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Elezioni amministrative e referendum: cosa serve sapere

7 Giugno 2022
Elezioni amministrative e referendum: cosa serve sapere

Domenica 12 giugno, si vota in tutta la nostra penisola: ecco un breve vademecum sulle regole da rispettare per non fare errori durante la votazione.

Manca meno di una settimana all’apertura delle urne che vedranno 978 Comuni eleggere un nuovo sindaco, mentre l’Italia intera è chiamata a esprimere la propria preferenza sui cinque referendum abrogativi sulla giustizia promossi da Lega e Radicali.

Referendum: come votare

I cinque referendum sulla Giustizia sono abrogativi, ossia – in base all’art. 75 della Costituzione – servono per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge. Il 12 giugno, sotto ai cinque quesiti oggetto della consultazione, saranno rappresentati due rettangoli con le scritte «sì» e «no» da poter marcare. Bisognerà indicare la casella del «sì» nel caso si voglia abolire la legge vigente, oppure quella del «no» se si vuole mantenere la norma così com’è.

Elezioni amministrative: come votare

A seconda del numero di abitanti del proprio Comune di residenza sono differenti le modalità di voto. Per i Comuni con più di 15mila abitanti è possibile:

  • segnare solo il nome del candidato sindaco senza indicare la lista;
  • segnare solo la lista collegata al candidato scelto;
  • segnare sia il candidato sindaco che una delle liste a lui collegate;
  • segnare il nome del candidato sindaco e il nome di una delle liste non collegate a lui (attuando il cosiddetto «voto disgiunto» e garantendo in questo modo il voto all’uno e all’altra).

Per i Comuni con meno di 15 mila abitanti è possibile:

  • segnare solo il nome del candidato sindaco;
  • segnare solo una delle liste;
  • segnare sia il candidato sindaco sia la lista.

In tutti i Comuni con almeno 5mila abitanti è possibile esprimere fino a due preferenze per i candidati a consigliere comunale indicando il loro cognome sulle linee tratteggiate sotto il contrassegno della loro lista di appartenenza. Se più di uno, i candidati indicati devono essere di sesso diverso tra loro, pena l’annullamento del secondo nome scelto. Nei Comuni con meno di 5mila abitanti è possibile indicare solo una preferenza per i consiglieri comunali.

Il candidato viene eletto sindaco al primo turno nel caso in cui ottenga la maggioranza assoluta dei voti validi, ossia il 50 per cento più uno. Nel caso in cui nessun candidato raggiunga questa soglia è necessario procedere con i ballottaggi due settimane dopo il primo voto (ossia il 26 giugno), a cui parteciperanno i due candidati che hanno ottenuto più preferenze. In questo caso, il voto sarà espresso semplicemente segnando uno dei rettangoli che contengono il nome dei due candidati.

Dei quasi mille Comuni chiamati al voto ventisei sono capoluoghi di provincia e sono: Alessandria, Asti, Barletta, Belluno, Catanzaro, Como, Cuneo, Frosinone, Genova, Gorizia, L’Aquila, La Spezia, Lodi, Lucca, Messina, Monza, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Verona e Viterbo.

Per elezioni e referendum obbligo di mascherine

In base al protocollo sanitario vigente di Viminale e ministero della Salute, tutti gli elettori per poter accedere alle urne dovranno necessariamente essere muniti almeno della mascherina chirurgica. Spetterà poi a ciascun votante, una volta piegata correttamente la propria scheda, provvedere a inserirla personalmente nell’urna che gli verrà indicata dagli operatori di seggio.

Per i cittadini risultati positivi al Covid, e dunque in quarantena, ciascun Comune può istituire seggi ad hoc per la raccolta del voto domiciliare, che vanno ad aggiungersi alle sezioni ospedaliere e che garantiscono così il diritto di voto anche ai malati.

Naturalmente, sulla scelta di far indossare le mascherine anche durante le votazioni, si sono sbizzarriti i commenti dei contrari.

Tra questi il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha già annunciato la sua prossima mossa durante un interventi a Mattino 5, su Canale 5: «Faremo ricorso: ci sono le feste del Milan, il concerto di Vaco Rossi con 100mila persone, puoi andare dove vuoi senza mascherine e domenica, con 40 gradi, senza mascherine non ti fanno votare. E’ una follia».

All’attacco anche Manfredi Potenti, deputato toscano della Lega e responsabile regionale della campagna referendaria per il Carroccio: «Come se non bastasse il silenzio sui media ed in particolare sulla televisione di Stato, adesso per ostacolare la partecipazione popolare al referendum sulla giustizia arriva l’obbligo di indossare le mascherine ai seggi. La decisione congiunta del Ministero della Salute e di quello dell’Interno conferma che alla guida di questi due dicasteri ci sono i due peggiori ministri dell’attuale governo e trova appiglio in un’indicazione del Cts ormai vecchia di due anni. La circolare del Viminale, peraltro, è stata del tutto disattesa laddove raccomanda di ‘disporre una efficace informazione e comunicazione’. Cosa che, a pochi giorni dal voto, non è affatto avvenuta e creerà non pochi disagi alle urne visto che il quadro legislativo generale non prevede questo tipo di restrizione. Sarebbe interessante sapere a quanti italiani sia arrivata la comunicazione dell’obbligo di dispositivo attraverso i canali istituzionali. L’auspicio è che le evidenti motivazioni politiche e non sanitarie di questa decisione possano spingere quanti più italiani possibile ad un sussulto d’orgoglio per riformare la giustizia e infliggere una sconfitta morale a chi ha fatto di tutto per far fallire la consultazione».

A difesa della scelta dell’obbligo di mascherine, invece, si è schierato il virologo Fabrizio Pregliasco, docente all’università Statale di Milano, commentando all’Adnkronos Salute le disposizioni previste: «Le mascherine alle urne hanno un senso e hanno un’utilità. Sono una giusta misura di attenzione in un momento di assembramento istituzionale».



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