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Si può assumere un familiare in apprendistato?

8 Giugno 2022 | Autore:
Si può assumere un familiare in apprendistato?

Un genitore può applicare un contratto formativo al figlio o può assumere in questo modo il coniuge? Quali sono i suoi doveri come datore di lavoro?

Chi ha un bar, chi un ristorante, chi un’attività artigianale, chi un’impresa di dimensioni più corpose. Quando si è a capo di una di queste realtà, prima o poi, si può avere il bisogno o la tentazione di coinvolgere il coniuge o i figli nel proprio lavoro. Perché si deve mandare avanti la baracca e non c’è troppo margine di guadagno per assumere personale. O perché si spera, un giorno, di consegnare l’attività nelle mani di una persona di fiducia, possibilmente con lo stesso cognome. Spesso coniuge o figli vengono «a dare una mano», lavorano gratis per non gravare sui costi. Se ad un certo punto, però, si vuole cominciare a versare i contributi ai ragazzi e a far diventare quell’aiuto un lavoro concreto, si può assumere un familiare in apprendistato?

La scelta non è sbagliata né tantomeno illecita: secondo un recente chiarimento del ministero del Lavoro, è consentito l’apprendistato di primo livello che, inoltre, agevola quello che fino a ieri era il genitore e oggi è diventato il datore di lavoro. Vediamo come funziona.

Apprendistato di primo livello: che cos’è?

Il contratto di apprendistato di primo livello, noto anche come apprendistato per qualifica o diploma professionale, è un rapporto di lavoro a tempo indeterminato creato allo scopo di facilitare l’inserimento nel mercato occupazionale dei giovani tra 15 e 25 anni attraverso un titolo di studio o una competenza professionale.

Non si tratta, quindi, di una prestazione effettuata a titolo gratuito ma di un lavoro vero e proprio che dà diritto a:

  • uno stipendio rapportato all’esperienza professionale dell’apprendista;
  • la formazione individuale presso l’azienda e presso un istituto esterno per acquisire le competenze professionali necessarie a svolgere le mansioni assegnate.

A tal fine, il contratto deve prevedere l’intervento di due fondamentali figure di supporto, vale a dire:

  • il tutor formativo;
  • il tutor aziendale.

Entrambi sono tenuti a redigere il piano formativo che l’apprendista dovrà seguire. Dovranno anche garantire lo svolgimento delle attività previste.

Grazie all’apprendistato di primo livello è possibile ottenere:

  • la qualifica professionale della durata massima di tre anni;
  • il diploma professionale della durata massima di quattro anni;
  • il diploma di istruzione secondaria superiore della durata massima di quattro anni;
  • il certificato di specializzazione tecnica superiore della durata massima di un anno.

Una volta raggiunto uno di questi traguardi, il contratto di apprendistato continua a tempo indeterminato ma si trasforma automaticamente in rapporto subordinato o in contratto di apprendistato professionalizzante di secondo livello.

Apprendistato di primo livello: quali agevolazioni per il datore?

Chi assume a tempo indeterminato un ragazzo che ha conseguito con un contratto di apprendistato di primo livello non più di sei mesi prima un titolo di studio nella propria azienda può beneficiare del bonus apprendistato di primo livello che consente di avere l’esonero totale dei contributi previdenziali, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di 3.000 euro su base annua e per 36 mesi. Dopo i tre anni, verrà applicata l’aliquota contributiva del 10%.

L’agevolazione è riservata a:

  • piccole e medie imprese fino a nove dipendenti;
  • datori che hanno con sé un giovane in apprendistato di primo livello con contratto stipulato nel 2020 o 2021.

Apprendistato di primo livello per i familiari

Come specificato in una recente circolare del ministero del Lavoro [1], è possibile stipulare un contratto di apprendistato di primo livello con un familiare, che sia coniuge, figlio, altro parente o affine. A patto, però – e questa non è condizione da sottovalutare – che venga dimostrato l’effettivo rapporto di lavoro in essere. Occorre provare, insomma, che moglie, marito, figlio o fratello non lavori gratis e, in questo modo, consenta al titolare dell’attività di beneficiare di agevolazioni che non gli spettano.

Pertanto, se il padre vuole assumere il figlio come apprendista di primo livello, dovrà garantirgli il percorso di formazione previsto dalla normativa e dovrà anche sottoscrivere il protocollo formativo con compiti e responsabilità dell’istituzione formativa e dell’impresa.

La formazione si conclude formalmente con la pubblicazione degli esiti dell’esame finale. A quel punto, e non oltre tre giorni, l’istituzione comunica al datore di lavoro (al padre, in questo caso) tramite posta elettronica certificata il risultato dell’esame affinché il ragazzo o il genitore (o entrambi di comune accordo) decidano se prolungare il contratto come apprendistato di secondo livello o come normale rapporto subordinato. Tale scelta deve essere comunicata al Ministero entro e non oltre cinque giorni dalla data in cui è stato notificato il risultato dell’esame.

L’apprendista può essere assunto anche da un datore con sede operativa o legale ubicata in una Regione diversa da quella in cui è stata fatta la formazione.


note

[1] Min. Lavoro circ. n. 12/2022.


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