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Infortunio al lavoro per macchinario difettoso: chi paga?

9 Giugno 2022 | Autore:
Infortunio al lavoro per macchinario difettoso: chi paga?

Le responsabilità del datore di lavoro e del dipendente quando un incidente avviene per mancato controllo di tutte le misure di sicurezza.

La cronaca, purtroppo, ci racconta spesso di infortuni sul lavoro, anche mortali, causati da attrezzature malfunzionanti o non revisionate che tradiscono facilmente chi le maneggia. In casi come questi, chi deve essere chiamato in causa? Il dipendente vittima dell’infortunio per non essere stato attento a come svolgeva il suo lavoro? L’addetto alla manutenzione e al controllo delle attrezzature perché forse non ha svolto il suo compito con precisione? O il datore di lavoro in quanto massimo responsabile dell’azienda? Quando avviene un infortunio al lavoro per macchinario difettoso, chi paga?

Recentemente, la Cassazione ha puntato il dito proprio contro l’imprenditore: è in capo a lui la responsabilità di ciò che accade ai suoi dipendenti in materia di sicurezza e di tutela della salute. Vediamo com’è arrivata la Suprema Corte a questa decisione.

Quando si può parlare di infortunio sul lavoro?

Affinché un incidente sul posto di lavoro sia classificabile come «infortunio» (con tutto quello che comporta anche in termini di risarcimento), ci deve essere un qualsiasi tipo di lesione procurata in ambito lavorativo da un fattore violento in grado di provocare un’inabilità permanente totale o parziale oppure temporanea assoluta. In altre parole, la lesione che comporta l’astensione dall’attività per più di tre giorni.

Altro fattore fondamentale: deve essere il lavoro ad avere determinato il rischio dell’infortunio, anche se l’episodio avviene al di fuori dell’orario lavorativo (come nel caso di chi si sta recando in fabbrica o in ufficio o sta tornando a casa).

Ci sono quattro tipi di rischio di infortunio:

  • tipico: deriva dalle mansioni svolte dal dipendente;
  • ambientale: interessa i dipendenti che pur non essendo addetti a lavorazioni pericolose, svolgono in modo costante delle attività in connessione ambientale con la lavorazione protetta;
  • improprio: accade durante un’attività preparatoria o, comunque, strumentale allo svolgimento del lavoro;
  • generico aggravato: non dipende dalle condizioni specifiche del lavoro ma avviene in presenza di determinate circostanze idonee a causare un aggravamento del rischio più intenso e frequente.

Infortunio sul lavoro: la responsabilità esclusiva del datore

La Cassazione ha più volte riconosciuto al dipendente il diritto al risarcimento quando è rimasto vittima di un infortunio sul lavoro anche per una sua distrazione o imprudenza o per non aver rispettato le istruzioni che aveva ricevuto. In qualche caso, però, i giudici supremi hanno parlato di corresponsabilità tra il lavoratore e l’azienda quando quest’ultima non controllava l’uso effettivo dei dispositivi di protezione che aveva fornito al dipendente [1].

Ad ogni modo, la Cassazione ha concluso in passato che la condotta sconsiderata del lavoratore non esclude a priori l’obbligo di sorveglianza del datore sulla concreta adozione dei sistemi di sicurezza al fine di prevenire l’incidente. In sostanza – sostengono gli Ermellini – il titolare dell’azienda non è tenuto soltanto a proteggere l’incolumità di chi lavora per lui ma anche a prevenire ogni rischio legato all’eventuale negligenza o imprudenza dei dipendenti [2].

Infortunio per macchinario difettoso: di chi è la colpa?

Nella recente ordinanza in commento [3], la Cassazione insiste sullo stesso aspetto: la responsabilità del datore di lavoro di fronte ad un infortunio accaduto per un macchinario difettoso. Secondo la Suprema Corte, anche in questo caso, il dipendente ha diritto al risarcimento perché il titolare dell’azienda deve assicurarsi che il lavoratore possa fare la manutenzione in sicurezza. Nel caso specifico, infatti, il datore aveva ordinato di pulire il macchinario ma non aveva verificato che lo stesso fosse spento a causa di un malfunzionamento dell’interruttore di accensione e di spegnimento. In pratica, l’imprenditore non aveva osservato tutte le precauzioni per garantire la sicurezza del suo dipendente.

«Le prevenzioni degli infortuni sul lavoro, tese a impedire l’insorgenza di situazioni pericolose – aveva spiegato a suo tempo la Cassazione –, sono dirette a tutelare il lavoratore anche dagli incidenti ascrivibili a sua imperizia, negligenza e imprudenza. La dimensione dell’obbligo di sicurezza che grava sul datore di lavoro – continua ancora l’ordinanza – comporta che questi sia tenuto a proteggere l’incolumità dei lavoratori e a prevenire anche i rischi insiti nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia dei medesimi nell’esecuzione della prestazione, dimostrando di aver posto in essere ogni precauzione a tal fine».

Pertanto, il datore di lavoro «è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le misure protettive, comprese quelle esigibili in relazione al rischio derivante dalla condotta colposa del lavoratore, sia quando, pur avendo adottate le necessarie misure, non accerti e vigili affinché queste siano di fatto rispettate da parte del dipendente».

Infortunio sul lavoro: la responsabilità esclusiva del dipendente

Allo stesso modo, in certi casi, a rispondere di un infortunio sul lavoro è soltanto il dipendente. Accade quando egli mette in atto un comportamento ragionevolmente non previsto o prevedibile dalla prassi aziendale. Detto con parole tecniche, quando quell’atteggiamento assume «caratteri di abnormità, inopinabilità e esorbitanza, necessariamente riferiti al procedimento lavorativo tipico e alle direttive ricevute, in modo da porsi quale causa esclusiva dell’evento».


note

[1] Cass. sent. n. 204/2018.

[2] Cass. ord. n. 25597/2021.

[3] Cass. ordinanza dell’08.06.2022.


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