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Patto di prova per lavoratore disabile

7 Giugno 2022
Patto di prova per lavoratore disabile

Collocamento obbligatorio per categorie protette: si può assumere il dipendente portatore di handicap con un periodo di prova?

Si può prevedere il patto di prova per il lavoratore disabile? Cosa prevede la legge in merito alla possibilità di subordinare l’assunzione di un portatore di handicap ad una previa valutazione di compatibilità con l’ambiente lavorativo, nonostante questi rientri tra le categorie “protette”? E a quali condizioni si può poi licenziare il dipendente disabile in prova senza che ciò possa rappresentare un motivo di discriminazione rispetto alla sua condizione fisica?

Di tanto si è spesso occupata la giurisprudenza. Ecco cosa stabilisce la legge con riferimento all’assunzione con patto di prova per i lavoratori disabili.

Si può assumere in prova un disabile?

La legge ammette la possibilità di prevedere un periodo di prova per i lavoratori disabili assunti ai sensi delle norme sul collocamento obbligatorio. Addirittura, è prevista la possibilità dello svolgimento di un periodo di prova di durata più ampia rispetto a quella stabilita dal contratto collettivo. Ma ciò solo ad una condizione: che la risoluzione del rapporto di lavoro per esito negativo della prova non dipenda dalla menomazione da cui è affetto il soggetto (articolo 11, comma 2 della Legge 68/1999). Se così fosse, infatti, si attuerebbe una forma di discriminazione. Insomma, la disabilità non può costituire motivo di risoluzione del rapporto di lavoro visto che questa peraltro è già nota all’avvio del rapporto di lavoro.

Lo scopo della legge è chiaro: non si vuole limitare la possibilità del datore di lavoro di valutare le capacità del lavoratore, anche se disabile, tenendo tuttavia conto che proprio la condizione di disabilità può richiedere un periodo di valutazione più lungo.

Quali sono i diritti del lavoratore disabile durante il periodo di prova?

In generale, durante il periodo di prova, il rapporto di lavoro si svolge regolarmente, con diritto alla normale retribuzione, fatta salva solo la possibilità di recesso senza preavviso e senza motivazione per entrambe le parti. Inoltre, il dipendente matura anche il Tfr. 

Di tanto abbiamo già parlato nella nostra guida sul patto di prova. 

Con riferimento poi ai lavoratori disabili, la Cassazione ha individuato una serie di ulteriori garanzie che devono essere offerte in sede di stipula e applicazione del patto di prova. In particolare: 

  • il lavoratore disabile ha la facoltà di rifiutare l’esperimento della prova alla presenza di un giustificato motivo; 
  • la prova deve avere ad oggetto lo svolgimento di mansioni che siano compatibili con lo stato psicofisico del disabile;
  • il recesso del datore di lavoro non deve essere influenzato da valutazioni negative circa il minore rendimento lavorativo scaturente dal tipo di invalidità, a pena di nullità del recesso stesso [1]. 

Secondo alcune pronunce della Cassazione [2], il datore di lavoro deve motivare per iscritto il recesso per esito negativo della prova del lavoratore disabile, al fine di consentire al giudice di verificare – in caso di contestazione da parte del dipendente – la correttezza dell’esercizio del potere discrezionale, con riferimento alla valutazione della compatibilità delle mansioni assegnate al disabile rispetto alla propria condizione psicofisica, e, altresì, di verificare che il patto di prova non sia stato utilizzato semplicemente per eludere la legge sul collocamento obbligatorio. Questa tesi però non è condivisa da tutta la giurisprudenza [3]. 

Interruzione prova lavoratore disabile  

Come abbiamo appena detto, tanto la legge quanto la giurisprudenza hanno affermato che l’esito negativo della prova non deve essere in alcun modo legato alla minore capacità lavorativa del disabile. Anche in questo caso, il recesso durante il periodo di prova è sottratto alla disciplina limitativa del licenziamento individuale per quanto riguarda l’onere dell’adozione della forma scritta e non richiede formale comunicazione delle ragioni del recesso [4]. L’invalido che deduca l’intento discriminatorio del recesso al termine del periodo di prova, in quanto basato sull’incompatibilità della prestazione richiesta con l’invalidità, deve fornire la prova relativa, non essendo sufficiente la mera allegazione di vizi di natura formale del rapporto [5].


note

[1] Cass. 16 agosto 2004, n. 15942.

[2] Cass. 16 gennaio 1984, n. 362

[3] Cass. sent. n. 1163/02.

[4] Cass. 12.8.2014, n. 17898; Cass. 27.10.2010, n. 21965; Cass. 27.1.2004, n. 1458; Cass. 27.1.2004, n. 1458.

[5] Cass. 4.12.2001, n. 15315.

Autore immagine: depositphotos.com


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