ed indicate. 

Quando va sottoscritto il patto di prova? 

Il patto di prova va sottoscritto prima dell’effettivo inizio dell’attività o, al più, contemporaneamente a tale momento. Si avrà nullità del patto (e quindi la definitiva instaurazione del rapporto) qualora il dipendente firmi il patto dopo aver iniziato a lavorare (ad esempio, il giorno successivo all’inizio dell’attività).

Quando il patto di prova è nullo?

Se il dipendente ha già lavorato presso l’azienda che vorrebbe fargli sottoscrivere il patto di prova, svolgendo le medesime mansioni, non è possibile prevedere un nuovo periodo di prova, salvo il caso in cui ci sia un sostanziale e consensuale mutamento delle mansioni nell’ambito di un nuovo contratto di lavoro. È nullo il patto di prova apposto a un contratto a tempo indeterminato dopo che, tra le medesime parti, abbiano già avuto luogo altri contratti a tempo determinato (anche con lavoro interinale).

Quanto dura la prova?

La durata del periodo di prova è stabilita di comune accordo dalle parti, nel rispetto di quanto previsto dal contratto collettivo applicabile, normalmente con riguardo alla qualifica e all’inquadramento del lavoratore. Il periodo di prova non può, in ogni caso, superare:

  • 6 mesi per gli institori, procuratori, rappresentanti a stipendio fisso, direttori tecnici o amministrativi impiegati di grado e funzioni equivalenti;
  • 3 mesi tutte le altre categorie.

Di fatto, la durata è oggi stabilita dai contratti collettivi di ogni singolo settore con riguardo a qualifica e inquadramento del lavoratore. La durata prevista dal contratto individuale non può eccedere quella prevista dal contratto collettivo: è quindi nullo il licenziamento per mancato superamento del periodo di prova intimato dopo la scadenza del periodo di prova previsto dal Ccnl.

Nei contratti a termine, il periodo di prova deve essere riproporzionato alla durata del contratto.

Si può prolungare il patto di prova?

È legittimo il successivo prolungamento del periodo di prova, pur sempre nei limiti massimi stabiliti dalla legge o dal Ccnl. Ma ciò vale solo per mansioni di particolare complessità.

Cosa succede alla fine della prova?

In assenza di comunicazione contraria, al termine del periodo previsto, il rapporto si instaura definitivamente tra le parti, in base alla tipologia contrattuale in precedenza concordata (termine, part time, ecc.). A tal fine, non è indispensabile (anche se comunque consigliabile) un’apposita comunicazione del datore, essendo sufficiente che la prestazione continui a essere offerta da parte del lavoratore e sia del pari accettata dal datore di lavoro. 

È anche possibile che il datore comunichi l’esito positivo del periodo di prova – e quindi la conferma in servizio – in anticipo rispetto al termine inizialmente convenuto; è però necessario che la conferma anticipata e i suoi effetti abbiano il consenso del lavoratore, il quale (per esempio), nel caso in cui volesse recedere, dovrebbe rispettare il periodo di preavviso.

Viceversa, se la prova non ha esito positivo, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, senza obbligo di preavviso e di pagamento della relativa indennità. 

Al lavoratore assunto in prova spetta in ogni caso il Tfr maturato nel periodo in cui il rapporto ha avuto corso. 


note

[1] Cass. 4.4.2007, n. 8463.

Autore immagine: depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube