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Emergenza rifiuti: si deve pagare la Tari?

9 Giugno 2022
Emergenza rifiuti: si deve pagare la Tari?

Spazzatura non ritirata, si deve pagare la tassa? Come avere uno sconto sulla Tari.

Spesso ci si chiede se, in presenza di una “emergenza rifiuti”, si deve pagare la Tari (il tributo dovuto per la raccolta della spazzatura). A rispondere a questa domanda ci ha pensato, proprio di recente, la Cassazione [1]. Ma per fornire un quadro più chiaro a chi ci legge dobbiamo partire da una premessa.

La Tari è una tassa. Questa affermazione, per quanto banale possa apparire a prima vista, è di fondamentale importanza. Le tasse, infatti, a differenza delle imposte, devono essere pagate a fronte di un servizio erogato al cittadino. Vien da sé quindi che se tale servizio non viene fornito, la tassazione è illegittima. Ecco la sostanziale differenza tra Imu e Tari: la prima è un’imposta e va comunque versata, anche se l’immobile non è abitato o non viene raggiunto da servizi come l’illuminazione o i trasporti pubblici; la seconda invece è una tassa e, come tale, è suscettibile di sconti tutte le volte in cui il servizio è inefficiente.

Quando spetta lo sconto sulla Tari?

La Legge 147/2013, art. 1, comma 656, prevede la possibilità di pagare solo il 20% della Tari se l’immobile si trova in una zona urbana ove la raccolta non viene effettuata da molto tempo. In particolare, deve ricorrere una delle seguenti ipotesi: 

  • mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti: si pensi a un Comune che non abbia ancora affidato l’appalto ad una società per la raccolta dei rifiuti o ai numerosi casi di disfunzioni interne organizzative; 
  • effettuazione del servizio in grave violazione della disciplina di riferimento: è l’ipotesi in cui non viene rispettata la raccolta differenziata o in cui la raccolta avviene a singhiozzo;
  • interruzione del servizio per scioperi o per altri motivi sindacali, o per imprevedibili impedimenti organizzativi. 

A far scattare il diritto allo sconto sulla Tari non deve essere la mancata raccolta per qualche giorno ma un «grave e perdurante disservizio», anche se il Comune non ha alcuna colpa in merito. Ciò che rileva è il fatto, in sé per sé, della disfunzione. Non è neanche necessario dimostrare di aver subito un concreto danno (come ad esempio il fatto di aver dovuto lasciare le finestre chiuse o di aver dovuto chiamare la disinfestazione contro i ratti): ciò che rileva è piuttosto il potenziale – ma realistico – rischio per la salute pubblica o per l’ambiente. 

Emergenza rifiuti: come non pagare la Tari?

Per ottenere la riduzione al 20% della Tari bisogna presentare un’apposita istanza al Comune. Il Comune non può rifiutare lo sconto, essendo previsto dalla legge statale a cui tutti gli enti locali devono obbligatoriamente attenersi.

Inoltre, per godere della riduzione della Tari non basta lamentare il mancato passaggio dei camion della spazzatura: è necessaria una certificazione dell’Asp o di altre autorità sanitarie da cui si evinca lo stato di pericolo anche solo potenziale per la salute o per l’ambiente. Insomma, bisogna provare che il servizio di raccolta della spazzatura non rispetta i basilari elementi che dovrebbero caratterizzarlo, indipendentemente da eventuali responsabilità del Comune.

Sconto Tari: Cassazione

Di recente, la Cassazione [2] ha ribadito che lo sconto sulla Tari riconosciuto a tutti i cittadini spetta solo se il disservizio nella raccolta dell’immondizia ha creato una situazione di pericolo certificata ufficialmente dall’Azienda sanitaria. È invece del tutto irrilevante l’emergenza rifiuti raccontata dai giornali.

Per i giudici della Cassazione, «uno dei presupposti normativi per la riduzione della tassa» è costituito dal provvedimento formale dell’autorità sanitaria che dichiari una situazione di danno o di pericolo di danno alle persone e all’ambiente, in conseguenza dell’interruzione del servizio per motivi sindacali o imprevedibili impedimenti organizzativi».

I giudici ricordano che tocca al cittadino «fornire la prova delle condizioni che riducono l’importo da corrispondere» al Comune, anche perché la tassa rifiuti «è dovuta indipendentemente dal fatto che il cittadino utilizzi il servizio di smaltimento dei rifiuti, atteso che il presupposto impositivo si identifica con l’espletamento, da parte dell’ente pubblico, di un servizio nei confronti dell’intera collettività e non già in relazione a prestazioni fornite ai singoli cittadini. Sicché la sola disponibilità dell’area produttrice di rifiuti determina la debenza del tributo».

Conclude quindi la Cassazione con il seguente principio: «non qualsivoglia disservizio autorizza alla riduzione dell’imposta, bensì solo quel disservizio che si traduce in pericolo – debitamente dichiarato dall’Azienda sanitaria – per l’incolumità pubblica», e tale pericolo può essere dedotto dal riferimento a «fatti notori e cronache di giornali» che raccontano di una emergenza rifiuti.


note

[1] Cass. ord. n. 18247/2022 del 7.06.2022.

[2] Cass. civ., sez. VI – T, ord., 7 giugno 2022, n. 18247.

Cass. civ., sez. VI – T, ord., 7 giugno 2022, n. 18247

Presidente Luciotti – Relatore Fracanzani

Rilevato

Il Comune di Reggio Calabria ricorre avverso la sentenza della CTR per la Calabria che ha confermato la pronuncia della CTP di Reggio Calabria ove erano apprezzate le ragioni del contribuente in tema di

riduzione TARES per mancata del servizio raccolta differenziata.

Il ricorso è affidato a due motivi, la parte contribuente è rimasta intimata.

Considerato

Con il primo motivo si prospetta censura ex art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione e falsa applicazione D.L. n. 201 del 2011, art. 1, commi 14 e 20, per aver riconosciuto applicabile la riduzione di legge, in assenza dei presupposti normativi, segnatamente in assenza di specifica dichiarazione di pericolo sanitario, dichiarato con provvedimento della competente autorità.

Con il secondo motivo si prospetta censura ex art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5, circa la documentazione dell’Azienda sanitaria versata in atti, lamentandone la cattiva interpretazione per avervi letto l’attestazione di un rischio sanitario, in verità mai dichiarato, desunto da elementi diversi rispetto la formale dichiarazione dell’autorità preposta e, comunque, relativo a periodo diverso e zona diversa.

I motivi possono essere trattati congiuntamente, rappresentando sotto diverse censure il medesimo fatto concreto.

Nella sostanza, si contesta la presenza di uno dei presupposti normativi per la riduzione della tassa, ovvero il provvedimento formale dell’autorità amministrativa competente che dichiari una situazione di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente, in conseguenza dell’interruzione del servizio per motivi sindacali o imprevedibili impedimenti organizzativi, a mente del D.L. n. 210 del 2011, art. 14, comma 20.

Spetta infatti al contribuente fornire la prova delle condizioni che riducono l’importo da corrispondere e alla CTR accertare la sussistenza: in tema di TARSU, ove il Comune abbia istituito e attivato il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nella zona nella quale si trova l’immobile del contribuente e quest’ultimo, tuttavia, abbia provveduto a gestire direttamente gli stessi, indipendentemente dalle ragioni per le quali ciò sia avvenuto, la tassa è egualmente dovuta essendo finalizzata a consentire all’amministrazione locale di soddisfare le esigenze generali della collettività e non di fornire, secondo una logica commutativa, prestazioni riferibili a singoli utenti – ma in misura ridotta ai sensi del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 59, comma 4, (cfr. Cass. V, n. 11451 del 2018). La TARES è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio di smaltimento dei rifiuti, atteso che il presupposto impositivo si identifica con l’espletamento, da parte dell’ente pubblico, di un servizio nei confronti dell’intera collettività e non già in relazione a prestazioni fornite ai singoli utenti, sicché la sola disponibilità dell’area produttrice di rifiuti determina la debenza del tributo, salvo deroghe, riduzioni di tariffe e agevolazioni, per le quali è onere del contribuente dedurre e provare la relativa sussistenza per vincere la presunzione legale di produttività. (cfr. Cass. V, n. 2373 del 2022).

Tale accertamento è mancato, riferendosi la CTR a notazioni non provvedimentali della ASP competente, ovvero relativi ad altri luoghi e per periodi diversi. Donde non può ritenersi accertato il presupposto normativo formale della dichiarazione di pericolo per quella determinata zona residenziale e in quel periodo d’imposta.

Ed infatti, non qualsivoglia disservizio autorizza alla riduzione dell’imposta, quasi si trattasse di profilo sinallagmatico, bensì solo quel disservizio che si traduce in pericolo per l’incolumità pubblica, debitamente dichiarato dalla compente autorità, senza che possa essere sopperito tale adempimento da riferimento a fatti notori, cronache di giornali ed altri elementi presuntivi individuati aliunde.

Donde il ricorso è fondato e merita accoglimento.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale per la Calabria, in diversa composizione, cui demanda altresì la regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.


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