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Consumatore “truffato”: funghi extracomunitari ma con la bandiera italiana sulla confezione

14 Ottobre 2014
Consumatore “truffato”: funghi extracomunitari ma con la bandiera italiana sulla confezione

Origine controllata: il riferimento all’Italia fa scattare il reato di frode in commercio.

 

Fate molta attenzione a quello che mettete nel carrello della spesa: sono sempre più numerose le frodi in commercio presenti sui banconi dei supermercati. Una di queste, recentemente approdata in una delle aule della Cassazione [1], riguarda le confezioni dei funghi.

Una discutibilissima operazione, rasente la truffa, quella di imbustare e vendere funghi d’importazione, provenienti da Paesi extracomunitari, stampando però sulla confezione la bandiera italiana, per trarre in inganno il consumatore e fargli credere che sta acquistando un prodotto nostrano.

Consequenziale, e legittimo, il provvedimento di sequestro non solo dei prodotti, ma anche dei macchinari utilizzati per il confezionamento; fatto sta che, nel frattempo, migliaia di buste sono state già vendute.

La pubblicità sarà pure l’anima del commercio, ma non può spingersi a usare artifici tendenziosi e suggestivi in modo da far credere, al consumatore, ciò che invece non è.

È doveroso tutelare la buonafede – eccessiva, a volte – dei consumatori. Per questo motivo, secondo la Suprema Corte, proporre per la vendita un prodotto alimentare – funghi porcini, per la precisione – di provenienza extracomunitaria, collocandolo all’interno di una confezione caratterizzata da una bandiera tricolore, legittima la contestazione del reato di frode commerciale.

Scatta il penale

Per il legale rappresentante della società non ci sono attenuanti. Il processo penale per frode in commercio è dietro l’angolo. E, nel frattempo, scatta anche il sequestro preventivo dei macchinari destinati alla produzione, mediante imbusta mento o altre forme di confezionamento, di funghi, nonché delle stesse buste di funghi già confezionati, esistenti presso lo stabilimento della società.

A rilevare, innanzitutto, è la constatazione che “le confezioni di funghi secchi, del tipo “porcini”, recavano la dicitura “prodotto italiano”e riproducevano, a margine della confezione, la bandiera italiana, senza, tuttavia, indicare la provenienza della materia prima, imbustata in territorio nazionale” e che “i funghi provenivano da Paesi extracomunitari”. In aggiunta, poi, viene evidenziato che i funghi, “una volta confezionati, venivano esportati anche all’estero e l’esportazione avveniva allegando l’attestazione rilasciata dalla Camera di Commercio circa l’origine italiana del prodotto, col chiaro obiettivo di ingenerare nell’acquirente l’erronea convinzione della loro provenienza dall’Italia.

Se anche l’imbustamento di alimenti – conclude la Suprema Corte – avviene in Italia, ciò non legittima a definire il prodotto come “italiano”. Infatti, il semplice imbustamento non può essere considerato “trasformazione” ai fini della provenienza dei prodotti.

La trasformazione resta, dunque, il luogo di produzione e non già quello di imbustamento.


note

[1] Cass. sent. n. 42874/14 del 14.10.2014.


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